Duran Duran – David Lynch

Cosa accomuna David Lynch, uno dei registi più amati e controversi della storia del cinema e i Duran Duran il gruppo più rappresentativo della scena musicale anni 80? Apparentemente niente, se non questo concerto, datato 2010 svoltosi al Mayer Theather di Los Angeles, filmato e montato dallo stesso Lynch, che ammette di aver sempre amato e apprezzato i quattro ragazzi londinesi.

L’incontro almeno sulla carta, appare interessante e non scontato, ma per tutti gli amanti del regista americano, consiglio di non aspettarsi il classico film di Lynch. Perché questo docu film, riguarda soprattutto i Duran Duran e per chi non ha vissuto quegli anni in prima persona, rappresenta un’occasione, per scoprire un gruppo che all’epoca fu un vero e proprio fenomeno mediatico, complice un’isteria di massa che accompagnava ogni esibizione. E questo rappresentò un limite, per il reale valore artistico espresso dalla loro musica. Etichettati troppo presto e superficialmente come la nuova boy band proveniente dal Regno Unito, esponente del filone musicale definito New Romantic nel corso degli anni, dopo alcuni momenti bui, hanno dimostrato un talento e una coesione fuori dal comune. A distanza di quasi quarant’anni (si formarono a Birmingham nel lontano ’78), il gruppo mantiene quasi intatta la formazione d’origine, capitanata da Simon Le Bon (voce), John Taylor (basso), Nick Rodhes (tastiere) e Roger Taylor (batteria). Ma quello che ha resistito maggiormente è la loro voglia di divertirsi e il comporre musica in nome di questo.

Il film, si apre con un breve prologo affidato a Morgan, che tiene a sottolineare quest’aspetto tutt’altro che banale. E’ vero come dice lui, che nessuna canzone dei Duran Duran, assomiglia ad un’ altra e questo fa di loro degli autentici sperimentatori e precursori di molta musica a venire. Non a caso il concerto, è caratterizzato da duetti con vere e proprie guest, come Gerard Way dei My Chemical Romance, Beth Ditto dei Gossip, Kelis, Mark Ronson, tutti entusiasti di far parte dell’evento e particolarmente onorati di essere scelti a dar voce a hit ormai storiche. E per chi ha vissuto quei tempi, riascoltare questi pezzi (splendida ed emozionante la rivisitazione di “A View to a Kill”) è davvero un bel tuffo nel passato, tanto nostalgico quanto necessario, soprattutto per riscoprire una band vittima di un’immagine costruita forse a tavolino e di un successo planetario che ne ha oscurato per troppo tempo il reale valore.

Ed ecco allora i Duran Duran, uno dei miglior gruppi in circolazione, che quanto a presenza scenica e coinvolgimento, non ha nulla da invidiare a band molto più giovani. A questo punto viene da chiedersi cosa c’entri David Lynch in tutto questo. Non molto direi e dispiace dirlo, perché ci si aspettava qualcosa di più. Ma il suo contributo, si limita a delle immagini criptiche, disturbate dalla visionarietà che caratterizza da sempre il suo cinema. Lo show, avrebbe meritato maggiore valorizzazione e qualche soluzione registica più audace, ma è probabile che lo stesso Lynch sia stato talmente preso dalla loro energia, da mettersi in disparte e godersi appieno lo spettacolo.

Laura Pozzi

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