Work-life balance. Conciliare lavoro e vita privata

Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito all’affermarsi di un’economia della flessibilità in termini di:

  • spazio;
  • tempi;
  • relazioni,

che ha cambiato il modo di lavorare.

L’introduzione delle nuove tecnologie, la caduta dei tradizionali confini geografici e di settore, il passaggio dalle logiche di prodotto a quelle di servizio, il crescente numero di donne lavoratrici e l’invecchiamento della popolazione al lavoro hanno reso sempre più cruciale per le aziende il tema del rapporto tra vita personale e professionale.

La definizione classica del lavoro di ufficio determina un senso di stabilità e di certezza, di regole sul tempo da dedicare al lavoro e sullo spazio ove si svolge.

La prospettiva del work life balance supera lo schema delle 8 ore di lavoro e 8 ore di vita privata e valorizza il fatto che  un lavoratore soddisfatto in senso ampio della sua vita, possa essere più produttivo e fornire un valore aggiunto sul posto di lavoro.

Per arrivare ad un tale livello di soddisfazione sarà necessario supportare  il lavoratore dal punto di vista:

  •  privato;
  •  del tempo e dello spazio di lavoro;
  •  dei servizi collaterali e del benessere.

Ad esempio:

  • la flessibilità delle ore e dei giorni in cui essere presenti in ufficio;
  • fasi di lavoro da svolgere a casa o presso altri ambienti (tipo i coworking);
  • servizi di supporto ai genitori che lavorano, con asili aziendali o convenzioni per aiutare chi non può permettersi una baby sitter;
  • ore di permesso per dedicare tempo ai figli;
  • disbrigo di pratiche burocratiche;
  • servizi legati al benessere psicofisico come le palestre aziendali e supporto per visite mediche.

Non è una novità: già nel dopoguerra, grandi aziende italiane si impegnarono nella promozione di questo modo di vivere la vita e  il lavoro. Si ricorda la Olivetti di Ivrea, la Zegna di Biella e Lubiam a Mantova.

Si tratta di un concetto molto ampio che in generale descrive le priorità:

  • carriera e ambizioni, il peso e l’investimento che ciascuno assegna ai diversi ambiti della sua esistenza e in particolare al lavoro;
  • salute, divertimento, famiglia, affetti, società in rapporto alla vita privata.

Un buon Work Life Balance si ottiene quando un soggetto  ha un senso di soddisfazione complessiva rispetto alla sua vita, all’energia spesa nei diversi ambiti della sua esistenza ed agli obiettivi raggiunti o che intende raggiungere.

In questa valutazione, non esiste un equilibrio unico ed efficace per tutti. La costruzione del proprio Work Life Balance, individuale e personale, è infatti un processo in continua evoluzione, influenzato dalle fasi di vita, dall’età, dalla generazione di appartenenza, dalle motivazioni e dai valori di una persona che portano a integrazioni tra personale e professionale in continuo cambiamento.

Per le aziende che metteranno a disposizione alcuni strumenti:

  • telelavoro;
  • orari flessibili;
  • facilities per i dipendenti.

Favorendo ulteriormente il raggiungimento di un buon livello di benessere nei propri dipendenti, ci sono dei vantaggi:

  • miglioramento delle performance;
  • un incremento della motivazione al lavoro;
  • conseguentemente, una riduzione del turn over.

In generale si può parlare di una complessiva diminuzione dello stress.

Nelle aziende più virtuose questa conciliazione finisce per diventare un elemento distintivo di conservazione dei talenti, che non cercheranno altre aziende, e il fattore di benessere organizzativo sarà in grado di migliorare la produttività aziendale.

Questi aspetti non sono da sottovalutare, infatti un buon bilanciamento tra vita privata e lavoro  è al secondo posto come fonte di motivazione dei lavoratori, dopo la sicurezza dell’impiego.

Lo stipendio è la motivazione principale alla base della scelta o del cambiamento di un posto di lavoro, ma il work-life balance è la prima ragione per restare nell’azienda dove si lavora secondo il 44% degli italiani, seguita dall’apprezzamento del lavoro attuale (36%) e dalle buone condizioni economiche (26%).

«Non si tratta di mettere artificiosamente insieme un qualche “equilibrio tra vita e lavoro”, ma di assicurare una vita realmente equilibrata per tutti.  È questa la ragione per cui il futuro delle donne nel lavoro non deve essere considerato una questione separata, bensì parte integrante del modo in cui le persone vengono gestite, reclutate, promosse e premiate.»

Il futuro del lavoro, R. Donkin

http://valored.it/servizi-ed-eventi/calendario/laboratorio-welfare-e-work-life-balance2/

Il 21 Aprile 2016 si svolgerà l’evento annuale sul welfare e work-life balance di Valore D, che nel 2016 vedrà protagonisti anche alcuni HR Director delle aziende associate.

Alle sessioni plenarie di confronto sui temi di welfare previste al mattino si affiancheranno dei mini workshop pomeridiani.

L’evento si terrà nella città di Milano.

Sabrina Mattia

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1 Commento
  1. […] Nei prossimi 30 anni le macchine non saranno in grado di sostituire completamente l’attività dell’uomo, anzi: grazie a loro nasceranno nuove figure professionali, perché servirà personale qualificato per produrle, programmarle e fare manutenzione. I robot lavoreranno al nostro fianco per sollevarci dai compiti più ripetitivi e pesanti, permettendoci di rendere più sostenibile la nostra attività quotidiana (più tempo, meno traffico, meno inquinamento). […]

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