Balthus, portavoce di una destabilizzante eleganza

Balthus, Jeune fille endormie, (1943, olio su tela, Londra, Tate Gallery)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Roma si prepara ad ospitare un interessante tributo ad un artista che, con la Città eterna, ebbe un rapporto di incondizionato amore.

Balthus (pseudonimo di Balthazar Klossowski de Rola, 1908-2001) risiedette nella nostra capitale per sedici anni, dal 1961 al 1977, in qualità di Direttore dell’Accademia di Francia a Villa Medici, lo splendido complesso che si incontra vicino a Trinità dei Monti andando verso il Pincio. E per l’occasione, proprio in questa sede, si potrà ammirare la sezione della retrospettiva a lui dedicata imperniata sul mostrare come si svolgeva la sua attività di pittore in quelle stesse stanze che aveva fatto restaurare con perizia ed un impegno creativo veramente notevoli (si occupò di ideare un modo per omaggiare le perdute decorazioni del passato senza riproporle pedissequamente e progettò l’illuminazione degli ambienti, in modo tale che fosse unificata, i lampadari necessari per dare questo effetto e alcuni pezzi di mobilio che mescolò all’arredamento di stile classico già presente nella villa). In alcune delle sue tele qui realizzate e ora temporaneamente esposte, come ne La Chambre turque del 1966, è facile identificare la stanza che fece da scenografia alla sua rappresentazione (e per l’occasione, questa stanza sarà aperta ai visitatori per la prima volta), mentre in altre il riferimento è volutamente più labile.

Img. 2 - Villa Medici

Balthus, La Chambre turque (1963-66, olio su tela, Parigi, Centre Georges Pompidou)

La produzione artistica in mostra alle Scuderie del Quirinale consta invece di circa centocinquanta opere, allestite seguendo un percorso cronologico che si è scelto di suddividere in momenti significativi e peculiari della sua arte. Ad esempio possiamo scoprire che, se nell’immaginario comune Balthus fu il pittore di giovanissime ragazze ritratte in pose vagamente erotiche, negli anni Trenta fu anche illustratore per un’edizione di Cime tempestose di Emily Brönte e per l’Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll. Due opere non casuali: lo stesso Balthus dichiarò la forte influenza che ebbero su di lui, suggestionandolo sotto vari aspetti.

Una passione, quella per il racconto per immagini, che caratterizza i suoi esordi artistici: aveva appena tredici anni quando, grazie all’interessamento del poeta Rainer Maria Rilke, amico intimo della madre che aveva riconosciuto il suo talento, vide pubblicato Mitsou, un racconto illustrato con disegni a inchiostro, che prendeva spunto dal suo gatto domestico.

Img. 3 - illustratore

Copia di Cime tempestose di Emily Brönte illustrata da Balthus

Balthus era cresciuto in un ambiente familiare particolarmente stimolante per la mente del futuro artista: da parte del padre, apprezzato storico dell’arte, poteva vantare nobili ascendenze polacche, mentre la madre, pittrice, fu nota proprio per la sua storia d’amore con Rilke, terminata a causa della morte del poeta nel 1926. Le origini tedesche della famiglia comportarono problemi per la permanenza a Parigi durante la Prima Guerra Mondiale, e determinarono diversi spostamenti da parte della famiglia, che vagò per vari anni tra la Germania e la Svizzera. L’instabilità familiare, sia nei rapporti fra i due genitori che a livello economico, non permise al giovane Balthus di poter compiere studi accademici, determinando, involontariamente, un approccio autodidatta personalissimo, per il quale non si sentì vicino a nessuna corrente artistica contemporanea. Piuttosto, lo studio dal vivo delle opere rinascimentali italiane, quelle di Piero della Francesca in testa, fu la sua maggior fonte di ispirazione nella composizione dei suoi quadri e nella capacità narrativa. L’effetto ottenuto ci consegna opere in cui il tempo sembra sospeso, immobile, le espressioni facciali sono distese e le pose assunte appaiono prive di tensione, anche quando risultano chiaramente innaturali.

Les enfants Blanchard, 1937

Balthus, Les enfants Blanchard (1937, olio su tela, Parigi, Musée du Louvre, lascito Picasso)

Come dicevamo, non è possibile inquadrare la produzione artistica di Balthus, ma sono rintracciabili le influenze che lo portarono a sviluppare il suo stile. Guardò alle opere dei nabis (in particolare Pierre Bonnard ed Édouard Vuillard), sentendo vicine alla sua sensibilità la commistione fra pittura, musica e letteratura, l’intento di ricercare purezza, sintesi formale, morbidezza di colori e le linee flessuose, trascurando la tridimensionalità e la forza espressiva; ammirò Cézanne e Matisse, si avvicinò alla ricerca surrealista frequentando i suoi esponenti (Giacometti fu un suo caro amico) senza mai farne parte, anzi, respingendone qualunque accostamento.

Per tanti versi si nota la conoscenza delle produzioni dei movimenti italiani e tedeschi a lui contemporanei, come Realismo Magico, la pittura metafisica e la Nuova Oggettività. Ma anche in questo caso, pur se sono ravvisabili chiare tangenze, non è possibile avvicinare questi stili al suo percorso, che appare una perfetta sintesi tra pittura antica e la modernità data dall’occhio che la raffigura, che propone scene che destabilizzano la borghesia benpensante dell’epoca. C’è un qualcosa di straniante, che scuote e perturba l’osservatore, spingendolo a superare alcuni limiti etici. Ad esempio, riguardo l’accusa mossa da più parti riguardo la raffigurazione di giovanette colte in atteggiamenti giudicati perlomeno ambigui, quando non esplicitamente erotici, Balthus continuava a ripetere che non era sua intenzione realizzare rappresentazioni pornografiche, ma stava solo investigando il momento in cui avveniva l’inevitabile perdita dell’innocenza per aprirsi ad un nuovo modo di intendere il proprio corpo. Capiva che era una realtà difficile da accettare e che poteva mettere a disagio  , ma che era anche ipocrita negare.

Img.5

Balthus, Thèrése rêvant (1938, olio su tela, New York, Metropolitan Museum of Art)

Lo capirono bene gli artisti che lo considerarono molto presto un grande pittore, probabilmente l’ultimo del Novecento. Lo stesso Picasso, che per stile si discostava in maniera significativa dall’arte di Balthus, acquistò una sua opera, Les enfants Blanchard, riconscendone il talento. Proprio come per Picasso, fu omaggiato dall’esposizione permanente di alcune sue opere al Louvre mentre era ancora in vita.

L’occasione è ghiotta, lascio i riferimenti per la visita.

Balthus, Roma, Scuderie del Quirinale (retrospettiva) e Villa Medici (atelier), 24 ottobre 2015 – 31 gennaio 2016

http://www.scuderiequirinale.it/categorie/mostra-balthus

http://www.villamedici.it/it/programma-culturale/programma-culturale/2015/10/balthus/

Pamela D’Andrea

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