Giallo nel Pleistocene

La vittima è stata colpita ripetutamente, almeno due volte, sulla testa. Questa è la più che probabile causa della morte dell’uomo ritrovato in una grotta delle montagne presso Atapuerca, in Spagna. La scientifica non ha dubbi: il corpo è stato spostato dopo la morte.

Il difficile sarà assicurare l’assassino alla giustizia dal momento che il delitto è avvenuto più di 400 mila anni fa!

Abbiamo già accennato, nella primissima puntata della vostra rubrica di scienze preferita (piccola licenza umoristica), al famosissimo sito archeologico di Sima de los Huesos. Si trova presso il piccolo comune di Atapuerca, nel nord della Spagna e, per la sua importanza, è stato inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità istituita dall’UNESCO.

Nello specifico, il sito consiste in un pozzo naturale profondo più di 10 metri nel quale sono stati ritrovati quasi 7000 fossili umani, corrispondenti ai resti di almeno 28 ominidi vissuti nel medio Pleistocene. Fra loro c’è il “proprietario” del più antico genoma mitocondriale di un ominide mai analizzato dai ricercatori.

Nell’immagine sottostante potete vedere uno scorcio della Sierra di Atapuerca, mostrante il sito.

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Date le premesse potrebbe trattarsi del “cimitero” più antico mai scoperto (notare le virgolette, come espressione è un po’ azzardata).

Riprendendo il discorso iniziato nella puntata dell’8 gennaio, i resti di quelli che possono essere definiti i primi europei mostrano un quadro piuttosto variegato; proseguono, infatti, le ricerche dei paleoantropologi per determinarne i “legami di parentela” evolutiva. Dotati di caratteristiche che li pongono fra Homo heidelbergensis e neanderthalensis ma che li avvicinano molto all’uomo di Denisova, molti dei resti trovati sono perfettamente conservati, specialmente alcuni crani.

Si sa che lesioni e scalfitture sono danneggiamenti che normalmente si ritrovano in reperti del genere ma riuscire ad attribuirne le cause ad episodi di omicidio non è affatto facile. Ricordiamoci che si tratta di ossa risalenti a circa 430’000 anni fa.

Eppure, utilizzando le moderne tecniche in dotazione alla polizia scientifica, è stato possibile ipotizzare che il detentore del cranio numero 17 sia stato colpito a morte da un altro individuo, identificando così il primo omicidio documentato della storia.

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Dall’analisi della forma e del contorno delle lesioni si è visto che sono state prodotte peri mortem e, dall’assenza di segni di denti, si è escluso che la causa sia da ricercarsi in un’aggressione da parte di un predatore. Gli autori dello studio pubblicato su PLoS One concordano anche sul fatto che non si trattò di un incidente, di una caduta per esempio. Per la forza utilizzata e l’uso di un oggetto contundente sono propensi a credere che si sia trattato di un’uccisione intenzionale.

L’ipotesi dell’omicidio lascerebbe spazio anche alle implicazioni riguardo una possibile forma primitiva di sepoltura cerimoniale dal momento che difficilmente l’avvenimento potrebbe essersi verificato sul fondo di una buca profonda 13 metri.

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La cavità naturale che ha il nome di Sima de los Huesos continua a far parlare di se nell’ambito paleoantropologico, presentando non solo una straordinaria abbondanza di fossili di ominidi ma anche, a quanto pare, più di un primato per gli studiosi: dal più antico DNA mitocondriale al primo omicidio mai scoperto.

Nella speranza di non vederne mai un plastico a Porta a porta vi do appuntamento a giovedì prossimo!

Non voglio difenderlo, chiaro, ma lo troviamo nei testi fondamentali di ogni religione. Caino uccide Abele e il mondo conobbe l’omicidio. È naturale come morire di vecchiaia. (Wolverine)

 

Serena Piccardi

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