Flessibilità in uscita a favore dei giovani?

Allo stato attuale ci troviamo di fronte ad una situazione di grande squilibrio economico e previdenziale, infatti ci troviamo di fronte alle così dette pensioni e ai giovani che iniziano a versare i contributi solo ora e non si sa come andrà a finire.

Sono almeno 10 anni che lo dico, anzi dal 1996 quando le cose cambiarono in modo drastico e irreparabile per l’intero Paese.

Ora che finalmente qualcuno di noi ha visto andare in pensione i genitori con la giusta pensione (più di 35 – 40 anni di contributi versati), allo stesso modo guardiamo con amarezza e preoccupazione il futuro.

Davvero lavoreremo fino a 75 anni? E in che condizioni? Sarà in grado il welfare di sostenerci?

Il prepensionamento potrebbe essere una soluzione per agevolare il ricambio generazionale sul mercato del lavoro.

La pensione anticipata è il trattamento previdenziale che può essere conseguito a prescindere dall’età anagrafica dai lavoratori iscritti alla previdenza pubblica. Per il triennio 2016-2018 è necessaria un’anzianità contributiva di 41 anni e 10 mesi per le donne e di 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

La pensione anticipata è il trattamento pensionistico erogato dall’Assicurazione Generale Obbligatoria, dalla gestione separata e dai fondi sostitutivi ed esclusivi che può essere raggiunto al perfezionamento del solo requisito contributivo indipendentemente dall’età anagrafica del beneficiario. Sostituisce, dal 2012, la pensione di anzianità.

L’istituto ha eliminato il requisito dell’età minima introdotto dalla legge 243/2004 ed ha previsto un sistema di disincentivazione che si realizza attraverso una riduzione del rateo in relazione al tempo mancante per il raggiungimento di un limite minimo di età fissato in 62 anni dalla legge 201/2011.

La Pensione Anticipata nel Sistema Retributivo e Misto

A decorrere dal 1° gennaio 2012 i lavoratori dipendenti del settore privato o del pubblico impiego, autonomi, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (cioè lavoratori che erano nel sistema retributivo o misto al 31 Dicembre 2011) possono conseguire la pensione anticipata, indipendentemente dall’età anagrafica, qualora abbiano maturato una anzianità contributiva pari a 42 anni ed un mese per gli uomini e a 41 anni ed un mese per le donne.

Tale requisito contributivo va aumentato di un mese nel 2013 e di un ulteriore mese nel 2014.

Il requisito contributivo è inoltre soggetto agli adeguamenti alla speranza di vita di cui all’articolo 12, comma 12 bis del DL 78/2010 convertito con legge 122/2010.

Dal 1° gennaio 2016 i requisiti sopra esposti sono passati a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne  (Circolare Inps 63/2015).

Attualmente, dunque, i requisiti contributivi per la pensione anticipata, comprensivi degli ulteriori adeguamenti alla speranza di vita Istat dal 2019 individuati nella relazione alla Riforma Fornero del 2011, possono essere rappresentati dalla seguente tabella

Soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

Dal 1° gennaio 2012, i soggetti con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, possono conseguire il diritto alla pensione anticipata se in possesso della seguente anzianità contributiva:

Anni                                              Uomini                 Donne

dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 42 anni e 1 mese 41 anni e 1 mese
dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013 42 anni e 5 mesi 41 anni e 5 mesi
dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015 42 anni e 6 mesi 41 anni e 6 mesi
dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi
dal 1° gennaio 2019 42 anni e 10 mesi* 41 anni e 10 mesi*

*Requisito da adeguare alla speranza di vita

Soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996

dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 42 anni e 1 mese 41 anni e 1 mese
dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013 42 anni e 5 mesi 41 anni e 5 mesi
dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015 42 anni e 6 mesi 41 anni e 6 mesi
dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi
dal 1° gennaio 2019 42 anni e 10 mesi* 41 anni e 10 mesi*

*Requisito da adeguare alla speranza di vita

La domanda di pensione anticipata si presenta esclusivamente attraverso uno dei seguenti canali:

web, la richiesta telematica dei servizi è accessibile direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;

telefono, chiamando il Contact Center integrato al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico, abilitati ad acquisire le domande di prestazioni ed altri servizi per venire incontro alle esigenze di coloro che non dispongono delle necessarie capacità o possibilità di interazione con l’Inps per via telematica;

enti di Patronato e intermediari autorizzati dall’Istituto, che mettono a disposizione dei cittadini i necessari servizi telematici.

La pensione anticipata decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Per gli iscritti ai Fondi esclusivi decorre dal giorno successivo alla cessazione dal servizio previa maturazione dei requisiti contributivi sopra descritti.

Ai fini del conseguimento della prestazione pensionistica è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

Non è, invece, richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

La riduzione dell’assegno pensionistico legato alla flessibilità rischia di ridurre notevolmente una cifra che già di partenza sarà più bassa di quelle a cui siamo stati sempre abituati e costretti  fino a questi anni. Calcolando l’attuale stipendio medio di un operaio, ma anche di un impiegato con mansioni standard (e pur a grandi linee tenendo presente  gli aumenti da qui alla pensione, ma anche dando per assodato che il suddetto operaio o impiegato non subisca una nuova interruzione lavorativa), è intuibile, salvo pensioni integrative non così facili da sostenere o altri redditi diversi, come il tenore di vita del lavoratore cambierebbe in maniera sostanziale una volta uscito dal lavoro, pesando tra l’altro maggiormente sulle casse dello Stato, sul lungo termine.

Vogliono davvero dimenticare tutti quelli nati dal 1975 al 1985? Che colpa abbiamo noi?

 

Sabrina Mattia

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