NOUS SOMMES TOUS CHARLIE HEBDO

Viene definito come il peggiore attacco subito dalla Francia dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Il numero delle vittime, elevato e troppo strategico per essere l’azione di semplici lupi solitari, nasconde un bersaglio per cui si sono consapevolmente immolate, ovvero la libertà e per la precisione la libertà di stampa.

Poco meno di tre mesi fa si è consumato un attentato terroristico ad Ottawa, in Canada, che ha preso di mira le figure istituzionali facendo due morti nel Parlamento. Meno di un mese fa è toccato all’Australia, dove un attentatore ha preso in ostaggio alcune persone uccidendo anche qui due ostaggi. Gesti isolati dei cosiddetti “lupi solitari” che subendo l’invito dei guerriglieri dell’Isis a colpire obiettivi nei propri paesi, esplodono in follie omicide. Non so quanti si ricordano il video diffuso a metà novembre in cui alcuni militanti incitavano i musulmani francesi a compiere attacchi contro i propri connazionali.

Bene, gli assalitori non hanno scelto un giorno a caso: oggi 7 gennaio esce in Francia l’ultimo libro di Michel Houellebecq, “Sottomissione” (traduzione letterale della parola Islam), che in Italia arriverà il 15 gennaio. Proprio a questo libro del controverso autore di Le particelle elementari, Piattaforma, La possibilità di un’isola, il numero di Charlie Hebdo aveva dedicato un articolo e la copertina con una vignetta che ritrae lo scrittore vestito da mago e il titolo: “Le previsioni del mago Houellebecq”; le “profezie” dello scrittore sono: “Nel 2015 perderò i denti, nel 2022 farò il ramadan”.

Purtroppo non si può pensare, come credono alcuni, che il dialogo e il capire le ragioni degli altri possano essere una soluzione. Questa cosa a me fa sorridere molto perchè chi sostiene ciò confonde il terrorismo fino ai primi anni del 2000 quando in molti casi era vissuto come una resistenza, e quindi un terrorismo politico, con il terrorismo attuale che è di tipo strettamente religioso. Se negli anni scorsi infatti le rivendicazioni erano il ritiro delle truppe dall’Iraq o dall’Afghanistan, in questo momento l’accusa che ci viene rivolta come occidentali è che i nostri valori non vanno bene per l’Islam e che con i nostri comportamenti e principi, come ad esempio nel caso di Charlie Hebdo con la libertà di espressione e in particolare di satira, siamo automaticamente dei peccatori da eliminare.

La risposta da dare a questo punto non deve essere una specie di nuova crociata, anche perché tra l’altro la Francia è già in guerra contro lo Stato Islamico e fa parte in modo attivo della coalizione internazionale che dalla scorsa estate sta bombardando con dei raid aerei gli obiettivi strategici nei territori ex Siria ed ex Iraq occupati dai fondamentalisti; perchè se è vero che a differenza del terrorismo islamico dei decenni scorsi non è contemplato il dialogo, rimane vero che per ogni bomba che cade e per ogni terrorista ucciso ne nascono altri cento. Così come ad esempio nel caso dell’attentato di oggi, per ogni Charlie Hedbo nascono centinaia e migliaia di #JeSuisCharlie, come almeno per ora sui social network sta succedendo.

No, l’unico modo con cui l’Occidente può vincere questo confronto con la parte estremista del mondo islamico è essere un esempio migliore. Non ci si può avvinghiare nella spirale della violenza con attentato-raid aereo come soluzione di azione e reazione; né può essere ipotizzabile racchiudersi nella propria religione identitaria, il cristianesimo appunto, per immaginare di essere più protetti sul campo ideologico, in quanto come illuministi maturi abbiamo (direttamente o indirettamente) compreso lo schema antropologico dello sviluppo evolutivo “magia – religione – scienza”. Ciò che bisogna riscoprire è il Bello, inteso come cultura, arte, solidarietà umana e per l’appunto libertà. “La bellezza salverà il mondo” diceva Dostoevskij ed è proprio questo a cui mi riferisco. Dobbiamo essere la forza del nostro esempio e non l’esempio della nostra forza. Bisogna sottolineare che Charlie Hebdo così come faceva vignette satiriche su Maometto e l’Islam, ne faceva altre anche sulla religione cattolica, piuttosto che su personaggi importanti di qualsiasi tipo. Soltanto che nel primo caso si parlava di “provocazione”, negli altri appunto di “satira”.

Il direttore sosteneva: “Preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio“. La differenza è ciò che in questo caso ci rende migliori. Noi permettiamo che avvenga e dobbiamo essere orgogliosi di questo; altri invece imbracciano un kalasnikov e uccidono. Ciò che ha urtato gli animi dei fondamentalisti è probabilmente l’autenticità della satira, in quanto si occupa della realtà così come è e non così come dovrebbe essere. A differenza ad esempio delle ideologie, e appunto, delle religioni.

Filippo Piccini

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