Le voci più importanti del cedolino: dal lordo al netto

Questa spiegazione, prendendo come esempio una figura impiegatizia del credito, è facilmente adattabile ad altri livelli e contratti.

Ho cercato di spiegare nel modo più semplice possibile le varie voci della busta paga. Mettete a confronto una busta paga, con quanto vi ho scritto e leggete passo passo le voci. Dovreste comprendere meglio cosa portate a casa a fine mese e come viene distribuito e calcolato il tutto.

Per qualsiasi chiarimento, sarò a vostra disposizione, per quanto mi compete. Ho cercato di analizzare e semplificare il più possibile, tutte le voci.

LA PRIMA PARTE DEL CEDOLINO

1. Dati del datore di lavoro: p.iva e sede legale
2. Codice: quasi sempre corrisponde alla matricola aziendale
3. Periodo di Retribuzione: mese di riferimento
4. Matricola Aziendale: il numero che ci identifica nel libro matricola interno all’azienda, non è necessariamente sequenziale, serve a loro senza scrivere ogni volta nome e cognome
5. Codice fiscale
6. Categoria: impiegato
7. Livello retributivo: area e livello ai quali si appartiene
8. Data di nascita
9. Data di assunzione
10. Posizione INPS: Il numero che ci identifica come registrati alla contribuzione INPS, i contributi che versiamo per la futura pensione.
11. Vidimazione: E’ l’obbligo che ha l’azienda di registrare i libri paga e le matricole presso l’INPS (quindi la busta paga è vera) Vi ricordate di quante brutte storie di buste paga false in giro La così detta stampa laser, è un’autorizzazione che concedono gli enti preposti; in modo tale da poter risalire a tutti i dati senza avere libri paga farlocchi.
12. Centro di costo: è un codice di riferimento del settore dell’azienda (per esempio il centro di costo dei magazzinieri è 000042, il centro di costo degli autisti è 00054, il centro di costo IMPIEGATI è010040 Serve più che altro a loro, e non a noi.
13. Rapporto di lavoro: si specifica il tipo di rapporto, il lavoro prestato all’interno dell’azienda INDETERMINATO
Part-time 75%
Full-time 100%
14. POSIZIONE INAIL Il numero che ci identifica presso l’istituto nazionale per gli infortuni, nel caso di infortunio sul lavoro in itinere (andando dal lavoro a casa o il contrario), questo ente ci tutela attivando una serie di procedure. Sperando che non serva mai.

LA PARTE SINISTRA DEL CEDOLINO

– Paga base

– E.d.r. (sempre perché si tratta di contratto del credito nell’esempio)

LA PARTE CENTRALE DEL CEDOLINO

ENTE INAIL

La base imponibile per il calcolo dei contributi è costituita da tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, in dipendenza del rapporto di lavoro, con esclusione delle somme tassativamente indicate dalla legge.

IMPONIBILE

Imponibile INAIL: ai fini dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, la retribuzione annua imponibile dei lavoratori a part-time si ottiene moltiplicando la retribuzione oraria tabellare, prevista dalla contrattazione di categoria per il corrispondente rapporto di lavoro a tempo pieno, per le ore complessivamente retribuite (considerando anche le mensilità aggiuntive) al lavoratore a tempo parziale.

ENTE INPS

L’imponibile Inps è costituito dal reddito complessivo (nel nostro caso la retribuzione), meno alcune voci che non entrano a far parte dell’imponibile previdenziale (ad esempio, l’assegno pagato dal Fondo di Settore per le giornate di sospensione attività oppure le assenze per donazione di sangue) Se all’imponibile Inps sottraiamo anche le trattenute previdenziali, otteniamo l’imponibile Irpef: la cifra, cioè, su cui paghiamo le tasse. Nella parte centrale della busta paga, nel centro della busta paga, troviamo due colonnine, indicate come P e F (Previdenza e Fisco): se vi è la X, significa che la voce in oggetto concorre alla formazione dell’imponibile previdenziale(imponibile Inps) e dell’imponibile fiscale(imponibile Irpef).

Imponibile Assistenziale

Il reddito imponibile da lavoro dipendente è costituito da qualsiasi somma o valore percepito in relazione al rapporto di lavoro sono esclusi:
– contributi versati per assistenza sanitaria
– somministrazione di vitto Euro 5,29 del nostro caso buono pasto giornaliero (a partire da Luglio 2015, secondo la Legge di stabilità dovrebbero passare ad Euro 7,00, con i conseguenti vantaggi)
– le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto

Imponibile per malattia/maternità: la sospensione del rapporto di lavoro in caso di malattia (o infortunio non sul lavoro) è disciplinata dall’art 2110 del codice civile, il quale dispone l’obbligo per il datore di lavoro:
a) di conservare il posto di lavoro per un periodo determinato; b) di corrispondere al prestatore d’opera un particolare trattamento economico, secondo le previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Il lavoratore ha diritto, in caso di malattia, alla conservazione del posto di lavoro per un periodo, il cosiddetto ‘periodo di comporto, scaduto il quale può essere licenziato in tronco, ovvero a prescindere dalla sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo (ora modificato nel 2012 con 3 motivazioni: discriminatorio, disciplinare, economico).

Il periodo di comporto è previsto dai contratti collettivi ed è normalmente differenziato in relazione all’anzianità di servizio.

Il lavoratore, sul proprio imponibile Inps, paga il 9,19% ogni mese all’ente previdenziale. Per la parte eccedente i 45.530 € annui, vi è un ulteriore 1% di contributi a carico del lavoratore. Per gli apprendisti l’importo è ridotto al 5,84%. La parte di contribuzione Inps pagata dall’Azienda non figura nel cedolino.

Imponibile Previdenziale Contributo IVS

MASSIMALE IVS: tutti gli assunti dal 01/01/1996 sono soggetti al Massimale di versamento Inps. Trovano, quindi, SI nella voce indicata. Significa che, per l’eventuale parte eccedente i 100.223,00 euro annui di retribuzione lorda (importo valido per il 2014, rivalutato annualmente), non vengono pagati i contributi all’Inps.
La retribuzione mensile viene erogata il 27 di ogni mese (o l’ultimo giorno lavorativo precedente, se il 27 è un festivo).
Il 20 dicembre, inoltre, viene riconosciuta la tredicesima mensilità.
La busta paga va conservata con cura per tutto l’arco della vita lavorativa.

INDENNITA’ DI TURNO

Si tratta di importi che vengono erogati ai colleghi che prestano servizio oltre l’orario standard
(ossia le 18,15)
In particolare, gli importi giornalieri sono i seguenti:
3,68 € (solo per le Aree Professionali): se l’orario di lavoro termina tra le 18,15 e le 19,15;
4,30 € (solo per le Aree Professionali): se l’orario di lavoro termina dopo le 19,15;
30,68 €: se il personale effettua turni tra le 22,00 e le 6,00.
L’indennità viene ridotta della metà se la prestazione notturna non supera le 2 ore
Le indennità vengono stabilite ad ogni rinnovo del contratto nazionale di lavoro. In questo caso il ccnl del credito è fermo, dal 19 gennaio 2012.

COME VIENE RETRIBUITO IL LAVORO STRAORDINARIO

Le prime ore di lavoro oltre il normale orario di lavoro vengono accantonate con lo strumento della Banca delle Ore, fino al raggiungimento delle 50 (o 100) ore annue.
Una volta superata la soglia, queste sono le maggiorazioni previste:
In giornata feriale: +25%;
Di sabato o nelle festività infrasettimanali: + 30% (sabato, festività infrasettimanali, giorni semifestivi solo per particolari ed eccezionali esigenze) o, in alternativa, con il recupero in Banca Ore;
In giornata festiva (solitamente coincidente con la domenica): + 25 % e riposo compensativo;
Notturno in giorno feriale: + 55% (dalle h. 22,00 alle 6,00);
Notturno in giorno festivo: + 65% (dalle h. 22,00 alle 6,00).
Il compenso del lavoro straordinario spetta anche se causato da errori del personale.
Le prestazioni aggiuntive che prevedono una maggiorazione superiore al 25%, salvo diversa
indicazione scritta del lavoratore, vengono automaticamente retribuite e non accreditate nella Banca Ore.
Specifico che, per i lavoratori part time, le prestazioni oltre il normale orario di lavoro che si
collochino entro le 7 ore e 30 minuti vengono retribuite – se non fatte confluire nella Banca delle ore – con un compenso pari alla paga oraria senza alcuna maggiorazione.
Superate le 7 ore e 30 minuti giornaliere valgono le maggiorazioni previste per i colleghi full time.

SCATTI DI ANZIANITA’

Gli scatti di anzianità vengono stabiliti dal CCNL: rappresentano degli aumenti retributivi che crescono con l’anzianità di servizio in azienda.
Gli scatti di anzianità maturano ogni 3 anni; il primo scatto, invece, lo si ottiene dopo 4 anni, oppure dopo 5 anni e mezzo in caso di assunzione con contratto di apprendistato.
Ricordiamo che il CCNL del credito in corso, firmato il 19/01/2012, ha previsto il blocco degli scatti di
anzianità per 19 mesi, provocando uno slittamento nella maturazione.

PARTE BASSA DEL CEDOLINO

Nella parte bassa del cedolino, subito dopo l’elenco di tutte le voci retributive, troviamo l’indicazione dell’imponibile Inps e i contributi effettivamente versati dal lavoratore.
DTLAVM indica l’importo mensile, ossia quello effettivamente di competenza della busta paga in questione.
Sulla riga IMPONIBILE FISCALE PROGRESSIVO troviamo invece la somma degli imponibili e dei versamenti effettuati nell’anno in corso.
L’Irpef è l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.
Viene calcolata secondo il meccanismo degli scaglioni, che altro non sono se non delle fasce di reddito.
L’Irpef è un’imposta progressiva: significa che più si guadagna, più si paga.
Queste sono le aliquote attualmente in vigore:

REDDITO IMPONIBILE ALIQUOTA LORDA IRPEF

Fino a 15.000 € 23% del reddito

Oltre 15.000 € e fino 27% 3.450 € + 27% sulla parte eccedente i 15.000 a 28.000 €

Oltre 28.000 e fino a 38% 6.960 € + 38 % sulla parte eccedente i 28.000 €a 55.000 €

Oltre 55.000 € e fino 41% 17.220 € + 41% sulla parte eccedente i 55.000 € a 75.000 €

Oltre i 75.000 € 43% 25.420 + 43% sulla parte eccedente i 75.000€

Parliamo, in questo caso di Irpef lorda e non di Irpef netta. Questo perché, alla cifra ottenuta applicando soltanto le aliquote sopra mostrate, vanno effettuati dei correttivi: bisogna infatti defalcare tutte le detrazioni di cui si beneficia ed aggiungere le addizionali regionali e comunali.

REGIONE ALIQUOTA MAX

Abruzzo 1,73% Basilicata 1,23% Calabria 2,03% Campania 2,03% Emilia Romagna 1,73 Friuli Venezia Giulia 1,23% Lazio 2,33% Liguria 1,73% Lombardia 1,73% Marche 1,73% Molise 2,33% Piemonte 2,33% Puglia 1,73% Sardegna 1,23% Sicilia 1,73% Toscana 1,73% Trentino Alto Adige 1,23% Umbria 1,83% Valle d’Aosta 1,23% Veneto 1,23%

DETRAZIONE PER LAVORO DIPENDENTE

I redditi provenienti dal lavoro dipendente beneficiano di una detrazione di imposta, che va ad abbassare l’Irpef netta.
Gli importi della detrazione per lavoro dipendente sono stati rivisti lo scorso dicembre, garantendo (a partire dal 2014) un piccolo sconto di tassazione per i lavoratori dipendenti con un reddito inferiore ai 55.000 rispetto alla situazione precedente.
Queste le cifre delle detrazioni:
Redditi fino a 8.000 €: 1.880 €
Redditi tra 8.000 e 28.000 €: bisogna sommare 978 € e il risultato del prodotto tra 902 e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000, diminuito del reddito complessivo, e 20.000
Formula: 978 + 902 x (28.000 – Reddito) / 20.000
Redditi oltre i 28.000 € e fino a 55.000 €: 978 €, spettante solo per la parte corrispondente al rapporto tra 55.000, diminuito del reddito complessivo, e 27.000.
Formula: 978 x (55.000 – Reddito) / 27.00

DETRAZIONE PER CONIUGE A CARICO

Il coniuge, non legalmente ed effettivamente separato, viene considerato a carico se ha un reddito
complessivo inferiore ai 2.840,51 € al lordo degli oneri deducibili
In questo caso, spettano delle detrazioni di imposta pari a:
Redditi fino a 15.000 €: 800 € – 110 x (Reddito/15.000)
Redditi oltre i 15.000 € e fino a 40.000 €: detrazione fissa di 690 euro
Redditi oltre i 40.000 € e fino a 80.000 €: 690 € – (80.000 – Reddito)/40.000
Per garantire la progressività dell’imposta, se il reddito complessivo è compreso tra i 29.000 euro e i 35.200 euro, la detrazione dei 690 € è aumentata dei seguenti importi:
Oltre 29.000 e fino a 29.200 €: 10 €
Oltre 29.200 e fino a 34.700 €: 20 €
Oltre 34.700 e fino a 35.000 €: 30 €
Oltre 35.000 e fino a 35.100 €: 20 €

DETRAZIONE PER FIGLI A CARICO

Il figlio, anche non convivente o residente , viene considerato a carico se ha un reddito complessivo inferiore ai 2.840,51 € al lordo degli oneri deducibili.
Dal 2013 le detrazioni per i figli a carico sono state aumentate, arrivando ad una detrazione teorica di 950 € annui oppure 1.220 € per i minori di età inferiore ai tre anni. Le detrazioni sono aumentate di 400 € per ogni figlio portatore di handicap. In presenza di almeno quattro figli a carico è prevista un’ulteriore detrazione di 1.200 €.
Veniamo ora alle formule che ci permettono di passare dalla detrazione teorica alla detrazione effettiva, che decresce all’aumentare del reddito.
Per il primo figlio dobbiamo moltiplicare la detrazione teorica per il rapporto tra la differenza tra 95.000 e il reddito effettivo diviso 95.000.
Formula: 950 (o 1.220 se inferiore ai 3 anni) x (95.000 – Reddito)/95.000
Per i figli successivi al primo, il coefficiente fa riferimento a 110.000
Formula: 950 (o 1.220 se inferiore ai 3 anni) x (110.000 – Reddito)/110.000
La detrazione per i figli a carico viene divisa al 50% tra i genitori. In caso di accordo tra padre e madre, la detrazione può in alternativa essere goduta interamente dal genitore con reddito più alto (può convenire optare per questa alternativa, ad esempio, quando il reddito dell’altro è troppo basso e si rischierebbe l’incapienza).
In caso di affidamento esclusivo ad uno dei due genitori, in caso di separazione, la detrazione spetta – in mancanza di diversi accordi tra madre e padre – al genitore affidatario.
In caso di coniuge fiscalmente a carico dell’altro, la detrazione compete a quest’ultimo per l’intero importo. Se l’altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato, o se vi sono figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e questi non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato, per il primo figlio si applicano le detrazioni previste per il coniuge a carico, se più convenienti.

VOCI CHE HANNO UN’ALIQUOTA IRPEF DIVERSA

Le cifre erogate a titolo di incremento della produttività (ad esempio il VAP) – a fronte di accordi tra imprese e Organizzazioni dei Lavoratori – vengono tassati separatamente con un’aliquota del 10%.
Per usufruire di questa agevolazione serve un decreto che indichi, per l’anno in corso, i redditi massimi di riferimento e la cifra massima che può essere tassata al 10%.
Nel 2013, ad esempio, potevano usufruire dell’agevolazione i colleghi con un reddito lordo annuo inferiore ai 40.000 per un importo massimo di 2.500 euro.
Al momento, non sono ancora noti i riferimenti per il 2014

LA PARTE BASSA DEL CEDOLINO

Nella parte bassa del cedolino, troviamo la sezione “FISCALE”. Qui possiamo trovare tutte le informazioni:
nella prima riga abbiamo l’imponibile Irpef, l’eventuale imponibile per le voci tassate al 10%, l’Irpef lorda (ossia teorica), il totale delle detrazioni e quindi l’Irpef effettivamente pagata.
Nella seconda riga troviamo le addizionali regionali e comunali, divise in AP (anno precedente), AC (anno corrente) e acconto dell’anno corrente.
L’ultima riga della sezione “FISCALE” è dedicata alle detrazioni: dopo i giorni lavorati, abbiamo le detrazioni per lavoro dipendente, le detrazioni per il coniuge a carico, le detrazioni per i figli a carico e l’eventuale detrazione aggiuntiva per le famiglie numerose (almeno 4 figli a carico).

ASSEGNI FAMILIARI

ANF L’assegno per il nucleo familiare rappresenta una prestazione data a sostegno delle famiglie dei lavoratori dipendenti, sia privati sia pubblici, e dei pensionati da lavoro dipendente, i cui nuclei familiari sono composte da almeno due persone con redditi sotto una certa soglia, in base alla composizione del nucleo familiare stesso

TFR Il TFR è il Trattamento di Fine Rapporto, ossia una porzione di retribuzione spettante al lavoratore che viene, però, differita al momento della cessazione del rapporto di lavoro. È calcolato dividendo la retribuzione computabile di ciascun periodo per il coefficiente 13,5 (in termini % rappresenta lo il 7,41% ovvero 100/13,5). Non tutte le voci rientrano nel calcolo per il TFR.
Ad esempio l’EDR, Elemento Distinto della Retribuzione, non fa parte dell’imponibile TFR.
Dall’importo annualmente accantonato bisogna detrarre un contributo previdenziale a favore del Fondo di Garanzia nazionale per il Trattamento di Fine Rapporto, pari allo 0,50%, calcolato sull’imponibile Inps.
Di fatto, quindi, l’aliquota che determina l’accantonamento effettivo nel TFR è il 6,91% (7,41% – 0,50%) della retribuzione.
È possibile versare l’intero TFR (o – per gli assunti ante 29 aprile 1993 – soltanto una parte) alla previdenza complementare.
Molti fondi di categoria, tra cui i nostri fondi pensionistici integrativi, prevedono l’obbligo per il lavoratore di versare il TFR nella previdenza complementare.
Il CCNL 19/01/2012, tuttora in vigore, ha previsto delle disposizioni transitorie che limitano le voci che compongono l’imponibile TFR alla sola voce stipendio e scatti di anzianità.

ULTIMA RIGA DEL CEDOLINO

Qui troviamo l’imponibile su cui viene calcolato il TFR, il TFR di competenza del mese corrente, l’importo del TFR versato nella previdenza complementare (“TFR FPC MC”), l’importo del TFR che rimane in azienda.
Nelle caselle successive è indicata invece la somma del TFR accantonato nell’anno corrente (“TFR A.C.”), il TFR versato nella Previdenza Complementare nell’anno corrente e il TFR lasciato in Azienda nell’anno corrente. A seguire, troviamo l’aliquota di tassazione del TFR e il totale, prima lordo poi netto, del TFR accantonato dall’inizio dell’attività lavorativa in essere presso il datore di lavoro.

CONTRIBUZIONE AL FONDO SANITARIO

Troviamo tutto nell’apposita sezione “ASS SAN”, nella parte bassa del cedolino: l’imponibile su cui si calcola la contribuzione, l’effettiva contribuzione (divisa per tipologia di iscritti) e – nella seconda riga – la percentuale di versamento, pari alle aliquote indicate nel precedente paragrafo

PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Tutti i fondi, tuttavia, prevedono una contribuzione aziendale basata sull’imponibile TFR ed è possibile che anche il collega versi al fondo una quota del suo salario.
Le informazioni a riguardo sono poste nella parte bassa del cedolino, nella sezione “FPC” (che vuol dire Fondo Previdenza Complementare).
Qui troviamo l’imponibile, il contributo aziendale e il contributo del dipendente

Sabrina Mattia

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