TOO BIG TO FAIL

Nel guardare le immagini che arrivano dalla manifestazione di Roma non si può rimanere inermi e non esprimere un giudizio. La cosa che come al solito lascia sempre più attoniti è che ormai esiste una sorta di repulsione contro ogni manifestazione di piazza per la quale se si fa pacificamente non serve a nulla, se invece si fa in modo più acceso si tratta di crimine contro la collettività.

Ora, il problema non è il modo con cui si fa una manifestazione, che dovrebbe essere sempre auspicabilmente pacifico e trovare più nella frequenza con cui si effettuano che nell’intensità la legittimazione, ma nel motivo per cui si scende in piazza e si cerca di esprimere un certo dissenso.

Se solo la gente si rendesse realmente conto, più che della propria coscienza di classe, come diceva un certo filosofo dell’800, semplicemente di come funzionano alcuni processi che non vedono direttamente sotto i loro occhi, ma che condizionano costantemente la loro vita di tutti i giorni, molto probabilmente la legittimazione della piazza sarebbe ben più diffusa.

Mi viene in mente quella battuta del film Ti voglio bene Berlinguer di Bertolucci, dove Benigni si chiede perchè mai il Partito Comunista non riusciva a vincere le elezioni, dato che i poveri sono la maggioranza rispetto ai ricchi e agli interessi di questi ultimi che il sistema costituito intende conservare. E’ un po’ la stessa logica per la quale il movimento di Occupy Wall Street vuole sottolineare come l’1% della popolazione mondiale, composta dai bankster (neologismo in Italia tabù composto da banker più gangster) che controlla le sorti dei mercati e, quindi, le misure che di conseguenza i governi dei singoli Stati nazionali devono adottare per non essere poco appetibili, o, peggio, soggetti ad attacchi dal sistema, come avvenne all’Italia nell’estate del 2011, quando lo spread salì fino ad arrivare al record di 574 punti base nei mesi successivi e gli indici nazionali si sballarono al punto da farci considerare un Paese “fallito” con tanto di conseguente cacciata finale del poco affidabile Berlusconi.

Ora, tornando alla manifestazione di oggi, è chiaro che si dovrebbe risparmiare ogni volta l’ormai nota retorica pasoliniana per la quale i poliziotti sono le vittime e i manifestanti, in quanto figli di borghesi che possono studiare e quindi emanciparsi intellettualmente, sono invece i reali carnefici. In alcuni periodi storici, in particolar modo quando esisteva una solida classe media e partendo da un punto di osservazione estremamente anarchico e ribelle, quale lo stesso Pasolini era, questo ragionamento poteva avere un significato.

Il problema non è se difendere il ragazzo che nel lanciare una bomba carta ha perso alcune dita della mano, o i poliziotti che hanno menato donne e adolescenti. No, qui si tratta di fare una riflessione profonda e cercare di capire le motivazioni, non di entrambe, ma soltanto di chi critica in modo antagonistico lo stato attuale delle cose, per cui se oggi non fosse sceso in piazza neanche gli altri, che invece difendono lo stato attuale delle cose, ci sarebbero stati. E i motivi non dovrebbero essere così difficili da individuare dato che i problemi dell’Italia e dell’Europa si vivono tutti i giorni sulla pelle di ognuno e la speranza non può essere rappresentata dagli 80 euro promessi da Renzi in busta paga, in cui sono esclusi i precari, i pensionati e per i quali per trovare i fondi ha dovuto togliere l’indennità dei coniugi a carico. 80 euro ancora tutti da quantificare e per i quali sembra ne beneficeranno in pieno soltanto le fasce dai 20 ai 22 mila euro lordi l’anno.

Un sistema che continua a legittimare degli istituti Too Big To Fail, ovvero troppo grandi per fallire e che perpetuano la solita logica secondo la quale si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite, non può che essere sbagliato. Soprattutto perchè dalla crisi del 2008 non si è imparato nulla e, se non qualche stress test per gli istituti di credito un po’ più severo, stabilito dall’accordo di Basilea III, la moneta continua ad essere stampata dalle banche private ed essere fondata sul debito, ovvero, per assurdo, si creano nuovi soldi soltanto quando viene richiesto un nuovo debito. Finchè avviene tutto ciò, non ci sarà nessun cambiamento e le persone comuni saranno costrette a pagare, in tasse e in tagli (la famosa austerity), per degli errori e per dei debiti contratti da altri.

Uno scenario di questo tipo andrebbe bene per un sistema feudale, fatto di signori da un lato e di popolani dall’altro. Nel 2014 non ha motivo di essere, nonostante, come profetizzava qualche anno fa Umberto Eco nel suo libro “A passo di gambero”, sembreremmo essere entrati in una sorta di medioevo hi-tech in cui l’Europa, oggi fatta solo di austerity, risulta essere un continente sempre più marginalizzato e dimenticato, in cui il centro del mondo si è spostato in Asia.

“Troppo grandi per fallire” è il paradosso sulla quale la nostra società oggi è fondata, per il quale pochissimi sanno e ancora in meno criticano. Paradosso per il quale il popolo dovrebbe svegliarsi e rendersi consapevole. Le manifestazioni devono essere, come dice la definizione stessa, ciò che viene manifestato di un’insofferenza o un disaccordo. Devono fioccare le proposte e gli obiettivi e le visioni strategiche. Una di queste tanto per citare un esempio è il movimento di Positive Money, al quale rimando e di cui consiglio quanto meno di consultare i punti cardine, per evitare di cadere nel qualunquismo dello scetticismo assoluto da un lato e dell’asservilismo dall’altro. Purtroppo però, domani c’è il campionato di calcio, poi il talent show sui cantanti e il grande fratello. Perchè mai si sarà manifestato oggi, mah, meglio accontentarsi di andare a lavorare lunedì per pagarsi le rate della macchina che serve per andare a lavorare.

di Filippo Piccini

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