La ricerca del senso del movimento secondo Umberto Boccioni

Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio (1913, realizzazione in bronzo degli anni’50, Milano, Galleria d’arte moderna, photo credits: laRepubblica.it)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. A cento anni dalla morte, Milano in questi mesi offre un doveroso omaggio ad un artista che la scelse quale sua città di elezione e dove realizzò le opere più significative della sua purtroppo breve parabola artistica.

La mostra dedicata ad Umberto Boccioni (1882-1916) intende accompagnare i visitatori nella comprensione delle fasi che hanno contraddistinto la sua arte, dal periodo romano durante il quale apprese le prime nozioni di pittura e strinse le durature amicizie con i coetanei Gino Severini e Mario Sironi e con il suo maestro, Giacomo Balla (dell’atelier a Porta Pinciana di Balla e dei suoi famosi allievi avevo già parlato qui: http://virgoletteblog.it/2015/09/19/appunti-darte-23/ ), ai viaggi compiuti a Parigi, in Russia e a Monaco di Baviera per cercare gli stimoli visivi e intellettuali necessari per far evolvere il suo stile verso nuovi risultati, fino all’adesione al movimento futurista nel 1910 e alla stupefacente capacità di restituire, in pittura come in scultura, la sensazione dinamica di un corpo, sia in movimento che statico. Non solo: sono stati forniti dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco sessanta disegni che ci informano della sua abitudine a fissare su carta spunti di riflessione sulle soluzioni adottate da grandi artisti del passato. Alcune di queste opere, che furono a volte inaspettate fonti di ispirazione per Boccioni, sono presenti nel percorso di visita per fornire uno strumento di confronto più calzante.

Umberto Boccioni, raccolta di disegni attualmente esposti in mostra.

Umberto Boccioni, raccolta di disegni attualmente esposti in mostra.

Ed ancora, vengono esposti dei documenti inediti riemersi dagli archivi della Biblioteca Civica di Verona, tra i quali un personale Atlante di immagini e una Rassegna stampa futurista, raccolta di articoli composta a partire dal 1911 con il plausibile aiuto di Filippo Tommaso Marinetti.

A questo punto, penso sia necessario vedere per immagini l’evoluzione di questo grande artista, al quale solo la morte, sopraggiunta prematuramente per le conseguenze di una rovinosa caduta da cavallo, ha impedito di portare avanti la sua ricerca.

Bisogna cominciare dalla sua frequentazione, a partire dal 1901, dello studio di Giacomo Balla, dove si interessò alla scomposizione cromatica e apprese la tecnica divisionista (dove i colori, stesi puri in brevi pennellate, non venivano mescolati ma affiancati in maniera serrata, in modo tale da restituire, una volta visti ad una certa distanza, una tonalità omogenea). I soggetti preferiti di questa sua prima fase artistica sono prevalentemente i ritratti, spesso condotti su familiari e, una volta trasferitosi a Milano dal 1907, lo sviluppo della città a discapito delle circostanti campagne.

Umberto Boccioni, Tre donne (1910, olio su tela, collezione privata)

Umberto Boccioni, Tre donne (1910, olio su tela, collezione privata)

Ma il suo spirito irrequieto e non soddisfatto trovò il giusto stimolo di ricerca e sperimentazione grazie all’incontro con Filippo Tommaso Marinetti, promotore di una nuova idea di arte che rigettasse il passatismo al quale era legata tanta produzione artistica italiana del tempo. Sottoscrivendo nel 1910 con i colleghi Severini e Balla il Manifesto dei pittori futuristi e La pittura futurista: manifesto tecnico, aggiunse alla sua pregressa ricerca sulla scomposizione della luce e dei colori la scomposizione della figura e dei volumi per cercare di restituire l’idea di un corpo in moto. I soggetti prediletti spesso sono cavalli, uomini in movimento e le scene dinamiche delle strade cittadine.

Umberto Boccioni, Elasticità (1912, olio su tela, Milano, collezione Jucker)

Umberto Boccioni, Elasticità (1912, olio su tela, Milano, collezione Jucker)

Dal 1911 si dedicò anche alla scultura, confermando l’impegno non solo sul piano teorico nell’investigazione della deformazione di un corpo una volta che viene colto in moto. L’esempio che rende meglio il senso di questa ricerca è la celeberrima statua Forme uniche nella continuità dello spazio (1913), un vero e proprio inno alla figura dell’uomo futurista, metà uomo e metà macchina, dall’incedere sicuro e che denota forza e velocità. Uno studio preliminare sul tipo di scomposizione dei volumi della figura si può vedere in questo disegno:

Umberto Boccioni, Dinamismo di un corpo umano (1913)

Umberto Boccioni, Dinamismo di un corpo umano (1913)

La modalità in cui vengono scomposte le figure potrebbe portare a confondere, un po’ superficialmente, questo stile con il cubismo di Picasso, affermatosi poco tempo prima. Ma c’è una differenza sostanziale: l’arte cubista intende rappresentare staticamente i suoi soggetti, non è interessata al suo rapporto con lo spazio circostante. Basti pensare al Ritratto di Ambroise Vollard del 1910. Diversamente, Boccioni, se paragonato con un’opera di soggetto analogo quale Materia (1912), crea delle traiettorie dinamiche. Ecco come ne parlava lo storico dell’arte Roberto Longhi:

“Così la compenetrazione dei piani che nel cubismo non è spesso che un arbitrario prolungamento lineare, in lui è vera e propria compenetrazione materiata di piani colorati, vibranti, pulviscolari, atomici … Si è ch’egli possiede un senso enormemente dinamico della materia, e trova ogni spediente fantastico per imprimerle moto. Questo è già manifesto nelle prime opere che pretendono a stati d’animo e fanno parte per sé … Dallo studio dei piani superficiali del cubismo, per non raggelare la materia anzi per scatenarla, egli è venuto a concepirla come un sovrapporsi di piani che si sfogliano, che si smallano come intorno un com­patto nucleo centrale: ed è il moto rotatorio impresso a questo nucleo che gli fa scartocciare la forma all’esterno come Saturno libera da sé gli anelli. Tutto questo è chiaro nell’osservare come si sollevi … il metallo della ringhiera in Materia: ogni piccola ondulatoria è seguita fino al limite massimo, lanciata nell’orbita più violenta; il piccolo saliente della prima falange del pollice gli basta per farlo risalire in una barriera di carne.” (Roberto Longhi, I pittori futuristi 1913).

Umberto Boccioni, Materia (1912, olio su tela, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim)

Umberto Boccioni, Materia (1912, olio su tela, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim)

Ma nella sua ultima produzione, probabilmente frutto di una nuova riflessione maturata nei mesi trascorsi al fronte, si coglie un avvicinamento ad una diversa modalità di scomposizione delle masse, più vicina alla lezione di Cézanne e Picasso, rinunciando in parte a quella verve avanguardista che lo aveva reso celebre.

Come sempre, quando parlo di una mostra, lascio i riferimenti per organizzare la visita:

Umberto Boccioni (1882-1916): genio e memoria, Milano, Palazzo Reale, 23 marzo – 10 luglio 2016

https://www.turismo.milano.it/wps/portal/poc?urile=wcm:path:TUR_IT_ContentLibrary/SA_minisito_palazzo_reale/mostre/corso/Boccioni_2

Personalmente, ho trovato interessante il taglio di questo articolo, che mostra un aspetto poco conosciuto dell’artista:

http://letteradonna.it/224868/umberto-boccioni-donne-mostra-palazzo-reale-milano-genio-e-memoria/

 

Pamela D’Andrea

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