Il gene della lampada

Facciamo di tutto per nasconderlo ma siamo esseri umani e, come tali, invecchiamo.
Forse rifuggiamo l’aspetto che abbiamo in età avanzata perché ci ricorda che siamo mortali e non c’è crema, lifting, elisir che possa evitare l’inevitabile.
La scienza, però, ci dice che qualche indizio su come sarà e quando durerà la nostra vecchiaia possiamo ricavarlo. Indovinate da cosa?

Sarà che non mi sono ancora ripresa dalla recente dipartita di David Bowie ma oggi parliamo di durata della vita e di alcuni fattori che le sono intimamente legati.

Si sa che l’aspettativa di vita media nei paesi cosiddetti industrializzati è molto aumentata durante il secolo scorso. Nel nostro paese la vita media per entrambi i sessi ha raggiunto la bellezza di 82,6 anni, i più longevi al mondo sono i giapponesi con una media di 84 anni.
Anche se viviamo di più, l’ultimo addio ci spaventa sempre.
Ci sembra una forma di ingiustizia benché naturale perché alcuni di noi, è un fatto, se ne vanno molto più tardi di altri. Escludendo, infatti, fattori esterni come incidenti e delitti, restano comunque notevoli differenze nella durata della vita dei singoli individui.

Lui, per esempio, è arrivato a 116 anni.

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A quanto pare per qualcuno, la formula “100 di questi giorni”, funziona davvero!

E’ inutile ribadire che lo stile di vita è importante per vivere a lungo ma non è l’unico fattore in gioco. Se le vite medie in distinte regioni geografiche variano in misura consistente, si vede che qualcos’altro caratterizza i sapiens più longevi.

Infatti sul pianeta sono state identificate delle zone in cui le persone vivono più a lungo della media e nelle quali i centenari sono molto più frequenti che nel resto del mondo. Si chiamano Blue Zone e ne abbiamo una anche noi, in Italia. Si tratta della Sardegna; del genoma sardo ne abbiamo già parlato qui: http://virgoletteblog.com/2015/09/17/cronache-darwiniane-35/

Le altre aree “centenarie” sono: l’isola di Okinawa, in Giappone, la comunità avventista di Loma Linda, California, l’isola di Icaria, Grecia e la penisola di Nicoya, Costa Rica.

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Fra le caratteristiche comportamentali che accomunano le cinque zone troviamo il basso tasso di fumatori, la dieta a base prevalentemente vegetale, l’attività fisica moderata ma costante ed un forte senso di comunità.

Tutto molto bello (e invidiabile!) ma qui dobbiamo parlare ancora una volta di genetica. Già perché, come spesso avviene in questi casi, l’agognata longevità non dipende unicamente dallo stile di vita.
Confrontando il genoma dei centenari con quello di individui che hanno sviluppato le malattie tipiche dell’invecchiamento, un team di ricercatori della Stanford University e dell’Università di Bologna, ha identificato cinque geni che custodiscono il segreto della longevità. L’interazione fra genetica e ambiente fa si che i fortunati che hanno tale vantaggio genetico, però, lo possano sfruttare completamente solo se conducono uno stile di vita sano e salutare.

Il fatto che la durata della vita di una persona sia legata a quello che nasconde il suo DNA non è una gran rivelazione ma individuare i geni responsabili può avere interessanti risvolti. Staremo a vedere…

La scoperta più curiosa a riguardo è che la longevità è collegata al quoziente intellettivo.
Tempo fa uno studio dell’Università di Edimburgo analizzò i risultati dei test del QI che erano stati effettuati nel lontano 1932 sui bambini di 11 anni che frequentavano la scuola e, dopo aver ripescato tutti i partecipanti ancora vivi, aveva constatato un sorprendente legame.
I ricercatori appurarono che un vantaggio di 15 punti nel test per il quoziente intellettivo si era espresso in 21% di probabilità in più di sopravvivenza.

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Ora nuovi studi provenienti da tutto il mondo confermano questa correlazione ma, contrariamente a quel che si pensava, i fattori socioeconomici sono risultati essere molto meno incisivi. Ossia, il legame fra durata della vita e QI non è una semplice traduzione delle condizioni economiche e dello stato più o meno favorevole della classe sociale di appartenenza; componenti, queste, che incidono notevolmente sul benessere psicofisico dell’individuo.

Per verificare che si trattasse di un legame che va aldilà di tali fattori ambientali sono state prese in esame le coppie di gemelli, spesso la migliore evidenza sperimentale in genetica.
Lo studio di Arden e colleghi pubblicato su International Journal of Epidemiology ha portato risultati chiari: sono i geni a determinare la maggior parte del legame fra intelligenza e longevità.

Quello che risulta meno chiaro è il motivo.
E’ possibile che il maggior quoziente intellettivo conduca l’individuo all’adozione di uno stile di vita più salutare evitando, deliberatamente, comportamenti a rischio e abitudini poco sane. Ma potrebbe anche darsi che tali propensioni siano legate dagli stessi fattori genetici che contraddistinguono i più intelligenti.
Un’altra ipotesi è che il QI sia indice di efficienza del sistema nervoso.

In ogni caso, toglietevi dalla testa l’idea che il nostro destino sia scritto nei geni perché non è affatto così. Saranno anche determinanti per farci vivere a lungo ma l’ambiente che ci circonda ed i nostri comportamenti quotidiani lo sono altrettanto.
Ricordate le cinque aree “blu”? Oltreché qualche “trucco” genetico, hanno anche in comune certe caratteristiche comportamentali che, potranno non essere sempre decisive, ma male non fanno di sicuro!

Who wants to live forever…? (Queen – Who Wants To Live Forever)

 

Serena Piccardi

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