Tempo instabile – Marco Pontecorvo

Titolo curioso ed inevitabilmente metaforico questo di Marco Pontecorvo, che per la sua seconda regia punta tutto sulla commedia (ma non troppo) sociale, con incursioni western.

Nella tranquilla e fittizia cittadina di Sant’Ugo, nelle Marche, Ermanno e Giacomo amici da una vita, gestiscono un’azienda di divani che è sull’orlo del fallimento con previsioni tutt’altro che rosee per i poveri dipendenti. Non avendo nell’immediato un piano di salvataggio, i due si ritrovano improvvisamente a diventare dei potenziali miliardari, quando nel terreno antistante l’azienda scoprono di aver trovato il petrolio. La notizia all’inizio resta segreta (eccezion fatta per John Turturro, che in veste di esperto consiglierà i due sprovveduti sul come gestire la nuova ricchezza), ma con il passare dei giorni, si scatenerà una vera e propria guerra (sopratutto di “vedute”), che metterà in serio pericolo la loro amicizia e l’equilibrio della piccola comunità marchigiana, alle prese con un “gigante” inaspettato. In mezzo a tanta instabilità, ecco intravedere delle probabili schiarite, rappresentate dai giovani, spesso ignorati o trattati senza la giusta considerazione.

L’idea di partenza è buona, le intenzioni più che nobili e trattandosi di un film italiano, fa sempre piacere inoltrarsi in territori dove è possibile coltivare una propria idea di cinema. Tra l’altro Pontecorvo è un ottimo direttore della fotografia e fiuto per luce ed inquadratura sono fuori discussione. Solo che essendo alla sua seconda opera, mette troppa carne al fuoco e il film fatica ad assumere una propria identità.

Se le visioni manga di Tito (il figlio di Giacomo), che immagina di combattere un mostro minaccioso, rappresentano dei piacevoli intermezzi animati, che imprimono alla storia freschezza ed originalità, il susseguirsi degli eventi non sempre risulta comprensibile. Si avverte qualche “vuoto” di sceneggiatura, dovuto probabilmente ad una tematica, non certo facilissima da trattare.

Quel che risulta chiaro è come la presunta o reale presenza dell’oro nero, sia capace di scatenare guerre non solo a carattere globale e come tutte le speranze degli italiani di uscire dalla crisi economica siano ormai affidate a lotterie o colpi di fortuna inaspettati. Su questo, la storia di Pontecorvo è encomiabile, così come la grande fiducia, dimostrata verso i giovani e sintetizzata nell’illuminante citazione zen di Tito che ammonisce il padre esortandolo (quando le cose vanno male) a non maledire il buio, ma ad accendere una lampada.

Laura Pozzi

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