Piero della Francesca, rara sintesi di rigore e armonia

Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, pannello centrale appartenente al Polittico della Misericordia (1444-64, olio e tempera su tavola, Sansepolcro, Museo civico)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Quando una mostra si dota di un solido e non scontato progetto di indagine nei riguardi di un grande artista, può essere definita di diritto come uno degli eventi culturali dell’anno. È quello che accade oggi a Forlì, dove apre i battenti “Piero della Francesca. Indagine su un mito”.

Il nucleo delle opere autografe di Piero della Francesca (1416 ca.- 1492) esposto in mostra è piuttosto esiguo, perché l’intento è quello di mettere a confronto esempi di pitture cui ha guardato per costruire man mano il suo personalissimo stile (nomi che rientrano nel gruppo della prima generazione di pittori-umanisti, quali Andrea del Castagno per il vigore plastico, Beato Angelico per il senso del colore, Paolo Uccello per l’investigazione sulla prospettiva e, sopra tutti, il suo maestro, Domenico Veneziano, cui deve lo studio su come immergere le sue composizioni in una luce naturale) e mostrare il suo influsso sugli artisti delle corti presso le quali lavorò (tra i nomi più famosi, il ferrarese Francesco del Cossa, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano, il veneziano Giovanni Bellini e, in un reciproco aggiornarsi sulle novità fiamminghe, Antonello da Messina.) .

Perché lo studio compositivo e cromatico che aveva portato avanti venne immediatamente riconosciuto come rivoluzionario: non a caso Luca Pacioli suo conterraneo e contemporaneo, trattatista di testi matematici, lo definì “il monarca della pittura”, ammirato per aver sistematicamente impiegato il rapporto della sezione aurea nel costruire le sue prospettive degli ambienti (come veniva definita dallo stesso Pacioli, la “divina proporzione”).

Img. 2-Flagellazione

Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo (1463-64, tempera su tavola, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche)

L’opera che maggiormente offre l’idea di come questo studiatissimo sistema di proporzioni funzioni e restituisca spazi architettonici convincenti è la misteriosa

scena che rappresenta la Flagellazione di Cristo, eseguita durante la sua permanenza alla corte di Federico da Montefeltro. Il modo in cui scandisce gli spazi della rappresentazione, i rapporti di grandezza tra le tre figure in primo piano e i personaggi presenti nella scena di flagellazione fanno tutti capo a un complesso sistema di costruzione prospettica. L’artista, grande appassionato di matematica, aveva ravvisato nel rapporto aureo, che ricorreva in diversi contesti naturali, un senso di armonia e bellezza che veniva universalmente percepito e apprezzato, e al quale la sua arte aspirava.

Recentemente anche il programma Strinarte ha dedicato un’indagine approfondita sulla piccola tavola della Flagellazione urbinate, riportando le più recenti (e probabilmente convincenti) teorie sull’identificazione dei misteriosi personaggi in prima fila.

http://www.rai5.rai.it/articoli/strinarte-urbino-il-mistero-di-piero/32144/default.aspx

Altro aspetto caratteristico della sua pittura è il modo in cui la luce pervade la scena. È una luce irreale, idealizzata, della quale non si rintraccia la fonte diretta, perché ha l’importante compito di scolpire i volumi delle sue figure, di modo che ogni particolare sia sempre perfettamente leggibile. Nel suo modo di intendere la raffigurazione artistica, Piero della Francesca si dimostrò perfetto figlio del suo tempo, promulgatore dell’idea che l’uomo è misura di tutte le cose che lo circondano, e che tramite la ragione può controllare ogni aspetto della realtà, in questo caso come deve incidere la luce sulla scena per suscitare un perfetto sentimento di pacata armonia nella sua osservazione.

The Baptism of Christ

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo (1445, tempera su tavola, Londra, National Gallery)

Uno degli esempi più alti della sua arte è il Battesimo di Cristo, in cui i gesti delle figure coinvolte nella scena appaiono congelati ed eternati in quell’unico momento, ognuno interprete di concetti più profondi sottintesi nell’episodio evangelico.

Proprio partendo da questa opera vorrei mostrare quanti artisti, in tempi che potremmo considerare recenti, abbiano riconosciuto l’eccellenza della pittura pierfrancescana al punto tale da riprendere pose e volumetrie delle figure, il suo cromatismo e il suo senso della luce. Tutto questo avvenne dopo un lungo periodo in cui l’arte di Piero della Francesca venne considerata superata in tecnica ed inventiva dai tre grandi artisti del Rinascimento, ovvero Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio. E nel periodo barocco la monumentalità delle sue figure venne intesa come semplice staticità laddove si stavano piuttosto indagando e promuovendo gli esiti dell’impiego della linea sinuosa.

Solo a partire dalla metà dell’Ottocento, come conseguenza del recupero dell’arte precedente al mito di Raffaello e in sintonia con le teorie positiviste, che proponevano di nuovo un approccio più intellettuale all’arte, Piero della Francesca tornò ad essere il punto di riferimento per artisti appartenenti alle più svariate correnti pittoriche, finalmente riuniti in questa mostra.

Img. 4- Neofiti

Corrado Cagli, I Neofiti (1934, tempera encaustica su tavola, Roma, collezione privata)

Così, si possono riconoscere le puntuali citazioni in opere come I Neofiti di Corrado Cagli (dove il busto flesso dell’uomo che si sta spogliando riprende pressoché fedelmente la figura in secondo piano sulla destra, colto nello stesso atto prima della sacra abluzione) o la meravigliosa Silvana Cenni di Felice Casorati per la quale nell’allestimento della mostra è stato riservato un posto privilegiato per rendere palese il debito alla Madonna della Misericordia, ospitata nella stessa sala.

Lo sguardo rivolto verso il basso, l’espressione indecifrabile sono solo i primi spunti derivati dal loro raffronto. Anche l’originale dimensione del dipinto, un tempo presumibilmente quadrato, doveva tener conto del formato preferito da Piero della Francesca.

Img. 5- Silvana

Felice Casorati, Silvana Cenni (1922, tempera su tela, Torino, collezione privata)

Non furono solo artisti italiani a prendere lezioni dal maestro. Anche molti artisti francesi presero ispirazione, soprattutto per la resa geometrica delle figure (Cézanne, Seurat, Signac, Degas) o rimasero affascinati dalle atmosfere senza tempo, come fu per Balthus (lo avevo fatto presente anche nell’articolo a lui dedicato: http://virgoletteblog.com/2015/10/24/appunti-darte-28).

Sicura della validità di questa proposta, dove al di là dei raffronti si ha la possibilità di godere di un gran numero di interpretazioni diverse delle suggestioni pierfrancescane, vi lascio i riferimenti per la visita:

Piero della Francesca. Indagine su un mito, 13 febbraio – 26 giugno, Forlì, Musei San Domenico

http://www.mostrefondazioneforli.it/it/piero_della_francesca_indagine_su

Pamela D’Andrea

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

©2017 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?