Big eyes – Tim Burton

I “big eyes” che assomigliano a caramellone rarefatte, non potevano che far breccia nell’immaginario di un folletto talentuoso come Tim Burton. Il regista americano, creatore di tante storie gotico-fantasy, (ma non solo) questa volta si confronta con una vicenda realmente accaduta, che vede protagonisti Margareth Ulbrich e Walter Keane.

Fin dal prologo, siamo a cavallo tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, non si tarda a capire che la condizione della donna, non è tra le più favorevoli e l’ingenua e fragile Margareth, in fuga da un matrimonio sbagliato, amante della pittura e autrice di quadri con bambini dagli occhi esageratamente grandi, non può alla prima occasione che accettare le lusinghe di un certo Walter Keane, pittore anch’egli che predilige le scene di strada.

Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando l’astuto marito, commercializzando le opere della giovane moglie, capisce che rappresentano un investimento (almeno per lui) senza precedenti. Ma in una società maschilista, dove l’arte femminile viene considerata meno di niente, l’unica soluzione possibile appare quella di spacciarsi per l’autore dei quadri. Questa incredibile frode, andrà avanti per circa un decennio, con la complicità tacita, ma al tempo stesso negata di Margareth, che per il bene di tutti, ma sopratutto della figlia, si vedrà costretta a farsi da parte dalla sua stessa arte. Ma il femminismo è alle porte e niente dura per sempre, nemmeno per l’istrionico e affabulatore Walter, che seppur smascherato non ammetterà mai la sua menzogna.

Tim Burton è da sempre affascinato da personaggi, relegati ai margini della società e in quest’opera il suo genio sembra seguire questa traiettoria. Apparentemente, lascia che la storia si racconti da sè, ma il suo tocco è apprezzabile in quell’atmosfera rarefatta, dalle tinte color pastello che sembra provenire direttamente dalle sue favole visionarie. I grandi e spauriti occhi blu di Margareth, captano una realtà tutt’altro che rassicurante, dove anche l’arte che dovrebbe elevare e non ammiccare viene sacrificata e barattata per i propri interessi personali. I suoi quadri non saranno certo dei capolavori, ma come lei stessa ammette sono ispirati dal cuore.

E siamo sicuri che anche in questo film, considerato “minore” e poco riuscito il genio di Burton è sempre in agguato. Basta saperlo vedere con occhi diversi, o forse più grandi e lasciarsi conquistare dalla meravigliosa Amy Adams, che ci regala una Margareth da premio Oscar.

Laura Pozzi

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