Il ritorno alle origini delle tartarughe marine

Da tempo è noto che le tartarughe marine sono solite nidificare nelle spiagge d’origine, quel che non era chiaro è come riuscissero a ritrovarle. Considerando che sono animali capaci di percorrere lunghissime distanze (per esempio, una tartaruga marcata a Santa Maria di Leuca, in Puglia, è stata ritrovata del Golfo del Messico) si ipotizzava che avessero un sistema d’orientamento che le riportasse sul luogo di nascita.

La ragione per cui vi tornano, molto probabilmente, è che sono sicure di trovare la giusta combinazione di caratteristiche favorevoli: sabbia soffice, giusta temperatura, pochi predatori e facile accessibilità.
Nei principali siti di nidificazione (in Italia si trovano in Calabria ed in Sicilia) i nidi vengono recintati dagli operatori, utilizzando una griglia metallica infissa in profondità, segnalati con un cartello informativo e presidiati per tutta la durata dell’incubazione.
Il momento più delicato nella vita di una tartaruga marina, infatti, è sicuramente quello immediatamente successivo alla sua nascita. I piccoli usciti dal guscio impiegano dai due ai sette giorni per scavare lo strato di sabbia che sormonta il nido e raggiungere la superficie.
In genere col calare della sera si dirigono verso il mare seguendo la fonte più luminosa a disposizione che, in condizioni normali, è il riflesso della luna sulle acque.
In seguito alla massiccia antropizzazione delle coste, però, quante spiagge effettivamente consentono alle piccole di non finire in qualche stabilimento balneare o ristorante particolarmente illuminato? Per questo motivo gli operatori che custodiscono i nidi sono soliti accompagnare i loro primi passi illuminando la strada verso il mare con luci a led.
Questi primi metri in acqua, inoltre, sono pericolosissimi per loro a causa dei predatori. Solo una piccola parte dei neonati, purtroppo, riesce nell’impresa di sopravvivere sino all’età adulta.

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Per meglio capire il meccanismo di “ritorno alle origini” delle tartarughe la ricerca di Lohmann e Brothers, pubblicata su “Current biology” si è proposta di verificare l’ipotesi che sembrava più plausibile.

Studi precedenti avevano, infatti, dimostrato che durante le migrazioni le tartarughe si orientano grazie al campo magnetico terrestre. Per questo motivo anni fa era già stata ipotizzata una “memoria sensoriale” del campo magnetico proprio del loro luogo di nascita. Il metodo per la dimostrazione che i ricercatori hanno adottato è indiretto: si basa, infatti, sui cambiamenti del campo geomagnetico.
“Abbiamo pensato che se le tartarughe usano il campo magnetico per trovare la spiaggia natale, il naturale, lento cambiamento che si verifica nel campo geomagnetico dovrebbe influenzare il punto in cui nidificano” spiega Brothers.
Sono stati quindi presi in analisi anni di registrazioni dei punti di deposizione delle uova sulla costa della Florida della più grande colonia di tartarughe Caretta caretta del Nord America. Si è così notato che i diversi siti di nidificazione effettivamente si erano via via spostati in modo perfettamente conforme al cambiamento del campo magnetico.
Nello studio è stato evidenziato che quando il campo magnetico si è spostato avvicinando le firme magnetiche di luoghi tra loro vicini, i nidi si sono concentrati su una striscia più stretta di costa, mentre nel caso in cui le firme magnetiche si allontanano, le tartarughe depongono le uova in nidi tra loro più lontani.

caretta

La Caretta caretta è la tartaruga marina più comune nel Mediterraneo ed è minacciata dall’inquinamento marino, dalla riduzione degli habitat di nidificazione, dalle collisioni con le imbarcazioni, dagli incidenti causati dalle reti a strascico e da altri sistemi di pesca. La specie è inserita nella Lista rossa IUCN dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura fra le specie considerate ad alto rischio di estinzione. Per questo motivo preservare i siti di nidificazione è molto importante per la salvaguardia della specie.

Come in molti altri casi è l’uomo il pericolo maggiore per le tartarughe. Ancora oggi, nonostante le campagne di sensibilizzazione, questi rettili vengono uccisi anche solo perché considerati un fastidio per i pescatori.

Le tartarughe potrebbero raccontare, delle strade, più di quanto non potrebbero le lepri.
(Khalil Gibran)

 

Serena Piccardi

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