Vita SU Marte o vita DA Marte?

La notizia è rimbalzata su tutte le testate, pagine web e telegiornali: la NASA ha annunciato la presenza di acqua salata sulla superficie di Marte. Nella storia dell’astronomia non è la prima volta che si da tale annuncio, tant’è che anche in questa giovane rubrica abbiamo già trattato l’argomento da un punto di vista storico, analizzando i dati raccolti e le ipotesi che si sono succedute nel tempo. C’è davvero qualcosa di nuovo a riguardo? Perché è così importante trovare acqua su altri pianeti?

In una delle precedenti puntate delle Cronache Darwiniane avevamo riassunto le informazioni che abbiamo ottenuto negli ultimi anni sulla presenza di liquidi (e conseguente possibilità di vita) su Marte; dalle tracce di metano alle strutture detritiche che indicano il passaggio di acque in epoche non molto remote.

Per rinfrescare la memoria, eccovi il link:

http://virgoletteblog.it/2015/07/02/cronache-darwiniane-26

Lo studio recentemente pubblicato su Nature Geoscience si basa sui dati spettroscopici forniti dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter della NASA relativamente alle strutture superficiali (Recurring Slope Lineae) presenti sulla superficie del pianeta. Tali strutture, come abbiamo visto, erano già note nonché oggetto di studio.

Di dimensioni inferiori ai 5 metri, sembrano “rivoli prodotti da scorrimento” che mostrano un andamento stagionale; compaiono nelle stagioni calde e scompaiono con l’incedere della stagione fredda.

Rispetto alle analisi dei dati spettroscopici effettuate in passato, questo studio si avvale di un nuovo metodo che ha consentito di confermare la presenza di sali idrati nel terreno: il perclorato di magnesio, il perclorato di sodio ed il cloruro di magnesio. Per chi non se ne ricorda, Curiosity aveva dato notizia qualche tempo fa della presenza di perclorati di calcio.

Niente di particolarmente nuovo quindi? Magari niente di così eclatante ma le conferme, provenienti da due sistemi di diversa natura ed accompagnati da riflessioni nate in luoghi del mondo fra loro lontani, in casi come questo, non fanno mai male.

Ad ogni modo l’eccessivo insistere mediatico sulla vicenda mi ha portato ad una decisione: per quanto mi affascini il pianeta rosso, finché non vi si troveranno forme di vita prometto di non scriverne più!

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Veniamo ora alla parte più misteriosa della puntata di oggi, quella in cui parliamo dell’origine della vita. Si ritiene che l’acqua sia una delle componenti fondamentali per la nascita e lo sviluppo delle forme viventi e se ne cerca traccia su altri pianeti ma, a tutt’oggi, non abbiamo un vero e proprio modello standard che illustri come sia comparsa sul nostro, di pianeta.

Com’è evidente, l’argomento “acqua su altri pianeti” apre la strada all’argomento “vita su altri pianeti” e, perché no, anche a “vita DA altri pianeti”…

No, non mi riferisco agli UFO, bensì alla teoria per cui la vita sulla Terra sarebbe stata originata da microorganismi giunti sul nostro pianeta a bordo di frammenti di altri pianeti scagliati nello spazio ed in seguito catturati dall’attrazione gravitazionale terrestre. Del resto i composti organici sono abbastanza comuni nello spazio e potrebbero essere arrivati da noi grazie alle comete.

In particolare, alcuni ritengono che la vita si sia originata proprio su Marte, più piccolo e quindi più veloce nel raffreddamento, il pianeta rosso avrebbe permesso lo sviluppo dei processi che vedremo mentre sulla Terra faceva, per così dire, ancora un po’ troppo caldo.

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In ogni caso occorre rispondere alla seguente domanda: come si fa a passare dalla materia inanimata alla formazione di organismi viventi?

Si tratta di un problema non da poco, in particolar modo da quando sono state gettate via tutte le teorie che prevedevano “flussi vitali” all’origine delle piccole forme di vita, ossia da quando gli scienziati iniziarono ad elaborare teorie moderne.

Un primo abbozzo descrittivo del “brodo primordiale” lo dobbiamo a Darwin, che immagina un piccolo e tiepido stagno, contenente ammoniaca e sali fosforici, luce, calore, elettricità, ecc., in modo che una proteina fosse chimicamente prodotta pronta per subire nuovi e più complessi cambiamenti come teatro della prima scintilla vitale.

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Pur non avendo un modello univoco della ricetta per la vita comunemente accettato, c’è una base comune su cui gli studiosi concordano, la composizione qualitativa degli ingredienti: metano, ammoniaca, acido solfidrico, diossido o monossido di carbonio, fosfati e, ovviamente, acqua.

Negli anni cinquanta il famoso esperimento di Miller dimostrò che una serie di scariche elettriche (assimilabili a fulmini in una situazione naturale) in una miscela di metano, ammoniaca, idrogeno ed acqua sono in grado di innescare reazioni che portano alla sintesi di aminoacidi, composti organici fondamentali.

Da questo punto possono partire le varie ipotesi su come si sia passati da tali singole molecole (detti monomeri) alle lunghe catene di polimeri necessarie per l’autoreplicazione e la trasmissione dell’informazione.

Le ipotesi ed i risultati sperimentali a riguardo sono molti; si parla di modello a RNA, per chi ritiene che questo possa aver preceduto il DNA (la cui replicazione avviene in maniera complessa) come contenitore di informazione genetica per tutta una fase della vita sulla Terra e di “prima il metabolismo”, per chi immagina che anche prima della formazione degli acidi nucleici (DNA ed RNA) fosse possibile la replicazione da parte di vescicole prive di materiale genetico.

Esistono anche la teoria dell’autocatalisi, dell’argilla, il modello di Gold, il modello a lipidi, a polifosfati, dell’ecopoiesi… e chi più ne ha più ne metta!

Anzi, di recente, è stato proposto un modello per la replicazione delle prime molecole che prevede una serie di fasi guidate da variabili ambientali come temperatura, PH e salinità. Tale ipotesi è stata descritta su The Journal of Chemical Physics da Alexei Tkachenko e Sergei Maslov.

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Le ipotesi, come vedete, non mancano e non smetteranno di fornirci da studiare, ricercare ed immaginare scenari sia per l’origine del mondo biotico per come lo conosciamo, qui sulla Terra, sia per l’eventualità che condizioni simili sussistano altrove, nell’Universo.

Questa barocca stravaganza che, su questo pianeta, chiamiamo vita. (Richard Dawkins)

 

Serena Piccardi

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