Che strano chiamarsi Federico – Omaggio ad Ettore Scola

Ettore Scola, uno dei pilastri del cinema italiano, nonché uno dei pochi maestri rimasti a ricordarci, quanto fosse bello e possibile il nostro passato nella settima arte, ci ha lasciato il 19 gennaio scorso, tra tristezza e incredulità. Una perdita incalcolabile, sia dal punto di vista artistico, che da quello umano.

Questa settimana, prendendo spunto da ciò, la nostra rubrica, ha deciso di rendergli omaggio attraverso un insolito e preziosissimo documentario, che Scola realizzò nel 2013, in occasione del ventennale della scomparsa di un altro “gigante” di nome Federico Fellini. “Che strano chiamarsi Federico”, si potrebbe definire un film nel film, la storia di un’amicizia nata dopo il secondo dopoguerra nella redazione del “Marc’Aurelio”, giornale satirico molto in voga in quegli anni, che contava tra i suoi collaboratori firme illustri come Cesare Zavattini, Steno, Marcello Marchesi e molti altri.

Fellini, partito appena diciannovenne dalla natia Rimini, grazie alla sua inesauribile fantasia, non impiegò molto ad imporsi con notevole successo come disegnatore satirico e ideatore di numerose rubriche. Così mentre Federico creava vignette, il piccolo Scola (di undici anni più giovane), si divertiva non poco a commentarle insieme all’anziano nonno. Da lì a poco, i due sarebbero diventati amici inseparabili. Un’amicizia autentica, raccontata attraverso la finzione, fatta di rispetto, ammirazione, complicità e a volte di qualche simpatica forzatura, come quando Scola lo costrinse con diabolica tenacia, a recitare la parte di se stesso, in una scena del celeberrimo “C’eravamo tanto amati”.

Un ritratto affettuoso e privo di qualsiasi retorica, su un irresistibile bugiardo, che considerava il cinema un formidabile giocattolo dove ideare ed attuare le sue fughe dalla realtà. Chi conosce il cinema di Fellini, sa di cosa stiamo parlando e di come sia impossibile sfuggire alla magia del suo personalissimo universo e le immagini dei suoi film che chiudono il documentario, da considerarsi immortali, confermano questo una volta di più.

Ma se i capolavori del bizzarro Federico, non ci stancheremmo mai di vederli e rivederli, quelli di Scola, forse meno noti, sono tutti da riscoprire e questo piccolo film, nato in ricordo di un’amicizia rappresenta un buon punto di partenza, per apprezzare ed amare un regista, che ha contribuito non poco a rendere grande il nostro cinema.

Laura Pozzi

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