Vaccini: informazione e percezione del rischio

Quelli di voi più attenti alle dinamiche sui social, ma anche i più fedeli dei classici mezzi di informazione, avranno sicuramente sentito parlare della bagarre sui vaccini che ha recentemente infiammato una trasmissione in onda su RaiDue. Per i meno informati un breve sunto dell’accaduto: in una trasmissione sul tema “vaccini e obbligatorietà” sono state messe a confronto opinioni di alcuni personaggi fra cui un dj degli anni ’80, la presidentessa di un’associazione per la libertà di ricerca scientifica, una madre di una bambina immunodepressa, un padre di un bambino autistico, un medico virologo ed un’attrice italiana.

La polemica (per lo meno online) è nata subito, dopo pochi minuti di trasmissione, a partire dalle parole in libertà pronunciate da uno degli ospiti dello studio, Red Ronnie.

Non starò a sindacare su tali parole perché ritengo che aver messo insieme vaccini, morti bianche (???), allattamento e metodo Stamina nello stesso intervento sia di per sé un autogol comunicativo, ergo, se l’intenzione era quella di far capire qualcosa, quel che è emerso, invece, è pura confusione. Allo stesso modo mi dissocio anche da tutti i leoni da tastiera che hanno iniziato ad insultare il povero malcapitato. Perché è fin troppo facile prendersela con Red Ronnie, poteva capitare a chiunque altro, convinto “internettiano”, desideroso di dire la “sua” ma senza le competenze nel campo, di inciampare in questo modo.

È parso evidente che la trasmissione sia stata costruita con l’intento di far polemiche, in caso contrario gli ospiti sarebbero stati di diverso profilo. Il problema è proprio nel metodo: trattare un argomento scientifico come fosse un qualsivoglia tema da talk show dà l’impressione che si possa dire tutto e il contrario di tutto anche su temi delicati come questo. L’unico invitato con una certa competenza nel settore era Roberto Burioni, un medico ultimamente molto presente nei dibattiti scientifici sui media, cui è stato concesso poco più di un minuto alla fine del programma per cercare di porre argine alla disinformazione che stava prendendo piede. Tempo che è stato appena sufficiente per un intervento secco, decisamente un po’ troppo categorico per aver presa sul grande pubblico.

Come spettatori siamo assuefatti a questo genere di scontri televisivi ma, abitudini come questa, sono assai pericolose. Nel campo scientifico si parla di fatti, prove, dibattiti, sperimentazioni, anche dubbi, da cui posso nascere nuovi spunti e domande, ma non opinioni, come invece avviene per la politica e per la sfera sociale. Non bisogna neanche pensare che la scienza sia costituita da certezze incrollabili, tutt’altro, cresce anche grazie a riflessioni e voci fuori dal coro ma, quantomeno, sorrette da qualche dato, provenienti da persone che hanno le giuste competenze.

La contrapposizione può avere un senso se, almeno, c’è parità di livello di conoscenze del settore fra le parti e se entrambe posseggono un bagaglio di studi o prove di quel che affermano; non si fa un’intervista al macellaio sulle acconciature delle star così come non si va da un matematico per dare consigli sulla coltivazione di orchidee o, meglio, si può anche fare ma quel che ne esce è intrattenimento di bassa lega, non informazione.

Si può pensare che, ancora una volta, l’importante sia creare scalpore sui social, condivisione dei video, il classico “purché se ne parli”, insomma, cosa che non sarebbe accaduta se tutti gli ospiti fossero stati qualificati a parlare di vaccini e la conversazione fosse stata condotta su un piano scientifico e informativo piuttosto che sull’onda emotiva della paura che ogni genitore ha per la salute dei propri figli.

Non sarebbe neanche un problema se non si trattasse di salute pubblica. Per questo motivo, all’interno di questa rubrica, non sono volutamente presenti link che possano contribuire alla pubblicità ed alla polemica sulla trasmissione.

La questione della libertà di scelta è cruciale. A nessuno piace essere obbligato in quella che dovrebbe essere una decisione per la salute dei propri figli, ma è anche vero che per l’efficacia dei vaccini l’immunità di gregge è importante e che tanti bambini non possono essere vaccinati per problemi immunitari e risultano, di fatto, dipendenti dall’altrui immunità. Come si risolve un impasse del genere nell’era del “lo so perché l’ho letto su internet”? Il tema dell’informazione scientifica si rivela, ancora una volta, di vitale importanza.

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Com’è noto, il vaccino è un preparato contenente proteine complesse derivanti da microrganismi e il suo ruolo è quello di stimolare la risposta immunitaria nel vaccinato senza indurre anche i sintomi delle malattie rispettive. Tutti i farmaci hanno al loro interno il principio attivo, la sostanza che ha un effetto sull’organismo, e gli eccipienti, sostanze che coadiuvano la reazione o mantengono stabile la molecola nel tempo.

Attualmente in Italia sono obbligatorieper tutti i nuovi nati, le seguenti vaccinazioni:

  • antidifterica
  • antitetanica
  • antipoliomielitica
  • antiepatite virale B

mentre sono consigliate, parlando sempre di vaccinazione pediatriche, quelle:

  • contro il morbillo
  • contro la parotite
  • contro la rosolia
  • contro le forme invasive di Haemophilus influenzae b (Hib)
  • contro le infezioni da pneumococco
  • contro le infezioni da meningococco C

Alcuni detrattori dei vaccini, oltre all’ormai nota frode sulla correlazione con l’autismo, puntano il dito sulla presenza di alcuni metalli nei suddetti preparati. In alcuni vaccini tali metalli sono effettivamente presenti ma in forme che non sono (ad oggi) risultate tossiche per il corpo umano. Ricordiamo che la tossicità dipende strettamente dalla dose in cui una sostanza viene somministrata, tutto può essere tossico se ingerito in quantità esagerate. È chiaro che la sicurezza dei vaccini, come di ogni altro farmaco, deve essere costantemente controllata e migliorata ma da qui a creare allarmismo ce ne passa.

Veniamo alla percezione del rischio. Non si può dire che una cosa sia totalmente sicura, sarebbe sciocco. I rischi ci sono, sempre e comunque, in qualsiasi cosa facciamo, figuriamoci in quel che immettiamo nel nostro corpo, ma i rischi sono molto maggiori quando non si vaccina, come dimostrano dati e statistiche. Lo so, sono numeri, sono brutti e al pubblico piacciono le storie tristi ma, per fortuna, voi non siete gli spettatori di RaiDue ed io da ciò che scrivo non guadagno alcunché, né come audience né tantomeno come ritorno economico.

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Calo della mortalità neo-natale dall’introduzione dei vaccini

I numeri in questo caso sono bambini e tutti quelli salvati grazie ai vaccini sono una conquista.

La grande efficacia nel debellare alcune malattie (pensate al vaiolo) non è in nessun modo messa in discussione dalla comunità scientifica che, comunque, a tutt’oggi riconosce i rischi che possono dipendere da errori nella preparazione del preparato o da ipersensibilità del vaccinato. Rischi, però,  assolutamente non comparabili a quelli che si corrono se le persone smettono di far ricorso alle vaccinazioni; mentre le malattie che si prevengono con la vaccinazione possono causare gravi danni a chi ne è colpito e persino la morte, gli effetti collaterali dei vaccini sono estremamente rari e, nella maggioranza dei casi, di lieve entità e breve durata.

Il nodo gordiano, oltreché nell’informazione, sta, quindi, anche nella percezione del rischio.

In Italia il dibattito sui vaccini si è ravvivato di recente mentre negli USA la questione è di primo piano da anni, “merito”, spesso, di amatissime star del cinema che rilasciano dichiarazioni a riguardo come fossero virologi di fama internazionale.

I dati mostrano un calo nella copertura vaccinale anche nel nostro Paese. L’allarme dell’Istituto Superiore di sanità riflette la diffidenza delle famiglie e fa nascere la preoccupazione che ha portato alcune regioni all’istituzione di obblighi per l’accesso al nido.

Capisco perfettamente che la creazione stessa di un obbligo possa, giustamente, stare stretta a molti di noi ma ritengo, altresì, che, tra tutto ciò che questa società ci costringe in un modo o nell’altro a fare, cercare di proteggere la futura generazione da malattie che hanno causato tantissime vittime nel passato sia, tutto sommato, la scelta più responsabile.

Il problema è che se non rischi nulla, rischi ancora di più. (Erica Jong)

Serena Piccardi

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3 Commenti
  1. […] la faccenda dei vaccini, sono tanti gli argomenti che stanno a cuore al grande pubblico; biotecnologie e nucleare, […]

  2. […] Ricordate quando parlammo di percezione del rischio? […]

  3. […] parlando di informazione sui vaccini, abbiamo accennato ad una delle più pericolose di sempre, la celeberrima frode sulla correlazione fra vaccini e autismo. La diffusione della sfiducia nei confronti della pratica medica del vaccino ha favorito la […]

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