IL PROSSIMO REFERENDUM

Argomento di questi giorni, su cui molto si è detto, è il referendum sulle trivelle del 17 aprile. Referendum che, come è noto, ha visto vincere l’astensionismo, nonostante, tra chi è andato a votare, il SI abbia raggiunto l’85%: ovvero, circa 13 milioni di italiani che si sono espressi in favore, più che di un singolo comma da abolire, di un’idea di futuro e di energia per il Paese.

Questo infatti è il punto. E’ vero che per molti aspetti, soprattutto scientifici, come abbiamo visto, il referendum qualora avesse raggiunto il quorum e fosse passato non avrebbe stravolto la politica energetica del Paese, né avrebbe sortito effetti rivoluzionari nell’immediato (e molto probabilmente si sarebbe poi aggirato con un escamotage legislativo per rinnovare le concessioni alle piattaforme), ma è anche vero che il messaggio che sarebbe emerso sarebbe stato netto e l’Italia ne sarebbe uscita con un’impronta ecologista ben definita.

In ogni caso e nel frattempo, le trivelle “fuorilegge” continueranno a non pagare nulla allo Stato, che a sua volta potrebbe dover versare una salata multa all’Unione Europea poiché una durata a tempo indeterminato delle concessioni violerebbe le norme UE sulla libera concorrenza.

Non si può, poi, prescindere dal valore politico che in questa occasione il referendum aveva assunto. Valore politico per nulla di poco conto, dato che l’attuale premier non è stato mai votato e che nell’unica consultazione elettorale successiva alla sua nomina, le elezioni europee 2014, il numero di elettori che ha votato il partito di maggioranza di governo è stato inferiore rispetto alle persone che ieri si sono recate alle urne ed hanno votato SI contrariamente alle indicazioni dello stesso. Si parla di circa 2 milioni di persone di differenza e se contiamo l’intero numero dei votanti che comunque hanno partecipato e non si sono astenuti, arriviamo a 5 milioni di persone.

Proprio tenendo in considerazione questo, credo che il valore politico del referendum si riproporrà più incisivo che mai nell’appuntamento elettorale del prossimo ottobre. Appuntamento che servirà per bocciare o promuovere simbolicamente l’intero operato del governo Renzi in quanto vaglierà la volontà degli italiani di accettare la sua riforma costituzionale e che, qualora non dovesse passare, porterà inevitabilmente ad una crisi di governo e ad elezioni anticipate al 2017.

Risultato di ottobre che non sarà per nulla scontato se si guarda ad esempio al referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, nel quale si era raggiunto il 52,46% di votanti (anche se, a differenza dei referendum abrogativi, per i referendum costituzionali non è necessario il raggiungimento di un quorum), ma aveva vinto il NO con un netto 61,29%. In quell’occasione, infatti, il referendum serviva a confermare il progetto di riforma costituzionale del 2005/2006 voluto dall’allora centrodestra e prevedeva in maniera simile alla riforma attuale il premierato e l’abolizione del Senato, la riduzione dei parlamentari (che può sembrare apparentemente positiva, ma di fatto limita la rappresentatività dei cittadini) più altre piccole modifiche volte a limitare le garanzie costituzionali in nome di una maggiore efficienza. Similitudine che fa riflettere, se si pensa che l’allora governo era capitanato da Berlusconi, Fini e Bossi e l’attuale invece dal Partito Democratico di Renzi.

Sarà interessante comunque vedere come, in questo caso, a distanza di pochi mesi, coloro che si sono spesi ora a vantaggio del non voto, e che ricoprono o hanno ricoperto dei ruoli tra i più alti all’interno delle istituzioni statali (Renzi e Napolitano), faranno di tutto per portare gli italiani alle urne e per farli votare a favore.

In ogni caso, a ottobre così come lo è stato adesso, l’invito non può che essere lo stesso: “Andate a votare: un popolo evoluto, interpellato, risponde; altrimenti poi è inutile star lì a lamentarsi(cit. Milena Gabanelli – Report)

 

Filippo Piccini

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
2 Commenti
  1. […] fortuna, nonostante abbiamo i nostri referendum a cui pensare, come ad esempio quello costituzionale di ottobre, non abbiamo (ancora) questi problemi. Possiamo immaginare e sperare che, magari non uscendo […]

  2. […] Scenario già preventivato anche negli editoriali del nostro blog, a seguito delle cifre sull’ultimo referendum e delle elezioni […]

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

©2017 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?