Blackhat – Michael Mann

Hong Kong e Chicago, due metropoli geograficamente e ideologicamente agli antipodi costrette a collaborare per neutralizzare un “hacker cattivo” (il blackhat del titolo), che insinuandosi nei sistemi operativi di tutto il mondo rischia di mandare in tilt l’intero pianeta.

La scelta di scongiurare il peggio, ricade su Nick Hathaway, uno che la materia la conosce bene, dal momento che si trova in prigione proprio per aver ideato il programma informatico, su cui si basano i terroristi virtuali. Liberato dalle sbarre, il nostro si metterà subito sulle tracce del nemico invisibile, supportato dai servizi segreti americani e cinesi. La missione, non è  tra le più semplici e la guerra che ne scaturisce, tra le più tradizionali, ma detta così, il film rischia di passare per l’ennesimo blockbuster cibernetico, tutta azione e niente cervello.

Ma se alla regia, troviamo un certo Michael Mann, sappiamo bene di trovare molto, ma molto di più. E il fatto che la pellicola sia stata un flop clamoroso ai botteghini americani, ci fa ben sperare. A chi non conosce il regista, consiglio di buttare un occhio alla sua filmografia e abbandonarsi alla visione di qualche sua opera. Mann è essenzialmente un regista d’azione (almeno in apparenza), che non si limita a questo e la sua peculiarità, l’ha portato ad essere un outsider nello star system hollywoodiano.

Il film, rispecchia indubbiamente il genere a cui appartiene come dimostrano le quattro scene d’azione ad alto tasso adrenalinico, ma se ne distacca con la giusta disinvoltura per puntare lo sguardo su ciò che veramente gli interessa: l’uomo, che complice una società che tenta di smaterializzarlo si trova a combattere fantasmi del passato (chiaro il riferimento all’11 settembre), ma sopratutto del presente che con l’avanzare del digitale elimina emozioni e sentimenti.

Mann, a dispetto dei suoi anni, che sono ben 72, cerca di recuperare tutto il romanticismo possibile, che si nasconde nelle strade, nei grattacieli nelle insegne a neon, ma sopratutto nella nascente storia d’amore tra Nick e Lien graziosa fanciulla chiamata anch’essa a collaborare alla missione. I suoi, sono personaggi che ancora sanno amare e proprio in virtù di questo vivono. E anche se la realtà e il futuro che si prospettano, non sono tra i più rassicuranti il film di Mann con il suo portentoso finale ci da una ragione in più per scegliere una vita meno virtuale e più materiale.

Laura Pozzi

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