QUANDO I PICCOLI UOMINI PROIETTANO LUNGHE OMBRE IL SOLE STA PER TRAMONTARE

La lite Brunetta-Fazio di ieri sera è diventata già un tormentone; l’ennesimo in un Paese che da circa venti anni non distingue più tra buon senso e cattivo gusto.

Di solito ci si chiede, dove andremo a finire? Beh, ci siamo già. L’ennesimo schiaffo a questo Paese viene  proprio dal set sul quale da anni vanno in onda teatrini e pagliacciate varie, il luogo in cui è iniziato e finito tutto, dove “30 anni fa un piccolo esperimento televisivo avviò una rivoluzione culturale“. La televisione.

Ora, senza dover necessariamente entrare nel merito della ragione e del torto (clicca qui per vedere il video). Basterebbe notare chi tra i due litiganti è riuscito a mantenere un tono pacato e ha lasciato parlare l’altro con educazione, senza parlare sopra quando è il momento di ascoltare. Lo stesso comportamento che proprio nel medesimo giorno il Papa ha ricordato di dover utilizzare in tutte le famiglie per poter andare avanti, ovvero quel minimo di educazione che porta a dire: “Grazie, scusa e permesso” anche là dove non ci sono telecamere e si hanno meno responsabilità comportamentali nei confronti dei cittadini.

Da più fastidio poi sentire il giorno dopo esponenti del partito, lì molto ben rappresentato, parlare di arroganza nei confronti del conduttore che invece molto linearmente e razionalmente ha spiegato come esistono sempre delle distinzioni e non tutte le cose sono uguali, soprattutto variando il punto di vista. Tra chi fa guadagnare un’azienda e chi la affossa. Tra chi, per esempio, rispetta la legge e chi invece viene condannato in terzo grado per evasione fiscale.

Parlare di “arroganza intellettuale” per etichettare chi non può essere smentito e lasciar passare come normale l’atteggiamento di chi elude le risposte, come nello specifico si è deviata l’attenzione sui compensi Rai da quelli di Alitalia oggetto della discussione, è ormai pratica ben nota degli insabbiatori di professione. Sembra si sia creata una nuova etichetta comportamentale per cui chi si attiene ai fatti e li conferma è sbagliato e chi invece li ignora ha sempre ragione. Dovrebbe valere poi la regola secondo la quale quando tra due persone una ha torto, chi ha veramente “vinto” è quest’ultima, in quanto ha imparato una cosa in più. Invece il sentire diffuso in ampi strati della società è che chi è istruito è antipatico ed arrogante e chi invece è ignorante deve esserne orgoglioso e deve rivendicarne l’appartenenza, guardandosi bene dal non farsi contaminare da chi sa più cose di lui.

Forse tutto ciò può spiegare perchè dall’esterno ci vedono come una “Girlfriend in a Coma” e perchè ormai si preoccupano soltanto di controllare i nostri indici economici, piuttosto che cercare di capirci. Proprio come si fa ad un paziente irreversibile al quale si leggono soltanto i dati vitali per accertarsi di non doverlo dimenticare del tutto. E si spera nel miracolo.

di Filippo Piccini

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