YAWN – L’antica arte di comunicare sbadigliando

Lo sbadiglio è più contagioso del raffreddore.

E’ capitato a tutti noi (o quasi, come vedremo in seguito!) di non riuscire a trattenerci dopo aver visto o anche solo sentito un altro sbadigliare vicino a noi. Per molto tempo medici e scienziati hanno cercato le motivazioni che ci portano a sbadigliare e le interpretazioni sono state molte. Di recente, però, abbiamo trovato indizi significativi per svelare le origini del gesto più imitato del mondo, scopriamole insieme!

Sbadigliare è un’azione molto comune, non solo nella nostra specie; cani, gatti, topi, uccelli, persino i pesci sbadigliano.

Tuttavia, si tratta anche di uno dei gesti più prematuri che caratterizzano la nostra vita; sembra, infatti, che iniziamo a sbadigliare già dall’undicesima settimana dal concepimento. Questo non significa certo che il feto si annoi o che sia stanco, si pensa che si tratti di un comportamento legato allo sviluppo del sistema nervoso centrale.

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L’atto dello sbadigliare è un riflesso che inizia con una profonda inalazione, la faringe e la laringe vengono dilatate e il torace si gonfia, il diaframma si abbassa e la bocca si spalanca mentre gli occhi si socchiudono. All’inspirazione segue una rilassante espirazione, caratterizzata dal tipico suono liberatorio che il termine onomatopeico “yawn” (sbadiglio) anglosassone descrive perfettamente.

Il motivo di questo gesto tanto spontaneo, però, non è di facile spiegazione.

Lo sbadiglio è associato a stanchezza, noia, fame, persino stress ma perché il nostro corpo abbia questa particolare reazione è tutto da scoprire.

Si è pensato si trattasse di un meccanismo atto a rifornire il cervello di prezioso ossigeno e a liberarlo dall’anidride carbonica in modo da “svegliare” l’organismo da uno stato di torpore respiratorio. Si è visto, però, che non c’è correlazione fra la presenza di anidride carbonica nell’aria respirata e la frequenza degli sbadigli.

Si ritiene che in alcune specie formanti gruppi sociali lo sbadiglio sia un sistema per sincronizzare i ritmi di sonno-veglia, un modo per comunicarsi “è ora di andare a dormire, ragazzi!”. Seguendo questo filone interpretativo, è ipotizzabile pensare che si tratti di un gesto per condividere una qualche comunicazione di carattere sociale.

Una vecchia teoria vuole che si tratti di un modo per “raffreddare” il cervello in sovraccarico e un’altra che sia una manifestazione di frustrazione psicologica (!). Di sicuro dopo aver sbadigliato ci sentiamo meglio, motivo per cui potrebbe essere necessario in un momento in cui la realtà che stiamo vivendo non è proprio il massimo.

Dobbiamo anche ricordarci che si tratta di un fenomeno presente in moltissime specie animali e, probabilmente, non è il caso di attribuirgli significati troppo arzigogolati, eventualmente sarebbe opportuno attribuire a questo gesto più di una motivazione.

Segue una carrellata di immagini di animali che ritengono che la realtà che stanno vivendo sia un po’ troppo noiosa per i loro gusti.

Catsmob.com - The coolest pics on the net!Immagine 3 (9)Immagine 4 (5)

Fra discorsi sullo sbadiglio e foto come queste non avete ancora sbadigliato?

Forse non è abbastanza.

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Adesso?

Ad essere sincera ho sbadigliato copiosamente nello scrivere questa puntata e, soprattutto, nel selezionare le foto di soggetti sbadiglianti. Se per alcuni di noi basta infatti anche solo l’idea dello sbadiglio per stimolare la reazione di imitazione, siamo praticamente tutti sensibili allo stimolo visivo dell’altrui sbadigliare.

Mentre i motivi alla base dello sbadiglio non sono ancora propriamente chiariti, si fanno passi avanti nella ricerca sul perché sia contagioso. Abbiamo visto come potrebbe trattarsi di un tipo di comunicazione sociale ed, in effetti, persone affette da deficit di tipo sociale (a causa di malattie dello sviluppo o della personalità) non sono così “contagiabili”.

La chiave dell’irresistibile gesto sembra essere l’empatia.

Se la capacità di comprendere e di mettersi nei panni dell’altro è all’origine dell’imitazione provocata dallo sbadiglio, si spiega perché si è più propensi a rispondere allo sbadiglio di una persona familiare piuttosto che di un estraneo. Inoltre giustificherebbe il dato secondo cui i bambini iniziano a rispondere allo sbadiglio intorno ai 5-6 anni di età, momento in cui iniziano a sviluppare le capacità empatiche.

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Il percorso di studi che ha portato a tale conclusione non è stato privo di difficoltà e di risultati contraddittori.

Le ricerche sono state condotte sia sugli scimpanzé che sui cani. Per quanto riguarda il migliore amico dell’uomo gli studi contrastanti fatti in precedenza (alcuni “contagio si”, altri “contagio no”) sono stati riletti alla luce della ricerca del 2012 di Karine Silva che ha mostrato come i cani sono più propensi ad emulare lo sbadiglio del padrone rispetto a quello di altre persone. Era difficile, quindi, testare il cane prendendo come stimolo persone a lui sconosciute.

C’è da dire però che i cani, così come altri animali, sembra che rispondano sbadigliando anche a situazioni di stress.

Per testare gli scimpanzé sono stati usati video contenenti sbadigli di appartenenti al proprio gruppo familiare e di altri esemplari non imparentati. I risultati sono anche in questo caso positivi; l’empatia cresce con la vicinanza, la familiarità.

In altri casi, sempre secondo lo stesso criterio, si è visto che gli scimpanzé empatizzano con gli esseri umani molto più che con i babbuini ma potrebbe essere una conseguenza del fatto che, trattandosi di animali che vivono in riserve, sono abituati al contatto umano. Lo studio è di Campbell e de Waal che hanno deciso di mettere alla prova gli scimpanzé mostrando loro sbadigli di esemplari di una specie a loro sconosciuta, i babbuini.

Chimpanzee

Sommando i risultati anche di altri studi sembra, quindi, che lo sbadiglio sia un modo di comunicare originato dalla capacità di empatizzare con l’altro.

L’esperienza dell’empatia è comune all’uomo ed a molte altre specie animali, si sa, ma fa comunque una certa impressione il riscontrare quanto possiamo essere vicini a loro in alcune abitudini e gesti ancestrali.

È evidente che la simpatia, ovvero il comunicarsi delle passioni, si riscontra tra gli animali non meno che tra gli uomini. Frequentemente gli animali si comunicano l’un l’altro la paura, la collera, il coraggio. (David Hume)

 

Serena Piccardi

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