Per un pugno di spaghetti

Spesso penso che ci debba essere un qualche meccanismo psicologico di retaggio quasi ancestrale che ci spinge a cercare a tutti costi “la svolta”, il modo per ottenere il massimo col minimo sforzo. Non c’è niente di sbagliato nel tentare di fare dell’economia, che sia energetica o materiale, se possiamo ottenere lo stesso risultato. Bisogna prestare attenzione, però, perché non sempre quello che viene spacciato per una svolta lo è a tutti gli effetti.

Spesso, purtroppo, ci illudiamo di aver trovato la soluzione ad alcuni dei nostri problemi grazie ad un “nuovo metodo alternativo trovato su internet”. Liberi di credere in quel che si vuole, ma, a volte, queste bufale possono arrivare a danneggiarci.

È il caso delle abitudini alimentari che, con l’arrivo della primavera, molti desiderano sconvolgere per ritrovare l’ambita linea in vista delle vacanze estive (essere in forma nei mesi invernali è, evidentemente, superfluo). Da qui il successo delle diete del momento.

Ogni anno (o quasi) ce n’è una che promette di essere migliore della precedente. Già mi farei qualche domanda proprio per il loro proliferare incessante e per la promessa del “miracolo”.

Il discorso che affrontiamo non vale solo per le diete dimagranti di tipo “lampo”, ma, anche, per alcune di quelle propugnate come particolarmente salutari. Partiamo dal presupposto che la forma fisica si raggiunge con un mix di attività fisiche e intellettive, corretta alimentazione e, indubbiamente, una buona genetica aiuta. Nulla che si possa ottenere con una settimana di sacrifici sovrumani si mantiene nel tempo, come ben sa chi ha provato le diete fulminee.

C’è poco da fare, se si vuole dimagrire, fra le altre cose, occorre mangiare meno, altro che miracolo.

Da "7 chili in 7 giorni"

Da “7 chili in 7 giorni”

La saggezza popolare in questo caso non sbaglia; siamo quello che mangiamo, è innegabile. Chiunque abbia dei rudimenti di fisiologia sa che per mantenere il nostro metabolismo e le nostre funzioni vitali abbiamo bisogno di introdurre alimenti che contengano i principi nutritivi indispensabili. Un’alimentazione sana è, evidentemente, quella adatta al nostro fabbisogno, che varia con l’età, il sesso, l’attività fisica che svolgiamo ed eventuali particolari condizioni fisiologiche.

Un buon regime alimentare deve necessariamente comprendere i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno. Possiamo distinguere dei macronutrienti e dei micronutrienti in base al quantitativo di cui il nostro corpo ha bisogno.

Fra i macronutrienti troviamo:

  • Carboidrati o Glucidi – composti chimici organici che rappresentano la fonte di energia principale in quanto vengono metabolizzati rapidamente e trasformati in glucosio, il carburante grazie al quale le nostre cellule possono svolgere le loro funzioni. Una dieta povera di carboidrati può portare alla chetosi; gli aminoacidi presenti nei muscoli vengono utilizzati per produrre i corpi chetonici al fine di produrre il glucosio di cui il cervello ha bisogno.
  • Proteine – grandi molecole che costituiscono i mattoni del nostro corpo; organi e tessuti sono costituiti da proteine. In assenza di proteine vengono a mancare gli amminoacidi essenziali che, non potendo sintetizzare autonomamente, dobbiamo necessariamente assumere con la dieta.
  • Lipidi – importanti fonti di energia, sono costituenti delle membrane cellulari nonché importanti per l’assorbimento delle vitamine. Hanno anche una funzione importante come isolante termico. Una dieta priva di lipidi porta gravi scompensi e carenze che possono avere conseguenze come perdita dei capelli, depressione, facilità nello sviluppare contusioni, mancanza di energia, pelle secca e flaccida, muscoli e ossa deboli, squilibri ormonali, sistema immunitario debilitato.

Micronutrienti, invece, sono vitamine e minerali. Mentre nessuna dieta limita l’assunzione di questi ultimi, i consigli dei dietologi si concentrano sui nutrienti principali, i quali sono comunque fondamentali per il nostro metabolismo.

Si può selezionare le qualità ma, eliminare o ridurre pesantemente uno solo dei macronutrienti dalla propria dieta, equivale a farsi del male, a creare scompensi e gravi carenze. Limitare è una parola che non piace, la demonizzazione va per la maggiore e le vie di mezzo non fanno certo tendenza, ma, in questo caso, sono la via migliore.

La “palma” dei più odiati dai fanatici della linea va sicuramente ai carboidrati. Quante volte abbiamo sentito “pasta, pane e pizza fanno male, io li ho tolti e sono dimagrito”. Infatti, se ne limitiamo drasticamente il consumo, possiamo notare immediatamente un calo del peso corporeo. Attenzione, però, perché il calo non è dovuto ad una perdita di grasso, bensì dell’acqua che viene liberata dal metabolismo delle scorte di glicogeno che siamo costretti ad utilizzare.

In un regime alimentare carente di carboidrati è facile accusare sintomi di disidratazione, nausea e peggioramento delle prestazioni atletiche a causa della diminuita sintesi proteica. Nonostante le conseguenze negative per la salute (e di conseguenza anche per l’aspetto) di una dieta di questo tipo, sono ancora molte le persone che individuano negli spaghetti il nemico numero uno.

Piccola riflessione strettamente personale: con gli spaghetti e la pizza se ne va anche la gioia di vivere.

Carboidrati al bando

Carboidrati al bando

I lipidi, anch’essi spesso bistrattati dalle diete, del resto comunemente vengono chiamati “grassi”, sembra evidente che ci facciano ingrassare! Non dimentichiamoci, però, che gli Omega-3 e gli Omega-6 sono acidi grassi essenziali, fondamentali per un corretto funzionamento di cuore e cervello. Inoltre i grassi hanno funzioni protettive e digestive molto importanti, anche in questo caso l’eliminazione non è salutare, semmai la selezione.

Le proteine, al contrario, sono molto amate dagli amanti della linea e della palestra ma meno da chi vuole stare in salute, tant’è che quasi tutte le diete di stampo salutistico ne prevedono una discreta diminuzione. La dieta vegetariana, se correttamente bilanciata, è buona per la salute, chi opta per un’alimentazione di questo tipo deve comunque mantenere un giusto apporto proteico tramite l’ingestione di proteine vegetali contenute in legumi, cereali, frutta secca e semi.

Di recente comparsa è la paleodieta o dieta delle caverne, che, promuovendo il consumo di cibi che erano reperibili prima dello sviluppo delle tecniche agricole, mantiene un alto valore proteico. Selvaggina, pesce, frutti, semi e radici sono alla base di questo regime che prevede cibi ricchi di fibre ed elimina cereali, legumi e latticini.

Una dieta primordiale condita da una visione un po’ romantica ma, anche in questo caso, poco equilibrata. Sicuramente adatta all’Homo habilis e al contesto in cui viveva, ma l’uomo si è evoluto negli anni e con lui l’alimentazione, la flora intestinale e anche lo stile di vita è molto cambiato. Inoltre, una delle gradi conquiste del paleolitico è stata proprio la scoperta della cottura che ha reso i cibi più digeribili.

L’aspettativa di vita è parecchio aumentata da allora.

Paleodieta

Paleodieta?

Un’altra dieta che gode di una certa diffusione in rete è quella “alcalina” o “alcalinizzante” che prevede l’eliminazione dei cibi “acidi” fra i quali carne, grassi, fritti e alcuni frutti. La pretesa di tale dieta è di “alcalinizzare il corpo”, come se il cibo che ingeriamo possa influire sull’acidità e sul pH dei fluidi corporei come il sangue. Esistono dei sistemi nel nostro corpo per mantenere il pH a livelli fisiologici, proprio per evitare questo fenomeno! 

Vi rimando al blog di Bressanini per una trattazione più approfondita.

Chi non ha sentito parlare della dieta dei gruppi sanguigni?

Secondo questa teoria, a ciascun gruppo sanguigno corrispondono caratteristiche genetiche che incidono sul sistema immunitario, metabolismo, predisposizione a intolleranze, allergie e altre patologie e che determinano qual è l’alimentazione migliore da seguire. Il problema, anche in questo caso, è l’assenza di conferme scientifiche. Sicuramente la genetica ha un ruolo determinante nell’influenzare le nostre risposte agli alimenti ma i fattori in gioco sono così tanti e talmente complessi (oltre che tutt’ora non del tutto conosciuti) che ridurre tutto a quattro mega-categorie che dipendono solo dal gruppo sanguigno è piuttosto semplicistico.

So perfettamente che molti  hanno provato una dieta del genere e che sostengono di averne tratto beneficio ma, spesso, gli effetti positivi sono legati al fatto che seguendo tale dieta può esserci un effettivo miglioramento delle abitudini alimentari perché, se si parte da un regime alimentare sbagliato, il nuovo apporto nutrizionale sarà comunque migliore del precedente.

Vi starete chiedendo quale sia la dieta migliore, possibile che si tratti della solita dieta mediterranea?

Ebbene, fermo restando che ritengo che la dieta migliore sia quella in cui ci si sente meglio (prescritta da un medico sulla base delle proprie necessità particolari), in linea di principio è così. Teniamo a mente che “mediterranea” non significa assolutamente ingozzarsi di pasta e pizza! La vera dieta mediterranea è molto bilanciata, contiene molte fibre (che aiutano lo sviluppo dei probiotici) e cereali di ogni genere (non solo la tradizionale pasta di grano duro ma farro, orzo, segale, miglio etc.), frutta e verdura di stagione, olio d’oliva, legumi, formaggi stagionati e poca carne.

Il Mediterraneo è un bacino vasto, non c’è solo la carbonara.

Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo. (Ippocrate)

Serena Piccardi

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