Scienza E.. E’ cultura!

A quanto pare circa il 40% degli italiani pensa che il Sole sia un pianeta.

Circa la metà della popolazione è convinta che gli antibiotici siano efficaci sia sui batteri che sui virus, stessa percentuale per chi non sa che un elettrone è più piccolo di un atomo.

Questi sono i dati di Observa – Science in Society del 2012 e mostrano comunque un trend positivo rispetto agli anni precedenti. A che punto siamo? Perché, in una società sempre più tecnologica, le conoscenze scientifiche non sono ancora considerate basi culturali?

Nella stesura di questa rubrica cerco sempre di spiegare i concetti scientifici necessari alla comprensione delle notizie nel modo più semplice possibile. Questo non solo per rendere la lettura più fluida ed immediata, ma anche perché, soprattutto su alcuni argomenti in ambito scientifico, non tutti hanno le basi per poter apprezzare a pieno l’importanza e il significato profondo che una ricerca, una scoperta o un ritrovamento portano con se.

Come mai, infatti, risulta più semplice comprendere il rilievo che hanno, per esempio, il ritrovamento di un Caravaggio o di un manoscritto di Leopardi rispetto alla scoperta di un ominide ormai estinto o di tracce della presenza di acqua su altri pianeti? Perché se non hai letto La coscienza di Zeno sei un ignorante mentre se non conosci la legge di gravitazione universale è normale?

Sul tema della scienza come parte di un percorso culturale che comprenda la storia, le arti e l’evoluzione del pensiero filosofico, ha scritto tempo fa un articolo Carlo Rovelli, fisico italiano noto anche per essersi occupato di storia e filosofia della scienza. Cito testualmente: In Italia, quando si dice “cultura”si pensa spesso, ahimè, a musei e opere liriche, quando non ai formaggi col miele delle valli. Cose preziose, per carità, ma non è qui la cultura. La cultura è la ricchezza e la complessità del nostro sapere, l’insieme degli strumenti concettuali di cui dispone una comunità per pensare a sé stessa e al mondo. 

Purtroppo la dicotomia cultura classica-cultura scientifica al giorno d’oggi, soprattutto in occidente, regna ancora sovrana. E’ il momento per rendersi conto che sono aspetti del sapere che si compenetrano e sostengono a vicenda e, da questo, trarre tutte le conseguenze possibili dal punto di vista educativo e comunicativo.

Suona molto strana tale distanza fra i due aspetti in un paese come il nostro, che ha dato i natali a personaggi come Leonardo, esempio lampante di come due rami considerati lontani come arte e scienza possano fondersi in modo armonico e geniale. Dell’intrinseco legame fra arti figurative e scienze naturali ne abbiamo già parlato qui.

Mentre i dati sull’alfabetizzazione scientifica dicono che tutto sommato siamo nella media europea, spaventano quelli relativi agli Stati Uniti dove, infatti, proliferano movimenti anti-vaccini e sono in moltissimi a non “credere” nella teoria dell’evoluzione. Che l’Italia sia un paese di buongustai è risultato evidente, sempre da fonti Observa, nelle domande relative al cibo; l’80% dei nostri concittadini si dichiara preoccupato per la sicurezza del cibo che mangiano. Del resto è noto che oltreoceano sono preoccupati per i vaccini e noi siamo refrattari all’introduzione degli OGM. Lungi da me criticare tale posizione, se questa è giustificata da una conoscenza profonda dell’argomento e non dal pregiudizio in se per un argomento sconosciuto o, peggio ancora, per “sentito dire”.

Il problema della carenza di cultura scientifica, come si può vedere, crea pesanti ricadute nei dibattiti etici e politici di un paese. Come si fa a valutare un certo tipo di scelte se non si hanno le basi per comprendere a pieno i meccanismi scientifici che vi sono dietro? Come possono tali basi non essere considerate fondamentali per lo sviluppo di un pensiero consapevole?

Sarò di parte ma ritengo che più formazione in campo scientifico equivalga a più consapevolezza, del singolo come della società. La differenza di opinioni è preziosa se è consapevole, non ha lo stesso valore se indotta da mode, dicerie o superstizioni.

Navighiamo in un mare di informazioni e spesso su internet si fa fatica a distinguere la bufala, alimentando, fra l’altro, sempre più teorie prive di fondamento.

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La percezione delle tematiche scientifiche è spesso deviata anche a causa del basso livello di certi programmi televisivi che propugnano fantomatici “misteri” scientifici, da certi articoli di giornale che creano allarmismi ridicoli ed infondati e nell’ignoranza in materia che dilaga in ogni settore, a partire dalla classe dirigente.

Non c’è da stupirsi poi se anche su argomenti scientifici c’è poca fiducia nei confronti dell’autorità.

Personalmente posso testimoniare l’ignoranza diffusa nelle scienze della natura, che spesso si rivela nella mancanza di rispetto per altre forme di vita e per l’ambiente in genere. Vero è che a volte non si conosce neanche il significato delle parole in certi ambiti… Avessi un centesimo per tutte le volte che mi sono sentita chiedere “Hai studiato scienze naturali, sarebbe biologia, no?”.. ed è già è un passo avanti rispetto a chi confonde naturalisti con naturisti!!

Ci si lamenta, inoltre, dei problemi legati all’ambiente come se noi non fossimo la causa, come se l’azione del singolo non avesse ricadute. Del resto un altro dato che emerge è che, anche su un tema a noi caro come quello del cibo, siamo i meno propensi a credere che i comportamenti individuali possano avere in futuro un impatto sulla sua disponibilità e qualità.

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A parte certi sfondoni macroscopici che fanno anche ridere (cosa verrà fuori dall’accoppiamento fra conigli selvatici e gatti, conatti? Gattigli?), l’innumerevole quantità di imprecisioni e fraintendimenti creati da un certo tipo di comunicazione contribuisce a mantenere basso il livello della nostra cultura scientifica. Ritengo che la mancanza di conoscenza sia un pericolo per se stessi, può essere una debolezza di cui persone con pochi scrupoli possono approfittare.

Evitando volutamente di entrare nel tema della formazione offerta dalla scuola e dalla necessità di svecchiare certe situazioni, circumnavigando l’importanza di investire nella ricerca intesa come mezzo culturale ed economico, arriviamo alla cura della comunicazione scientifica. Si tratta di un mezzo potente, che come tale andrebbe usato, per non diventare complici di quell’arretratezza culturale e di quella scarsità di rispetto nei confronti della materia che può portare solo ad un progressivo deteriorarsi del rapporto tra la scienza e la società. Senza la scienza si arretra, socialmente ed economicamente. E culturalmente.

Siamo tra noi e non credo proprio che serva specificare che il Sole non è un pianeta bensì una stella e che gli antibiotici combattono le infezioni batteriche (e non i virus!!!); per voi che di scienza siete curiosi, vi segnalo la Notte dei Ricercatori, domani 25 settembre.

http://www.nottedeiricercatori.it

Si tratta di una simpatica iniziativa presente in 22 città d’Italia in cui gli scienziati raccontano la loro ricerca ed il relativo impatto sulla società tramite esperimenti pratici, spettacoli scientifici, attività per bambini, visite guidate dei laboratori, quiz su argomenti scientifici e così via.

Tutto questo perché si può imparare in maniera divertente e per stimolare la curiosità, senza la quale, “sei bello che morto” (Frank – Scent of a Woman).

L’avvenire è dei curiosi di professione. (Jules e Jim)

 

Serena Piccardi

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