Trivelle, Grossi: “Si deve votare al referendum”

Al referendum sulle trivelle “si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino”. Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, interpellato nella conferenza stampa dopo la relazione annuale della Corte  nel 2015.

La Corte costituzionale è un “organo formalmente estraneo al sistema della tripartizione dei poteri, ma sostanzialmente dotato di compiti di ‘giustizia’, più che solo di stretta giurisdizione, esso svolge come una funzione ‘respiratoria’ dell’ordinamento, indispensabile nella dimensione costituzionale della convivenza”, ha detto il presidente della Corte Costituzionale. “Osservare criticamente, attraverso i casi singoli ma anche oltre la prospettiva di questi, la dinamica complessiva delle vicende relative alla giustizia costituzionale nell’anno trascorso – ha continuato Grossi – può essere l’occasione per trarre indicazioni, in qualche caso, significative anche dell’andamento complessivo delle istanze variamente prospettatesi nella cosiddetta ‘sfera pubblica’”. “Nella quale le contrapposte esigenze, talora intrinsecamente antagonistiche, aspirano a rendersi variamente compatibili secondo le previste  procedure, sia che esse riguardino direttamente le tutele di diritti o interessi, sia anche che riguardino l’esercizio, da parte dei diversi titolari della potestà legislativa, della competenza a disciplinarli”, ha concluso.

Ruolo di garante, non custode museale”

“Nell’esperienza costituzionale che stiamo vivendo, la Corte sembra sempre più assumere il ruolo non già di custode, quasi museale, di valori imbalsamati o immobilizzati in formule solenni, ma di garante, piuttosto, di metodi logici, intrinsecamente connotati anche sul piano etico, che consentano a quei valori, volta per volta, tra stabilita’ e mutamento, di essere riconosciuti nella loro attuale e concreta consistenza”. Lo scrive il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, nella relazione sull’attivita’ 2015 della Consulta.

Le leggi non sempre soddisfano i bisogni sociali

“Le domande poste al giudice delle leggi e dei conflitti appaiono come il segnale della riemersione, nel tessuto sociale, di bisogni non compiutamente soddisfatti attraverso la legislazione: come se le ragioni politiche delle scelte risultassero alla prova dei fatti, relativamente insufficienti nella loro occasionalità o comunque inadeguate rispetto alle ragioni giuridiche che consideriamo fondamentali e perciò chiamiamo ‘costituzionali’.

Durata media processi intorno a un anno

La durata media dei processi di fronte alla Corte Costituzionale, tra la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’atto di promovimento e la  trattazione della causa “si è attestata in media intorno all’anno, risultando però anche più che dimezzata nel caso di questioni sollevate in giudizi che coinvolgevano un detenuto”

Pochi giudici e carico eccessivo

“La qualità della nostra magistratura è egregia, ma c’è un difetto di organizzazione: troppo pochi giudici e un carico eccessivo di  lavoro”. Lo ha rilevato il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi spiegando perché molte ordinanze che giungono alla  Corte presentano dei difetti e spesso conducono a sentenze di inammissibilità.

Intercettazioni, “Non ho pareri sarebbe interferenza”

“Su questa materia non ho pareri. E’ un terreno delicatissimo, se ne discute fittamente nell’ambito politico, quindi, e’ bene che un  giudice costituzionale osservi il più assoluto silenzio, altrimenti sarebbe un’interferenza nell’itinerario che si sta svolgendo, sarebbe  incauto e inopportuno”. Cosi’ il presidente della Corte Costituzionale, Paolo grossi, ha risposto in conferenza stampa ad una domanda su un’eventuale revisione delle norme in materia di intercettazioni.

fonte: RaiNews.it

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