THE SHOW MUST GO OFF

La scorsa settimana mi è capitato di leggere, come credo a molti, l’articolo in cui si raccontava la nuova vita politica dell’ex segretario di Rifondazione Comunista a fianco di Comunione e Liberazione. Lo stesso dichiarava che soltanto nel mondo cattolico è riuscito a ritrovare un popolo e una connessione sentimentale, sottolineando come all’interno della Sinistra ciò non sia più possibile e come in Italia questo schieramento politico sia ormai finito. Oggi, ritorna alla ribalta con un’altra intervista in cui ribadisce il concetto, criticando e smontando l’idea di Sinistra più in generale.

Tralasciamo il fatto che Bertinotti è stato colui che più di ogni altro ha direttamente contribuito a far tramontare l’esperienza della sinistra radicale nel nostro Paese, riuscendo nel far rimanere fuori dal Parlamento i comunisti per la prima volta nella storia della Repubblica alle elezioni del 2008. È evidente che la situazione attuale mostra un deserto a sinistra del Partito Democratico dove, nonostante alcune esperienze che si sono rivelate fallimentari come Rivoluzione Civile dell’inconcludente Ingroia e la lista L’Altra Europa con Tsipras della volubile Spinelli, non esiste una vera proposta innanzitutto ideologica prima ancora che politica.

È vero che in tutta Europa le forze di Sinistra sono in crisi e che alcuni tentativi innovativi come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia hanno mostrato i loro limiti, ma la situazione in Italia è del tutto particolare. La nuova formazione politica Sinistra Italiana, è, di fatto, soltanto un raggruppamento di parlamentari e non è altro che un contenitore poco più grande dell’ormai già vista spesso asservita al governo Sinistra Ecologia e Libertà.

Essere di Destra o di Sinistra, a dispetto di ciò che cantava Gaber, sembra essere una questione genetica, come riportano molti studi a riguardo. “Cercare di convincere qualcuno a non essere liberale è come persuaderlo a non avere gli occhi marroni” scrivevano sul News Scientist qualche anno fa.

Osservazioni di questo tipo fanno riflettere su come non si possa dichiarare che la Sinistra sia finita, proprio perché, qualora lo fosse come schieramento politico, non lo sarebbe come identità delle persone che “geneticamente” e morfologicamente sentono di appartenervi.

Un caposaldo ideologico per tutte quelle cittadine o cittadini che si riconoscono nelle forze progressiste, pensando anche alla ricorrenza della Liberazione festeggiata nella giornata di ieri, è proprio l’antifascismo. Inteso ovviamente anche con un significato più ampio del termine, come lotta a qualsiasi forma autoritaria o antidemocratica in essere. Altri elementi da valorizzare e tenere in considerazione sono l’associazionismo e le realtà attive sui territori. In questo caso le tematiche del sociale rifletterebbero bene ciò in cui gli eventuali elettori di Sinistra si riconoscerebbero, insieme ai temi della giustizia e dell’uguaglianza. L’escalation di violenza nel mondo, con un numero imprecisato di conflitti che sono seguiti all’implosione delle superpotenze e all’affermarsi di nuove influenze regionali, fa pensare su quanto bisogno ci sia di pacifismo. Tutte tematiche quanto mai vive ed attuali che non mi sembrano per nulla tramontate e che possono trovare risposta soltanto in una parte politica ben precisa, senza bisogno di una chiave di lettura clerico-religiosa.

Sicuramente ciò che sarebbe bene lasciarsi indietro è quella sinistra radical chic, superficiale e caricaturale che forse proprio il buon vecchio Bertinotti ha contribuito a creare per poi prenderla per mano e gettarla in un burrone insieme a tutto ciò che di buono si era costruito attorno nel tempo. Allo stesso modo, non è possibile pensare di veder rappresentato questo popolo nella classe operaia del nuovo millennio che non sogna più il figlio dottore, magari si iscrive alla Fiom e vota poi i partiti xenofobi e razzisti di destra perché non ha gli strumenti culturali e intellettuali per contestualizzare la realtà e, appunto, affrontare i propri problemi.

Una cosa è certa, gli uomini passano, ma le ideologie restano e se il buon caro Bertinotti ha deciso di cambiare salotti, non è detto che tutte le persone che hanno creduto nelle sue lotte e condiviso le sue idee per molti anni debbano pensarla come lui, anche perché più che essere diventato un conservatore, forse lo è in realtà sempre stato e non è bene quindi che parli a nome di un popolo che probabilmente non ha mai sostanzialmente rappresentato.

Filippo Piccini

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