LA PRIMAVERA FREDDA DI UCRAINA

Passa spesso in secondo piano la crisi in Ucraina, non tanto nelle scalette dei mezzi di comunicazione, quanto per l’interesse reale che gli si dedica, per via forse delle vicende nostrane tra partite del cuore, migliori offerenti di bonus fiscali e servizi sociali agli anziani, ma la situazione che si sta configurando alle porte dell’Europa dovrebbe interessarci particolarmente e non solo per un’ eventuale non molto probabile rischio di conflitto militare tra superpotenze, bensì per la solita messa in scena per mascherare il vero volto della geopolitica racchiuso nel suo mantra quanto mai attuale “divide et impera” che in questo scenario potrebbe essere modificato in “fomenta e domina”.

Ormai una cosa è abbastanza chiara nel disbrigo delle questioni internazionali, da un lato ci sono gli Stati Uniti ed i loro alleati occidentali che si fanno portatori di democrazia, diritti e libertà, dall’altro ci sono invece i Paesi autoritari, principalmente Russia e Cina, che direttamente o indirettamente minano i valori dei primi, in virtù di concetti superati di gestione del potere. O almeno questo è quello che trapela sentendo i nostri media, ovviamente di parte, come tutti i media occidentali degli Stati in cui viviamo. La sostanza di fatto è sempre la stessa, esistono delle superpotenze che cercano di gestire le risorse ed alcune aree del mondo, trovando sempre un escamotage per farlo con il consenso dell’opinione pubblica, almeno la propria.

In realtà, il motivo della crisi Ucraina è ben altro e già da un po’ di tempo pianificato. In Europa è la Russia ad aver raggiunto una pericolosa posizione di forza, grazie alla sua scaltrezza, unita alla compiacenza della Germania e alla distrazione degli Stati Uniti, più impegnati in guerre al terrorismo prima e alla ricostruzione dell’economia interna post-crisi poi. Nell’ultimo decennio Putin ha legato al proprio benessere il Vecchio Continente dipendente dal gas siberiano. Libero di muoversi liberamente, il capo del Cremlino ha potuto dedicarsi a questioni di planetaria rilevanza, provocando alla Casa Bianca più di un imbarazzo, in Siria (dove è riuscito a fermare l’intervento americano che Obama aveva praticamente già dichiarato lo scorso agosto/settembre) come in Egitto, quanto con la concessione dell’asilo al fuggitivo spifferatore Edward Snowden. E’ maturata così la necessità di scalfirne le certezze e di provocare allo stesso tempo una spaccatura tra Mosca e Berlino.

In questa logica, l’insurrezione in Ucraina, seppur fatta da militanti paramilitari di estrema destra, ben armati e addestrati, non viene chiamato golpe, ma “primavera”; mentre invece la Russia che cerca di difendere i propri connazionali in quelle terre, viene vista come il gigante nostalgico che vuole continuare ad imporsi nei Paesi satellite ex dell’Unione Sovietica, con quel cattivello di Putin che in quanto interessato a difendere soltanto i propri interessi, a differenza degli altri che invece si fanno portatori di valori profondi e di visioni lungimiranti, vuole a tutti i costi imporsi militarmente.

Ora è comprensibile che noi occidentali, essendo di parte, abbiamo questa visione dell’insieme, ma sarebbe molto più onesto ammettere che esistono soltanto due fazioni e da nessuna parte i “buoni” e i “cattivi” se non per gli interessi che si intendono difendere e ai quali si appartiene. Il mio professore di Geopolitica mi avrebbe bocciato per un’affermazione del genere, non perchè errata, ma perchè è talmente vera da risultare scontata. Purtroppo però la necessità è di ricordarlo e di evidenziarlo, in quanto si tende a pensare sempre che la nostra parte è quella giusta, mentre i cattivi sono gli altri. E’ scomodo dire, infatti ha poca eco nei nostri media, che la realtà post-sovietica che si è allontanata da Mosca è quella di una miriade di deboli stati capitalisti mafiosi dove le condizioni di vita della maggioranza della popolazione sono diventate un incubo, mentre una manciata di oligarchi ha accumulato ricchezze enormi saccheggiando il patrimonio pubblico di questi Paesi. E forse non è in questa direzione che alcuni ucraini vogliono andare, nonostante la promessa della bandiera europea a sanare il tutto. Allo stesso tempo, non si può sicuramente portare come esempio di democrazia illuminata la Russia di Putin dove omosessuali, oppositori e immigrati vengono messi ai margini se non addirittura eliminati nei casi più estremi.

Bisognerebbe invece comprendere e contestualizzare, come in questo caso, e lasciare come soluzione ultima la decisione ai cittadini di quello stesso Stato, che così come successo con il referendum in Crimea, hanno già deciso da che parte stare. Idem se sarà confermato anche in altre regioni ucraine, non dovrebbero esserci intromissioni da parte di Paesi stranieri, ma purtroppo ciò che sembra essere ingenuità è previsto e naturalmente sancito dalla carta dell’ONU, e quello che invece si prefigge nel breve periodo è una nuova Georgia del 2008 e forse una successiva situazione Cecena, con una guerra interna permanente. Credo che l’ultima guerra mondiale è scoppiata troppo tempo fa e quei principi del diritto internazionale che sono emersi inizialmente dopo la Prima e più concretamente dopo la Seconda guerra mondiale, siano stati dimenticati insieme all’orrore profondo che una guerra, in Europa così come in un altro continente, che sia civile o dichiarata, porta con sé.

di Filippo Piccini

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