Igor Mitoraj a Pompei: realtà frammentarie e interrotte protagoniste di un dialogo serrato

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: pickline.it)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Probabilmente ha ragione chi la definisce la mostra più importante di questo 2016: in una Pompei che sta cercando di lasciarsi alle spalle gli spiacevoli episodi dati dall’incuria durata anni, restituendo ai visitatori nuove domus fresche di restauro da esplorare (rimando a questo articolo per conoscerle: http://napoli.repubblica.it/cronaca/), si è deciso di alzare la posta e realizzare postumo il sogno di un grande artista contemporaneo, che negli ultimi mesi della sua vita progettava di collocare le sue sculture a dialogare con i resti della città vesuviana.

Il risultato è stupefacente e ammaliante, il connubio è ben riuscito grazie anche all’attenta regia studiata dallo stesso artista, Igor Mitoraj (1944-2014), che aveva meditato su quali delle sue opere impiegare e dove collocarle, e conscio di essere ormai prossimo alla fine, lasciava il testimone al suo fidato collaboratore Luca Pizzi, direttore artistico di questa mostra.

Che le sue opere avessero una chiara vocazione al confronto con le antichità classiche, cui Mitoraj guardava per la realizzazione dei suoi soggetti (spesso desunti dalla mitologia greca), era stato appurato durante le esposizioni nei Mercati di Traiano a Roma nel 2004 e nella Valle dei Templi di Agrigento nel 2011. Il successo riscontrato in queste occasioni, il reciproco valore aggiunto che si era potuto apprezzare nel percorso di visita, lo incoraggiarono a immaginare una nuova, ambiziosa location in cui instaurare il dialogo tra antico e contemporaneo, il sito di Pompei.

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Perché i parchi archeologici sono i luoghi d’elezione per ospitare le sue opere, non percepite come aliene al contesto ma come vere e proprie epifanie di quei personaggi mitici di cui gli antichi abitanti del posto conoscevano le storie, arrivate fino a noi. E le loro dimensioni monumentali, la sapiente scelta di far stagliare alcune di esse su colonne e di poggiare a terra altre, sembrano rafforzare maggiormente la percezione onirica dell’apparizione. In più, la loro peculiare caratteristica di sembrare mutile e segnate da visibili tracce del tempo rimanda immediatamente alla memoria il reale scenario davanti al quale si trovarono i primi archeologi che rintracciarono la città sepolta.

Questo confronto diretto con l’antichità poteva nascondere delle insidie, le stesse che si presentarono per l’analoga operazione compiuta nella Valle dei Templi, ma il risultato, in entrambi i casi ha dato ragione a Mitoraj, che mi fa piacere sottolineare con quale rispetto abbia approcciato a questi “incontri ravvicinati” (una testimonianza del suo pensiero la potete leggere in questa intervista del 2011: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011).

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Il percorso che portò Igor Mitoraj ad accostarsi alla statuaria classica e a prenderla come chiaro punto di riferimento nel suo lavoro non fu così lineare. Subì privazioni fin dalla tenera età, sia affettive (a causa delle situazioni contingenti agli sviluppi delle ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale) che economiche, determinate dal vivere in una Polonia controllata dalla politica assolutista di Stalin. A Cracovia compì i suoi studi artistici ed ebbe come suo mentore Tadeusz Kantor, sia a livello tecnico che nella percezione estetica della precarietà dell’esistenza umana. Fu lo stesso Kantor, compreso il talento del giovane allievo, ad incoraggiarlo a lasciare la Polonia per trasferirsi e perfezionarsi a Parigi, dove, nel 1968 iniziò a frequentare l’École National Supérieur des Beaux-Arts. Appassionatosi alle antiche culture centro e sudamericane, compì un viaggio di formazione durato un anno in Messico, per conoscere da vicino l’arte azteca. Una volta tornato a Parigi nel 1974, abbandonò la pittura, che no sentiva più come medium adatto per proporre la sua arte e passò alla scultura. Iniziò a produrre ininterrottamente, a partecipare a varie esposizioni e a ricevere riconoscimenti lusinghieri, periodo culminato con l’assegnazione da parte del Ministro della Cultura francese di uno studio a Montmartre.

Per continuare a coltivare le sue ispirazioni compì diversi viaggi, soprattutto in Grecia, ma il colpo di fulmine lo ebbe una volta arrivato nella cittadina toscana di Pietrasanta, depositaria di una millenaria tradizione nella lavorazione del marmo e del bronzo. Pochi anni dopo, precisamente nel 1983, decise di acquistare casa lì e aprire uno studio, stringendo un forte legame con gli artisti locali dai quali si fece insegnare le tecniche di lavorazione dei pregiati materiali. Pietrasanta lo adottò come “cittadino onorario” e Mitoraj, riconoscente, donò all’amministrazione locale diverse opere, offrendo anche varie occasioni nelle quali la cittadina si rese protagonista di eventi dal richiamo internazionale.

Img. 4 Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Così come nella sua biografia ci sono degli aspetti volutamente poco approfonditi, probabilmente perché non ritenuti di rilevante importanza, anche le coordinate per comprendere meglio la sua arte non sono molte: nella sua cultura intrisa di classicismo seppe cogliere l’aspetto empatico che infuse in questi dei ed eroi fortemente umanizzati nell’essere raffigurati nella fragilità dell’incompletezza, che riporta alla memoria la figura del tradizionale eroe della tragedia greca, che non era depositario di alcuna certezza e cercava di affrontare il proprio destino consapevole della sua imponderabilità. Da questo assunto prende origine la poetica proposta da Mitoraj: lasciare allo spettatore completare l’immagine di fronte a lui e, metaforicamente, immaginare quale vissuto l’opera porti con sé. Mitoraj quindi definiva le sue opere fin dove riteneva che bisognasse conoscere quella figura, ma lasciava lo spazio necessario per plasmare su quell’opera una personale idea in base alla propria sensibilità.

Forse è proprio questo aspetto ad aver reso fin da subito apprezzato sia dal grande pubblico che dalla critica. E di se stesso diceva “… tutta la mia arte è intrisa di sogno e se riesco a far sognare gli altri con il mio lavoro, sono felicissimo”

Vorrei riportare integralmente il commento sull’opera di Mitoraj da parte di John Russell- Taylor: “Alcuni artisti osservano il mondo che li circonda e lo ricostruiscono nella loro arte; altri osservano il proprio mondo interiore e lo portano fuori. Mitoraj è sicuramente sia un interprete del mondo in cui vive che uno che ricrea il mondo. Aveva un proprio mondo interiore, plasmato da mito e leggenda, e da un bizzarro senso quasi surrealista di congruità e incongruità [… ] È uno dei pochi scultori seri oggi che amano lavorare su grande scala e impiega materiali durevoli perché le sue opere spesso sembrano più felici se collocate all’aria aperta”.

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Igor Mitoraj a Pompei (photo credits: Riccardo Siano)

Per effettuare una visita, vi rimando alla pagina del sito della Soprintendenza di Pompei che illustra orari e tariffe. Faccio presente che ci sono degli interessanti pacchetti di visita, rivolti soprattutto agli infaticabili turisti che non ne avrebbero mai abbastanza di riempirsi gli occhi di queste atmosfere sospese:

Mitoraj e Pompei, Scavi di Pompei, 15 maggio 2016 – 8 gennaio 2017

Ho rintracciato negli archivi Rai un’interessante intervista dell’artista, pubblicata poco dopo la sua morte, che restituisce uno spaccato della sua vita che generalmente non appare nelle sue biografie. Viene confermata l’impressione di una personalità schiva e riservata, ma anche molto affabile e umile, perché in più punti del suo racconto emerge la sua capacità di cogliere consigli di chi lo voleva indirizzare a perfezionare il suo talento e la volontà di apprendere dagli artigiani locali accorgimenti per trattare al meglio il materiale scultoreo pur essendo già un artista di fama internazionale.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Igor-Mitoraj-Per-me

 

Pamela D’Andrea

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