Take a walk in the “outback”: la cittadina sotterranea di Coober Pedy

Città sotterranee per far fronte alle temperature esterne, troppo elevate o troppo rigide, e al sovraffollamento urbano. C’è chi sostiene che sia questa la tendenza per il futuro e l’ultima frontiera dell’ecosostenibilità edilizia, che garantirebbe isolamento termico e la stabilità della temperatura interna degli edifici.

Come sappiamo, quella delle città sotterranee non è una novità dei nostri tempi, bensì un’idea ispirata a numerosi insediamenti del passato, oggi per lo più disabitati e divenuti siti di attrazione turistica. Dalla città sotterranea di Monte Cheyenne, che fu sede del Comando di Difesa Aereospaziale del Nord-America, alla città turca di Derinkuyu, nascondiglio per i cristiani perseguitati; dall’Underground City di Pechino, costruita durante la guerra fredda per timore di una attacco nucleare, alla metropoli ubicata sotto Montreal, che con i suoi 32km di tunnel, università e uffici è il complesso sotterraneo più grande al mondo. E ancora, la cittadina canadese di Moose Jaw, sotto le cui strade, durante il proibizionismo, venne costruita una fittissima rete di tunnel, ancora agibili.

Canada, Stati Uniti, Europa, Cappadocia, Finlandia, Australia e Cina ci mostrano ancora oggi, con progetti edilizi realizzati nel passato e programmati per il futuro, le tracce di un arduo connubio tra l’uomo e il sottosuolo, spesso imposto da necessità estreme e talvolta da un desiderio di espansione a 360°, che sfida le leggi della natura.

Il Progetto Amfora (Alternative Multifunctional Underground Space Amsterdam) è, ad esempio, un tentativo moderno di far fronte, in maniera più o meno condivisibile, al restringimento degli spazi urbani. Prevede la costruzione di ben 50 km di tunnel sotto la superfice della città olandese, dove sarà possibile trovare supermercati, cinema, teatri, piscine, parcheggi e campi sportivi.

Anche l’America Latina non vuole rimanere indietro e a Città del Mexico si pianifica l’edificazione di spazi abitativi e commerciali nell’ambito del Progetto Earth Scraper, che prevede la creazione di 65 livelli sotterranei posti a piramide rovesciata, con una base in vetro per filtrare la luce proveniente dall’esterno.

Tra rozzi rifugi, cunicoli, progetti edilizi lussuosi e ultramoderni un caso particolare è rappresentato da Coober Pedy. Qui l’espressione “down under”, spesso utilizzata dagli inglesi per riferirsi alla terra dei canguri, ha un altro significato. Siamo infatti nell’Australia meridionale, 846 chilometri a nord di Adelaide sulla Stuart Highway, in una cittadina perduta nel deserto che ha la particolarità di essere una vera e propria città sotterranea attualmente abitata.

DANGER

La cittadina cosmopolita conta circa 3500 abitanti provenienti da 45 Paesi, di cui la metà dimora stabilmente nel sottosuolo in oltre 1500 dug-outs, tipiche unità abitative sotterranee. L’umidità è regolata da un sistema di sfiatatoi, che spuntano dal terreno come inaspettati comignoli, mentre la roccia aiuta a mantenere le temperature costanti durante l’anno. Non parliamo solo di abitazioni, ma di negozi, chiese, musei, una galleria d’arte e ceramica, bar, alberghi, ristoranti, piscine e persino un campo da golf privo d’erba, distribuiti all’interno della labirintica rete di cunicoli e tunnel.

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Non case rustiche e sporche come si potrebbe pensare, ma abitazioni fornite della gran parte dei confort, con corrente elettrica, rete idrica e connessione internet.

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La vita sulla superfice sarebbe molto più ostica, a causa dell’afa soffocante di giorno e del gelo notturno. Nel periodo estivo, che va da novembre a marzo, le temperature possono infatti raggiungere anche i 45 °C, a fronte dei circa 20°C del sottosuolo.

Ma cos’altro ha spinto gli abitanti di questa cittadina a stanziarsi proprio qui e ad optare per una così stravagante scelta di vita?

Gran parte di queste peculiari case è di proprietà delle famiglie dei minatori che lavorano nell’area, poiché Coober Pedy è prima di tutto un’importante città mineraria.

Nel gennaio 1915 Jim Hutchison, suo figlio di 14 enne William, PJ Winch e M. McKenzie si avventurarono invano nell’area alla ricerca di oro. Durante la spedizione Willie notò pezzi di opale sulla superficie del terreno facendo la fortuna della zona, nella quale oggi su quasi 5.000 chilometri quadrati esistono 70 campi di estrazione di opale, che non hanno mai smesso di produrre l’agognato minerale.

Con il completamento della Trans Continental Railway giunsero nella zona molti lavoratori edili, che decisero di sviluppare la città al “piano inferiore”. Assunse il nome attuale nel 1920, anglicizzando la parole aborigene kupa (“uomo bianco”) piti (“buco”). L’estrazione mineraria non è solo la principale risorsa economica del luogo, ma la ragione della stessa fondazione della città: Il 70% della produzione mondiale di opali ha luogo in questa zona arida e inospitale, tanto da definirla la capitale mondiale dell’opale. Il sopraggiungere di molti migranti europei dopo la Seconda Guerra Mondiale portò l’industria estrattiva ad espandersi rapidamente, trasformando presto Coober Pedy in una moderna città mineraria. Tra i disagi, il tipico problema delle aree desertiche, ovvero la carenza d’acqua, è stato in parte risolto grazie a un costoso processo di trattamento e di trasporto, che garantisce l’approvvigionamento idrico grazie a una fonte sotterranea posta a 24 chilometri di distanza e limita il diritto all’acqua a 60 litri a settimana.

Ma veniamo alla preziosa opale: è una forma di silice, chimicamente simile al quarzo, ma contenente acqua all’interno della struttura minerale. Opale più prezioso contiene generalmente 6-10% di acqua ed è composto da piccole sfere di silice disposte in modo regolare. Ne esistono molte varietà, di cui una senza valore, in cui le sfere di silice possono essere assenti, troppo piccolo o irregolarmente disposte per produzione i tipici e preziosi colori della gemma.

opaleHandful Of Raw Uncut Opal, Quarter Million Dollars Worth, Coober

Un lento deposito geologico di un gel colloidale di silice a bassa temperatura consente la sua formazione. L’opalescenza, ovvero il gioco di colori e di luce dell’opale, è dovuta all’ interferenza e alla diffrazione della luce, causata dalla regolare disposizione delle sferette di silice, simile a quella dei cristalli. La gamma cromatica è determinata invece dal diametro e dalla spaziatura delle suddette sfere: piccole sfere producono opale di colore blu, mentre le sfere più grandi causano il colore rossonera (opale di fuoco). Anche l’angolo di incidenza della luce condiziona il colore, che cambia o scompare ruotando la gemma. Molti fattori concorrono nel determinarne il valore: tonalità, lucentezza, pattern, ampiezza dei colori dello spettro, colore di fondo ed eventuali difetti. Quando si parla di tono del corpo di un opale si intende la oscurità dello sfondo, che va dal bianco al nero. Troviamo quindi l’opale comune, nobile, boulder, nera, d’acqua, di fuoco, xiloide e la ialite.  L’opale nera è la più rara e costosa d’Australia, la boulder e la nobile presenta il classico e suggestivo arlecchinamento, mentre la comune è una non gemma chiamata “pock”, di solito opaca e priva di colore

Dal 1987, a seguito della conclusione dei lavori sulla Stuart Highway, la cittadina ha iniziato ad attrarre visitatori. In molti scelgono di addentrarsi nel tessuto urbano sotterraneo e gli abitanti hanno presto pensato di sfruttare l’interesse nato attorno alla loro “scelta alternativa”, creando strutture che rendessero il turismo un’ulteriore fonte di sostentamento per la zona. L’idea di indossare un elmetto e avventurarsi tra filoni di opali ancora visibili nei labirintici cunicoli è fonte di attrazione per molti, non a caso la CNN inserisce Coober Pedy tra le dieci destinazioni da visitare assolutamente nel 2015, soprattutto in occasione dell’anniversario della sua fondazione. Underground hotel di lusso e ostelli sorgono anche a 7 metri di profondità, tra un attacco claustrofobico e l’altro trascorrere la notte a Coober Pedy è senza dubbio un’esperienza singolare.

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Gli operatori turistici sono riusciti a sfruttare davvero ogni peculiarità di questa zona impervia, prevedendo anche insoliti tour ed escursioni. Prime tra tutte quelle alle miniere, dove i turisti raccolgono da soli le gemme di opale. Gli stessi pericolosi pozzi sono diventati parte del tour, da farsi sempre accompagnati da una guida, per evitare di cadere in qualche buca o di essere scambiati per ladri e sparati a vista. La vegetazione chiaramente scarseggia, per questo l’unico albero di Coober Pedy, costruito dalla popolazione utilizzando rottami di ferro e materiali di scarto, è simbolo molto importante per gli abitanti.

albero

Date le peculiarità del territorio, gli sport di corsa sono particolarmente diffusi: cavalli, motocross e bmx si sfidano nelle aride pianure dell’outback in numerose occasioni. Ma l’evento principale è prevedibilmente il Coober Pedy Gem Trade Show, la più grande fiera di commercio dell’opale del Paese, che si tiene ad aprile.

Altro elemento caratteristico è la Dingo Fence, la recinzione più lunga mai costruita dall’uomo sita a 15 km dalla città. Ben 5.300 km che vanno dalla costa est dell’Australia fino a Ceduna, sulla Grande Baia Australiana, per proteggere nel apssato gli allevamenti di pecore dai dingo.

The Dog Fence

I paesaggi lunari del suggestivo deserto australiano non sono da sottovalutare, non a caso numerosi film hanno trovato nella zona il proprio set: tra questi Priscilla, la regina del deserto, la serie di Mad Max, Pitch Black e Pianeta Rosso.

Dai panorami geologici alla Breakways Reserve al lago salato Eyre, come spesso accade uno degli spettacoli migliori è servito semplicemente alzando gli occhi al cielo: l’assenza di inquinamento luminoso rende l’outback notturno uno spettacolo inestimabile, regalandoci una volta celeste più luminosa degli opali sepolti sotto i nostri piedi. Godetevi lo splendore di entrambi!

Martina Masi

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