LA TERZA GUERRA MONDIALE

Sono di ieri le parole del Papa che ha analizzato la situazione globale di conflitti attuale come una sorta di Terza guerra mondiale “multitasking”, ovvero combattuta in più parti e in più regioni, ma che praticamente vede quasi ogni nazione coinvolta direttamente o indirettamente negli scontri, rendendola di fatto mondiale.

Sarà forse perché esattamente nell’estate di cento anni fa scoppiava la Prima guerra mondiale e come sosteneva il buon Gian Battista Vico esistono dei corsi e ricorsi storici all’interno dei quali alcuni accadimenti si ripetono nel corso della storia dell’uomo con le medesime modalità, e magari perché, al di là delle simmetrie temporali, dopo anni di recessione dalla crisi del 2008, come avvenne dopo la crisi del ’29 per quanto riguarda la Seconda, il mondo sta cercando una via d’uscita e l’idea di distruggere tutto per poi ricostruire tutto potrebbe essere tristemente l’ultima rimasta.

In questo presente postmoderno dove ogni cosa sembra essere già stata scoperta e dove sono finite le ideologie e le speranze, sembra esserci bisogno di un qualcosa di molto concreto a cui aggrapparsi. Appunto, la guerra. Di fatto come sostiene il recente studio dell’Institute for economics and peace, soltanto 11 Paesi al mondo sono estranei a dei conflitti, tutti gli altri ne sono coinvolti, direttamente come parte attiva o indirettamente come fornitori di armi che abbiano causato almeno 25 morti in un anno, secondo lo standard di questa indagine.

Sicuramente ciò che è venuto meno rispetto alla serie di numerosi conflitti nelle varie parti del mondo è il ruolo e la funzione dell’ONU che proprio per gestire crisi di questo tipo e per evitare che ne nascessero di altre era stato fondato. Allo stato attuale infatti sembra più essere una sorta di agenzia di stampa che fornisce dati ed informazioni, invece di una legittimata organizzazione sovranazionale, dato che non è in grado di prendere alcuna decisione, è stato ormai completamente bypassato in favore di una sorta di anarchia globale.

Sembra quindi non essere vera l’affermazione di Einstein secondo cui dopo la Terza guerra mondiale la Quarta si sarebbe combattuta con i bastoni in quanto gli effetti delle armi nucleari e delle tecnologie moderne avrebbero conseguenze da estinzione di massa. E’ vero che in guerra lo scopo principale è l’annientamento del nemico nel modo più veloce ed efficace possibile, ma credo che lo spirito di sopravvivenza dell’uomo in questo caso abbia il sopravvento e anche l’interesse a mantenere attivi più focolai insieme combattuti in maniera più o meno tradizionale.

Nel frattempo oggi è l’ultimo giorno in cui usiamo le risorse che la Terra ci fornisce in modo rinnovabile ed iniziamo da domani fino a fine anno ad attingere da quelle che andranno ad esaurirsi. Secondo me la necessità della guerra e l’esauribilità delle risorse sono strettamente collegate. Quando riusciremo finalmente a capire l’importanza cruciale di uno sviluppo sostenibile, almeno fino a quando il mondo che abbiamo a disposizione sarà solo questo, allora riusciremo a contenere la spinta autodistruttiva che ci ha sempre accompagnato nel corso della storia e smetteremo di intendere la guerra come qualcuno la intendeva proprio cento anni fa, ovvero come “la sola igiene del mondo” in grado di sanare gli squilibri demografici e culturali. Se è vero che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, dovremmo applicare questa nozione anche alla natura umana che purtroppo sembra ancora vincolata a dei cicli per nulla virtuosi e spesso più moralmente che economicamente recessivi.

Filippo Piccini

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