Alla natura (e al cuor) non si comanda!

Non è ancora primavera ma già se ne sente qualche segnale nell’aria. Il clima è mite e le mimose sono in fiore, gli uccellini cantano e si preparano alla stagione degli amori.
Non credete a chi vi dice che in natura non c’è spazio per i sentimenti.
Anche in altre specie, quando si parla di riproduzione, la scelta individuale del compagno sembra tutt’altro che semplice e tantomeno casuale!

Ok, in primis ho abusato del termine “sentimenti”, non vorrei che davanti a voi si dipingessero scenari disneyani in cui i coniglietti saltellano felici perché le volpi sono diventate vegetariane.

Magari sarebbe il caso di adattare l’idea di sentimento cui siamo abituati, quella che prevede una forma di consapevolezza, a quello che è stato osservato in molte specie animali: la capacità di provare emozioni molto probabilmente non è prerogativa esclusiva dell’essere umano. Però, ripeto, niente coniglietti saltellanti.
In secundis alla fine della storia scopriremo che quel che accade ha un profondo significato scientifico.

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Il simpatico passeriforme nell’immagine è un esemplare di Taeniopygia guttata, meglio noto come diamantino.
Probabilmente lo conoscerete dal momento che si tratta di una specie molto amata dagli allevatori. Oltre al piumaggio colorato che lo rende particolarmente gradevole è un uccello molto resistente e monogamo, tutte qualità che lo rendono adatto ad essere allevato, sia come animale da compagnia sia come modello per la ricerca scientifica.

Proprio attraverso lo studio del comportamento riproduttivo di questa specie si è giunti alla conclusione che la scelta del partner, un momento di evidente significato evolutivo soprattutto per una specie monogama, non è una mera selezione del più sano e forte: c’è qualcosa di più.

La scelta del compagno per accoppiarsi è un passo importante per assicurarsi una progenie in grado, a sua volta, di tramandare i geni di famiglia. Si è portati a pensare che i criteri alla base di questa scelta siano oggettivi; il partner, nei diamantini come in molte altre specie, dev’essere scelto in quanto in grado di produrre ed allevare la prole.
Ebbene per loro, come avviene anche per noi, la scelta si basa su preferenze individuali: la femmina non si limita ad una selezione del “miglior candidato possibile”, sceglie il compagno sulla base di criteri personali.

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L’esperimento è stato condotto lasciando, in un primo momento, le femmine libere di scegliere. Metà delle coppie così formate sono poi state “scoppiate” e riassortite fra loro mentre l’altra metà è stata lasciata in pace a “conoscersi meglio”.

I ricercatori del Max-Planck-Institut per l’Ornitologia hanno subito notato che nelle coppie “forzate” gli accoppiamenti erano in minor numero rispetto a quelli delle coppie liberamente formatesi e, in contempo, i tradimenti erano in numero maggiore. Le femmine di queste coppie sembravano meno interessate agli approcci dei maschietti, nonostante le modalità di corteggiamento fossero, fondamentalmente, le stesse.

Ah, l’amour..

L’evidenza che più ha colpito Ihle, Kempenaers e Forstmeier, però, è quella della misura dell’efficienza riproduttiva.
L’indice di sopravvivenza dei piccoli delle coppie spontanee superava del 37% quello dei figli delle coppie scelte dai ricercatori. Il 37% non è poca cosa; sembra che nelle coppie obbligate le cure parentali che sono fondamentali nelle prime ore di vita dei piccoli scarseggiassero.
Inoltre la percentuale di uova non fecondate nei nidi dei diamantini “amanti per forza” riscontrata era notevolmente maggiore.

Il risultato è lampante: le coppie libere di scegliere il compagno hanno un maggiore successo riproduttivo.

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Secondo i ricercatori i risultati indicano che le femmine di questi passeriformi sono molto accorte nella scelta del partner, tanto da cogliere segnali e indizi a noi nascosti che caratterizzano chi sarà o meno un bravo papà, chi assicurerà loro una prole forte e sana.

La domanda che mi sono posta, però, è: gli stessi individui appartenenti alle coppie scoppiate, sarebbero stati altrettanto “scarsi” nella riproduzione se fossero stati lasciati liberi di accoppiarsi? Se la risposta è “no”, potrebbe darsi che, invece della bravura nella scelta, il segreto del successo riproduttivo sia possibile solo con l’assortimento più corretto, ossia quando i diamantini trovano una sorta di “anima gemella”? Oppure, semplicemente, la libertà di scelta rende gli individui più rilassati e quindi più propensi all’accoppiamento ed alla cura della prole?

La costanza, tiranna del core, detestiamo qual morbo crudele, sol chi vuole si serbi fedele; non v’ha amor, se non v’è libertà. (Rigoletto – Giuseppe Verdi)

 

Serena Piccardi

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