CASO CUCCHI, I BOIA POSSONO ESSERE OVUNQUE

Le foto di Stefano Cucchi che vengono doverosamente mostrate sembrano provenire dalla Siria o dall’Iraq, in quei posti dove ci arrechiamo il diritto di ritenerci una civiltà superiore che ha da insegnare agli altri le regole dello stare insieme e in particolare lo Stato di diritto. Ma casi come questo dimostrano che i boia non hanno nazionalità né religione.

Ciò che è successo de facto è stato che la Giustizia italiana ha dichiarato che un ragazzo durante il periodo di affidamento alle proprie forze di sicurezza è stato ucciso da nessuno. Zero colpevoli, soltanto una certezza, il suo decesso, dovuto, come le foto mostrate abbondantemente in questi giorni lo dimostrano, da percosse e lesioni profonde.

Premetto che non oso immaginare quante altre situazioni simili avvengano in Italia, se non tutti i giorni e in modo sporadico, di cui non se ne parla perchè non ci sono alle spalle famiglie come la Cucchi e in particolar modo la sorella Ilaria che hanno portato avanti legalmente e mediaticamente la cosa. Immagino che compiere un “lavoretto” del genere sarebbe stato molto più semplice se si fosse trattato di un immigrato clandestino senza documenti né tracciabilità.

Lo Stato di diritto è subentrato allo Stato assoluto già da qualche secolo ed ha avuto lo scopo di garantire ai propri cittadini dei diritti in egual misura tra governanti e governati di fronte alla legge, introducendo il “principio di legalità”. Principio che evidentemente la sera del 15 ottobre di 5 anni fa è venuto meno e la Giustizia in questi giorni ha sancito che così è stato.

Nonostante facciano invece ben sperare le parole del Procuratore capo di Roma che si è detto disposto a riaprire le indagini in quanto è “inaccettabile dal punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia, non per cause naturali, mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato”, il risultato è che fino adesso il famoso patto sociale, come lo avrebbe definito Hobbes, che garantisce a tutti noi delle sicurezze e delle certezze che nello stato (brado) di natura non sono presenti, è venuto meno.

E’ lunedì mattina e stiamo ancora parlando di una notizia di qualche giorno fa, nonostante la nostra società basata sul sensazionalismo dello “stare sul pezzo”. Questo è già un buon auspicio affinché le indagini possano consegnare prima o poi dei colpevoli. A quel punto sarebbe cosa gradita vedere i loro volti su tutti i giornali in modo da demonizzarli per l’indignazione di un’umanità perduta, al pari di quanto avviene con i boia delle decapitazioni dei fondamentalisti islamici, in quanto i boia non hanno nazionalità o religioni, ma possiedono soltanto la stessa solita fallimentare banalità del male.

Filippo Piccini

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