UNIONI CIVILI E OMOFOBIA

Nonostante sia passata quasi una settimana dall’approvazione della legge sulle unioni civili, oggi, giornata mondiale contro l’omofobia, è utile fare delle precisazioni e delle riflessioni su alcune tematiche che sono emerse durante i giorni della discussione del testo in Parlamento.

L’Italia era l’unica delle nazioni fondatrici dell’Unione Europea a non regolare giuridicamente i rapporti omosessuali. Il primo Stato ad aver regolato le unioni civili è stata la Danimarca nel 1989 e la prima legge per il riconoscimento dei matrimoni è stata approvata in Olanda nel 2001. Il primo matrimonio religioso è stato riconosciuto in Svezia nel 2009. Per fare un confronto, in Francia una legge simile a quella approvata mercoledì scorso fu promulgata nel 1999 come disciplina dell’unione tra due persone diversa dal matrimonio, definita “Patto civile di solidarietà”.

Di fronte a questi termini di paragone, rendendoci quindi conto dell’arretratezza del nostro Paese in tema di diritti, direi che oltre ad essere inutile la questione del referendum abrogativo, il ricorrere a questa forma di democrazia diretta in questo caso rappresenterebbe l’ennesimo e infruttuoso spreco di soldi (dei contribuenti). Nonostante, sembra, si sia già composto una sorta di “Comitato per l’abrogazione della legge sulle unioni civili“, l’auspicio è che l’idea possa tramontare sul nascere e l’iniziativa possa essere riconosciuta come già fallita in partenza, in quanto sorpassata de facto dalla naturale, storica, evoluzione dei diritti dell’essere umano.

La risposta del Papa, che il giorno dopo l’approvazione della legge ha in qualche modo “aperto” alla possibilità anche per le donne di diventare diacono, è un messaggio che può stare a significare come non tutta la Chiesa, a cominciare dal proprio massimo rappresentante, sia contraria al progresso e al riconoscimento dei diritti di genere. Nonostante il Papa abbia assunto ufficialmente delle posizioni contrarie alle unioni omosessuali, in quanto dottrinalmente non avrebbe potuto fare diversamente, ci si ricorderà del: “Chi sono io per giudicare un gay?“, a dimostrazione di una certa ambivalenza all’interno della Chiesa stessa, che evidenzia come il problema della discriminazione riguarda soltanto una specifica tipologia di persone e non di poteri costituiti.

Secondo me la risposta per tutte le persone che condannano le unioni civili, nascondendosi magari dietro ad un’ideologia politica o ad una religione, è di tipo psicologico ed è da ricondursi all’omofobia. Ci sono alcuni studi che dimostrano come le persone affette da una patologia non siano gli omosessuali, bensì proprio gli omofobi. Di fronte ad un “maschio effeminato” l’omofobo va in crisi perché sente minacciata la sua stessa identità di genere, si risveglia in lui la paura di non essere abbastanza maschio. Emerge, quindi, che gli omofobi sono soprattutto maschi insicuri, da un lato paurosi e dall’altro immaturi. In quest’ottica, per prevenire o moderare l’omofobia serve un’educazione sentimentale e sessuale che insegni fin da piccoli a non aver paura di se stessi, delle proprie emozioni e delle differenze rispetto agli altri.

Per concludere e più in generale non si può che plaudire e sottoscrivere le dichiarazioni odierne di Mattarella sulla necessità di contrastare ogni tipo di intolleranza, dato che, se in altri tempi sarebbero potute sembrare retoriche, in questo periodo in cui alcuni capi di Stato (o aspiranti tali) e persone che hanno ricoperto ruoli istituzionali importanti diffondono odio ed intolleranza, non mi sembrano poi così scontate.

Filippo Piccini

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