Brooklyn – John Crowley

Se permettete parliamo (ancora) di donne e questa settimana al centro della nostra rubrica cinematografica troviamo Eilis, giovane e apparentemente ingenua irlandese, in procinto di emigrare in America all’inizio degli anni ’50. “Brooklyn”, pellicola candidata agli ultimi premi Oscar (tra cui miglior film), tratto dal romanzo di Colm Toibin e sceneggiato da Nick Hornby, si presenta come una storia di formazione sulla difficile conquista della propria identità, in un contesto storico tutt’altro che ideale.

La scelta di Eilis (interpretata da una splendida e non più bambina Saoirse Ronan), che concentra nei suoi grandi e limpidi occhi blu tutti i dubbi e le incertezze che possono derivare da un impegno, non facile, ci coinvolge dall’inizio alla fine e se, a prima vista, il film può sembrare come il più classico dei melodrammi, regista e sceneggiatore sono abili nell’evitare tutte le trappole del sentimentalismo tipiche del genere.

La giovane Eilis dopo aver lasciato la terra natia e gli affetti più cari approda nel nuovo mondo, dove tutto appare inebriante, ma allo stesso tempo sconcertante. Ospite di un pensionato per sole ragazze, gli inizi sono tutt’altro che incoraggianti, complice quella nostalgia “canaglia” che accompagna per tutta la vita la condizione di emigrante. E anche se la verde Irlanda, chiusa nel suo piccolo mondo falso e bigotto è lontana migliaia di chilometri, il cuore di Eilis, che nel frattempo si è innamorata di un giovane idraulico italiano, non potrà restare indifferente al richiamo delle sue radici, che la costringeranno ancora una volta a fare i conti con se stessa, questa volta in modo definitivo.

Non sveliamo molto di più, perché il personaggio di Eilis, è tutto fuorché scontato e quando pensiamo di aver inquadrato il suo carattere mite, ma non sottomesso, ecco che veniamo spiazzati, senza neanche accorgercene. E il gran pregio del film è proprio quello di non eccedere mai, in nessuna direzione e, anche se il finale non è tra i più convincenti rispetto a quello che c’è stato mostrato in precedenza, si lascia la sala con la sensazione di aver assistito ad una storia forse non recentissima da un punto di vista temporale, ma estremamente attuale da un punto di vista sociale.

Lasciare il proprio paese, o meglio ancora la propria patria, anche se ciò significa la prospettiva di una vita migliore, resta da sempre una delle scelte più difficili e coraggiose che un essere umano possa compiere.

Laura Pozzi

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