Anarchia la notte del giudizio – James DeMarco

L’anno scorso, più o meno di questi tempi vedeva luce nelle sale “La notte del giudizio”, piccolo horror di James DeMarco, regista quasi esordiente, poco amato dalla critica americana e fino a quel momento conosciuto per lo più, come sceneggiatore de Il negoziatore e del remake carpenteriano Distretto 13 – le brigate della morte. La pellicola, sopratutto negli States e contro ogni previsione, ha ottenuto un successo così clamoroso, da far nascere “Anarchia – la notte del giudizio” , vero e proprio sequel del film precedente.

In questo nuovo capitolo, lo scenario appena accennato nel primo film, prende corpo e sviluppa una storia più articolata e maggiormente carica di tensione. Mantenendo, la stessa idea del precedessore, Anarchia se ne discosta per trama e ambientazione. Questa volta infatti l’azione si svolge completamente per le strade e non all’interno di un villone e sopratutto notiamo nel cast l’assoluta mancanza di nomi celebri, tra cui Ethan Hawke che compariva nella pellicola precedente.

Nella ipercivilizzata America e nello specifico Los Angeles, si festeggia la cosiddetta “notte dello sfogo”, avvenimento di estrema importanza sociale e politica, dove ogni crimine è concesso, compreso l’omicidio, per permettere alla popolazione una sorta di purificazione o pausa dall’ingravoso compito di rappresentare la società modello dove regna ordine e civiltà. In realtà, la maggior parte della gente non partecipa a questa finta cerimonia, preferendo barricarsi in casa, aspettando la fine di tutto e l’inizio del giorno successivo. In tutto questo, cinque persone si incontrano e restano insieme per proteggersi a vicenda. Anche se notiamo una certa mancanza nell’approfondimento psicologico, (ma siamo in territorio di puro b movie ed è giusto così), non possiamo che provare simpatia e una certa nostalgia nel ritrovare personaggi e situazioni, che ci riportano ad atmosfere sempre più rare nel cinema moderno, che vedono nel maestro John Carpenter il maggiore esponente.

Il film a volte rasenta l’assurdo, ma possiede un’umiltà di fondo, davvero ammirevole nel non voler dimostrare più di quello che è. E comunque non si sottrae dal lanciare un messaggio socio politico, tipico di queste pellicole metropolitane anni 80, ambientate in un futuro distopico, dove non c’è spazio per l’utopia, ma solo per scenari apocalittici, caratterizzati dallo scontro di classe, a scapito di classi meno abbienti. Ma c’è anche un forte e chiaro riferimento al nostro presente attuale, con l’abuso illimitato della violenza (anche se solo per una notte) e con l’utilizzo delle armi da fuoco, come unico metodo di difesa e giustizia personale. E l’idea che tutto ciò, sia considerato un diritto sacrosanto per i cittadini del nuovo mondo, fa di questo film un autentico horror.

Laura Pozzi

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

©2017 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini - Sito web realizzato da Riccardo Spadaro - Tema Wordpress: Kleo

Log in with your credentials

Forgot your details?