Supermassive Black Hole

“Nello spazio siderale c’è un enorme buco nero 
non ti ci puoi avvicinare perché quello si mangia tutto 
è un problema allucinante 
ma l’umanità non è mai stata informata 
e non lo sente come un pericolo incombente 
spesso la gente rimane indifferente”
(Supermassiccio, Elio e le storie tese)

Pensavano fosse una comune stella, anche abbastanza vicina al nostro sistema solare, invece si trattava di un quasar collegato ad un buco nero supermassiccio distante poco più di 12 miliardi di anni luce. Rispettivamente del più brillante quasar e del più massiccio buco nero mai scoperto in tempi così primordiali.

Parliamo dei primordi della storia dell’universo perché ricordiamo che la luce impiega un certo tempo per arrivare fino ai nostri occhi, infatti, più un oggetto ci appare distante tanto più l’immagine che ne abbiamo risalirà ad epoche ancestrali.

I quasar sono probabilmente gli oggetti più luminosi dell’universo, molto distanti dalla Terra e in grado di emettere enormi quantità di energia. Attualmente sono interpretati come regioni che circondano buchi neri supermassicci situati al centro di una galassia. L’intenso campo gravitazionale di tale buco nero, infatti, attrae gas e polveri che creano una sorta di disco di accrescimento luminoso tutto intorno.

An artist’s rendering of the most distant quasar

Si ritiene che la maggior parte della galassie primordiali contenesse buchi neri di dimensioni colossali. Buco nero e relativa galassia ospitante si sarebbero sviluppati assieme nel periodo compreso tra 300 e 800 milioni di anni dopo il Big Bang, in cui l’universo era ancora “giovane”.

Varie ipotesi sono state formulate per spiegare la formazione dei buchi neri giganti, secondo i modelli attuali la loro origine è riconducibile alle prime fasi della storia dell’universo.

Nell’immagine sottostante potete vedere un diagramma relativo all’origine e all’espansione dello spaziotempo; il tempo aumenta da sinistra a destra, a partire dal Big Bang fino ai giorni nostri.

CMB_Timeline300_no_WMAP

Sullo studio recentemente pubblicato su Nature, il team di ricercatori internazionale capitanato da Xue-Bing Wu dell’Università di Pechino, conferma l’esistenza di un buco nero con una massa di 12 miliardi di masse solari risalente a soli 875 milioni di anni dopo il Big Bang. Si tratta di uno dei più giovani buchi neri mai individuati, il più massiccio e luminoso mai registrato a tali distanze.

Il suo diametro è circa sette volte il diametro dell’orbita di Plutone e il quasar corrispondente, etichettato come SDSS J0100+2802, ha una luminosità pari a 420’000 miliardi di volte quella del Sole.

Non solo sono disponibili nuove informazioni sulla formazione delle galassie massicce e sulla correlazione tra la formazione delle stelle e il processo di accrescimento dei quasar, ma anche sui gas presenti nello spazio intergalattico dell’universo primordiale. Infatti, trattandosi di un oggetto molto luminoso, studiandone lo spettro della luce si possono ottenere informazioni sui gas che attraversa nel suo viaggio.

I buchi neri non sono dopo tutto così neri: essi risplendono come un corpo caldissimo, e quanto più piccoli sono tanto più risplendono. Così, paradossalmente, i buchi neri più piccoli potrebbero risultare in realtà più facili da scoprire di quelli più grandi!
(Dal big bang ai buchi neri, Stephen Hawking)

 

Serena Piccardi

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