E l’uomo incontrò il cane: le origini di un’amicizia che sfida i millenni

Benché appartenenti ad altre specie, gli animali domestici sono spesso considerati parte integrante della famiglia umana; vengono infatti nutriti, coccolati e, talvolta, addirittura vezzeggiati snaturandone, in parte, l’essenza animale.
Si sa che l’antenato del nostro migliore amico per antonomasia è il Canis lupus.. ma come siamo arrivati dal lupo selvaggio che corre nella steppa al chihuahua nella borsetta della signora in fila alla posta? 

Con i termini “animali domestici” comunemente si intendono tutte quelle specie che hanno subito un processo di addomesticamento ad opera dell’uomo e che, quindi, sono stati utili fin dall’antichità per la di lui sopravvivenza.
Nell’elenco figureranno quindi i classici animali di allevamento quali pecore, maiali, cavalli e galline ma anche e soprattutto il cane, il fedele compagno dell’uomo dall’alba dei tempi. Discorso a parte merita il gatto, per alcuni da tenere fuori da tale lista in quanto da non considerarsi addomesticato. Questa, però, è un’altra storia..

Le origini del cane non sono così chiare come si pensa. Si ritiene che si tratti di un discendente dei lupi, del lupo grigio in particolare.
L’ipotesi è sostenuta anche grazie alle ricerche di un gruppo di scienziati dell’Università della California capitanati da Robert Wayne che, nel lontano 1997, ha analizzato il DNA mitocondriale di centinaia di campioni provenienti da differenti razze di cani, diverse popolazioni di lupi, coyote e sciacalli giungendo alla conclusione che il progenitore dei cani sia proprio il lupo. Le due specie, infatti, differivano per l’1% del DNA, mentre le differenze con le altre specie si rivelarono ben più marcate.

Dei lupi e della loro conservazione ne abbiamo parlato in due puntate di approfondimento a maggio di quest’anno. Le trovate qui e qui.

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Il famoso etologo nonché premio Nobel Konrad Lorenz riteneva possibile che fra i progenitori del cane ci fosse anche lo sciacallo. Questo perché alcune caratteristiche comportamentali di questa specie la rendono un buon candidato ad aver originato almeno alcune delle razze di cani attuali. All’epoca, però, analizzare il DNA non era proprio pratica comune.

Del resto il problema della “nascita” del cane, per quanto riguarda epoca e luogo, è ancora aperto. Mentre gli studi di sequenziamento del DNA mitocondriale ne suggerirebbe un’origine estremo-orientale (sud della Cina) in un periodo compreso fra i 5000 e i 16.000 anni fa, i dati archeologici di epoca precedente indicano il Medio Oriente, la Russia e l’Europa come possibili zone di origine.

Lo studio intrapreso da un gruppo di ricercatori della Cornell University e della Stanford University è partito dall’evidenza che la gran parte della popolazione canina attuale non appartiene ad una razza pura ne ravvisabile perché “sporcata” da pochi incroci, bensì deriva da animali liberi che si sono riprodotti in modo naturale.
Di conseguenza, insieme agli esemplari appartenenti alle moderne razze canine, oggetti della ricerca, sono stati anche i “cani di villaggio” che dovrebbero conservare più degli altri le caratteristiche genetiche appartenute alla primitiva, antichissima, popolazione canina. I dati ricavati da questa ricerca hanno rimarcato la provenienza da regioni dell’Asia centrale ma in campo scientifico non si può dire che si tratti di un risultato definitivo.
Alcuni, infatti, hanno già fatto notare che non sono stati presi in considerazione per l’analisi i reperti fossili di cani ancestrali.

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Per la parte genetica, quindi, certezze non ne abbiamo.
Le origini del processo di domesticazione raccontano una storia anche più interessante. L’uomo e il lupo sono entrambi predatori, naturalmente competono per le stesse risorse: allora come siamo diventati tanto amici?

L’ipotesi attualmente più accreditata è quella proposta dai coniugi Coppinger, il domesticamento naturale del lupo a partire da un’iniziale selezione naturale di elementi meno abili nella caccia, ma con meno remore nei confronti degli esseri umani. Questi sparuti gruppetti avrebbero cominciato a seguire i primi cacciatori nomadi, nutrendosi dei resti dei loro pasti ma, al contempo, fornendo loro inconsapevolmente un prezioso servizio di guardia. Quest’idea nasce, in realtà, con Lorenz, che ne parla nel 1950 in “E l’uomo incontrò il cane”.

Proviamo ad immedesimarci nei primi gruppi di cacciatori-raccoglitori della nostra specie, ancora scarsamente armati e indifesi soprattutto nelle ore della notte, seguiti dai lupi come fossero ombre nel buio, pronte a sbafare tutti gli avanzi che lasciamo sulla nostra strada. Ben presto i nostri antenati si accorsero che i lupi, dotati di udito ed olfatto molto sviluppati, si accorgevano dell’avvicinarsi di pericolosi predatori durante la notte e che i loro ululati altro non erano che un prezioso avvertimento; la presenza dei lupi era diventata importante.
Si stabilirono in seguito nei pressi dei primi insediamenti umani e diedero il via ad una sorprendente cooperazione tra due specie di predatori, con reciproci vantaggi.

L’inevitabile passo successivo fu l’adozione di cuccioli di lupo.

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Questa faccenda dei reciproci vantaggi non vi fa venire in mente niente? Ovviamente si, parliamo ancora una volta di relazioni interspecifiche di reciproco vantaggio che co-evolvono nel tempo.
Le Cronache Darwiniane ne hanno parlato qui.

Si sa, l’unione fa la forza.. ed a volte, l’amicizia!

L’affetto per un cane dona all’uomo grande forza. (Lucio Anneo Seneca)

Serena Piccardi

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