We are the best – Lukas Moodysson

Bobo, Klara e Hedwig sono tre ragazzine che si aggirano nella Stoccolma dei primi anni ’80 al grido di “Odio lo sport”. Il loro motto è stare sempre dalla parte del piu debole, sottolineando in ogni momento che il punk non è morto e che non c’è spazio per nuove sperimentazioni musicali. E visto che siamo in un’ età dove tutto è possibile non è necessario conoscere il significato di un accordo per formare una scatenatissima band tutta al femminile.

Tra genitori distratti, a volte bigotti si svolge la loro vicenda che non ha nulla di particolare, ma ci riguarda molto da vicino. Perché tutti noi abbiamo vissuto il nostro personalissimo “we are the best”. Ed è per questo che il film pur trattando problematiche adolescenziali, racconta un universo con il quale non è difficile identificarsi, tutt’altro, ad uno sguardo più attento le disavventure delle tre piccole protagoniste ci fanno sorridere per incoscienza e leggerezza, ma sotto sotto aleggia anche un sentimento di profonda nostalgia per un periodo della nostra esistenza che non tornerà più e che a volte fa rabbia non averlo assaporato con la giusta lucidità. Ma si sa a tredici anni non è ancora il momento per diventare grandi e perdersi in riflessioni esistenziali, anche se Bobo la meno avvenente e più taciturna delle tre per un breve momento metterà a rischio la stabilità del gruppo per poi ricucire lo strappo nel tempo di un tragitto in autobus.

Il film trae spunto  da un grafic novel intitolato Aldrig godnatt (“mai buonanotte”) realizzato dalla moglie del regista Lukas Moodysson che fin dal suo folgorante esordio Fucking Amal del 1997 ci ha sempre deliziato con opere forse non conosciutissime al grande pubblico, ma dal forte impatto emotivo e dalla squisita e autentica veridicità. Che a volte può essere molto crudele (Ljlia 4ever) a volte libera e spensierata, come in questo caso, ma mai banale. E forse saranno i controversi anni 80, ma queste tre ragazzine ci appaiono lontano anni luce dagli adolescenti di oggi. Senza il condizionamento tecnologico che affligge la nostra epoca, il loro mondo è al di fuori da ogni schema virtuale perché la realtà è altro e va vissuta sulla propria pelle, senza facili scorciatoie dal quale sparire in ogni momento senza lasciare traccia.

Ed allora diventa facile esibirsi su un palco senza saper suonare, chiedere soldi ai passanti con le storie più incredibili per comprare una chitarra elettrica o semplicemente scegliere un ragazzo da una foto di giornale e trasformarlo nella dolce metà. Il tutto in prima persona senza nickname o false identità, ma con la sola voglia di esserci e di lasciare una traccia, che non sappiamo quale sarà perché il film si conclude con un non finale movimentato e canterino (a proposito splendida la colonna sonora), ma che per un momento sotto a quella irresistibile vitalità ci porta a considerazioni molto profonde e non sempre positive sulla nostra epoca attuale.

Laura Pozzi

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
0 Commenti

Lascia una risposta

©2017 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini - Sito web realizzato da Riccardo Spadaro - Tema Wordpress: Kleo

Log in with your credentials

Forgot your details?