EUROPEE 2014, ASTENSIONISMO E PERDITEMPO

I dati delle elezioni europee sono sicuramente eclatanti, a tratti preoccupanti perché in qualsiasi democrazia, quando c’è un partito troppo forte non è un bene per la democrazia stessa. Se si fa una piccola analisi però di chi ha votato e perché, il clamore può rientrare.

Partendo dal dato dell’affluenza, ovvero il 58% degli italiani aventi diritto al voto, per cui poco più di una persona su due, ci si deve chiedere chi è che è andato a votare “ad ogni costo” e chi invece ha titubato. La mossa elettorale degli 80 euro in busta paga voluta fortemente da Renzi, diciamolo, è sicuramente il provvedimento più forte che ha scaturito tale mobilitazione. Questo aumento di stipendio è stato volutamente indirizzato nei confronti dell’elettorato medio del PD, ovvero le persone con lavoro dipendente di mezza età, non i pensionati quindi, né i giovani studenti o disoccupati. Detto ciò è comprensibile che il PD abbia con questa mossa mobilitato la totalità del suo elettorato, cosa che invece gli altri partiti, ad eccezione del M5S che ha giocato tutto e ha perso, non sono riusciti a fare. Nelle europee del 2009 il Partito Democratico aveva preso 8 milioni di voti; se ci si aggiungono i 2,5 milioni dell’Italia dei Valori di allora, più qualche centinaio di migliaia di voti dell’elettorato centrista rassicurato dal passato boy scout di Renzi, si arriva al risultato dei circa 11 milioni di voti di oggi, i quali, per l’appunto, data la bassa affluenza e la scomparsa degli altri piccoli partiti di centrosinistra risultano essere il 40% dei votanti.

Gli elettori di centro e di centrodestra, travolti un po’ dalla novità di Renzi che li ha inglobati in alcuni contenuti e un po’ dalle grane giudiziarie e personali del loro leader di riferimento, sono rimasti per lo più a casa e non sono andati a votare. Se si considera questo le percentuali e quindi il clamore si ridimensiona di molto. Sicuramente pensare che Berlusconi dopo 20 anni esatti e dopo tutto ciò che è accaduto nel frattempo riesca ancora a prendere un quasi 17% di voti, quattro volte quanto ha preso il suo delfino Alfano che potrebbe rappresentare la novità e il futuro del centrodestra, fa riflettere su quanto ancora alcuni italiani sono complici del desiderio di immobilismo che abbiamo vissuto negli ultimi anni e di come sono completamente al di fuori dalla realtà e dell’evidenza dei fatti.

Altra piccola nota la merita la Lista Tsipras, che per la prima volta da quando nel 2008 Veltroni era riuscito con la mobilitazione del voto utile a lasciare fuori dal parlamento la sinistra radicale (allora Sinistra Arcobaleno) fino alle ultime elezioni con Ingroia come leader improbabile dell’aggregato formatosi con Rivoluzione Civile, vede una vittoria, seppur risicata, ma che lascia spazio a possibili nuovi soggetti politici che rappresenterebbero di fatto l’unica vera Sinistra in Italia.

Ciò che non si può sicuramente ridimensionare comunque è la sconfitta di Grillo e del Movimento 5 Stelle che, a mio parere, non potrà più sperare di superare il risultato delle elezioni politiche del 2013 perchè inevitabilmente si instaurerà un circolo vizioso, più interno che con i suoi elettori, che porterà gli stessi esponenti a crederci meno e a perdere proprio quell’unico vantaggio, ovvero la convinzione, che avevano rispetto ai loro avversari. Della serie, da #vinciamonoi a #vinciamopoi fino a #vinciamomai. Sicuramente, oltre ai toni più che populisti e all’evocazione di tribunali del popolo, la figura di Grillo del racconta balle da Vespa, dove non ha dato neanche una risposta concreta, non ha giovato e gli ha fatto perdere parecchi voti. Forse potrebbe essere questa l’occasione per lasciare il partito in mano ai suoi caudilli più giovani, come Di Battista e Di Maio, preparati e meglio presentabili che al posto suo avrebbero fatto sicuramente un’impressione migliore. In generale ciò che è trasparso è che oltre alle critiche e alla protesta, entrambe legittime, non sono riusciti a dare risposte concrete, neanche soltanto a parole, e l’evocazione dell’immagine del “sogno” per descrivere cosa è il Movimento 5 Stelle, sembra essersi infranta con la sveglia del lunedì mattina.

Alla fine tra rabbia e speranza ha vinto quest’ultima, perchè si sa che è sempre vincente, così come lo aveva ampiamente dimostrato Obama nelle elezioni del 2008 che con il mantra Yes we can aveva riacceso gli animi degli americani. Le persone sono suscettibili alla paura e ragionano più facilmente con la pancia, ma in fondo in fondo e per la maggior parte sperano sempre nella promessa di una società e di una condizione di vita migliore.

 

Filippo Piccini

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