Luogo di quiete e aspri conflitti: il Gianicolo, depositario delle memorie della Repubblica Romana

Fontana monumentale dell’Acqua Paola, detta familiarmente “Fontanone”

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Durante una calda giornata estiva, tra i vicoli di Trastevere, assistiamo ad uno scampato incidente risoltosi fortunatamente con la sola rottura di una bottiglia d’olio. Il giovane che rischiava di essere investito rimane interdetto dalla imprevista situazione e inizia a ragionare ad alta voce sull’accaduto, mentre le persone che hanno assistito alla scena lo incalzano affinché ponga rimedio alla pericolosità della macchia d’olio che si è formata a terra, come se la responsabilità del fattaccio fosse da attribuire solo a lui. Sopraggiunge una ragazza straniera a chiedere informazioni al giovane bistrattato, che alla fine si propone di accompagnarla all’ “otello della juventus” dove dovrebbe alloggiare. La scena, famosissima nella cinematografia italiana, è tratta da “Un sacco bello” di Carlo Verdone (1980) ed è ambientata nel punto in cui dal rione Trastevere ci si inerpica, lungo Via Garibaldi, sul colle sovrastante, il Gianicolo.

A Roma il Gianicolo viene definito l’”ottavo colle”, situato sulla sponda di fiume opposta alle sette alture che costituirono la culla dell’antica civiltà romana. Originariamente territorio etrusco, passò alla dominazione romana sotto Anco Marzio, che procedette a farlo fortificare per difendere la città dagli attacchi dei Veienti. Oltre a una prevedibile funzione difensiva, il Gianicolo ospitava anche boschi sacri inizialmente dedicati alla dea arcaica Furrina, per poi comprendere altri culti di nuove divinità di origine siriaca. Ricordo che, come per Trastevere che si estende alle sue pendici, la riva a destra del Tevere era popolata da migranti provenienti soprattutto dal Medio Oriente che si riunivano in comunità, tra le quali quelle più consistenti erano quelle ebraiche e cristiane.

Il suo nome si fa risalire a un non ben precisato legame con la divinità di Giano, al quale era stata attribuita la fondazione di un borgo denominato Ianiculum. Un altro appellativo era Mons Aureus, per il caratteristico colore dorato che la marna del colle acquisiva con la luce del tramonto. Proprio da questo soprannome deriva la corruzione in “Montorio”, utilizzata per denominare un sito religioso dedicato a San Pietro nel luogo dove un’antica leggenda riferiva fosse stato crocifisso. La chiesa e l’attiguo convento furono completamente riconfigurati a partire dal 1472, quando papa Sisto IV affidò a una congregazione francescana la cura dell’antico monastero, che poté avvalersi dei generosi contributi in denaro dei reali francesi e spagnoli. E se la facciata della chiesa risulta estremamente semplice, una volta entrati può stupire la ricchezza degli arredi e delle opere di grandi pittori rinascimentali che vi sono custodite. Purtroppo la più preziosa, la Trasfigurazione di Raffaello, non è più in loco. Era collocata sull’altare maggiore, fu sottratta dai francesi nel 1797 e quando venne restituita, si preferì annetterla alle collezioni della Pinacoteca Vaticana, e al suo posto venne realizzata da Vincenzo Camuccini una copia della Crocifissione di San Pietro di Guido Reni.

Interno della chiesa di San Pietro in Montorio

Interno della chiesa di San Pietro in Montorio

Inevitabilmente, San Pietro in Montorio richiama alla memoria un’altra costruzione, inserita nel primo cortile dell’area conventuale: il Tempietto del Bramante, dal nome dell’architetto che l’aveva concepita. È una delle architetture che ha fatto la storia riguardo le nuove concezioni spaziali introdotte nel Rinascimento, simbolo del recupero, da parte della cultura rinascimentale, degli esempi dell’antico, in questo caso il tempio a pianta circolare nell’uso che se ne faceva in epoca paleocristiana, quella del martyrium, edificio per la memoria funeraria di un santo martirizzato.

Il Tempietto del Bramante (1502-10)

Il Tempietto del Bramante (1502-10)

Non solo: nel calcolo dei rapporti tra il raggio della cupola che coincide con l’altezza della cupola stessa e del tamburo cilindrico sul quale poggia, Bramante dimostrò chiaramente di aver studiato sui trattati di Vitruvio e aver guardato al Pantheon, ma di aver anche elaborato una fitta simbologia probabilmente derivante dal suo interessamento alle teorie neoplatoniche. Il risultato è un piacevole edificio di stampo classico, con un’armoniosa scansione degli spazi e dell’alternanza tra pieni e vuoti, suggeriti anche dalle profonde nicchie. Bernini, circa un secolo e mezzo dopo, aggiunse la doppia scala che scende nella sottostante cripta, recentemente impiegata in una significativa scena de La grande Bellezza di Paolo Sorrentino (2013).

Nello stesso film, da tanti indicato come una fascinosa “cartolina” della Città Eterna, non poteva mancare l’iconico Fontanone (la maestosa Fontana dell’Acqua Paola, realizzata per volontà di papa Paolo V Borghese su progetto di Giovanni Fontana nel 1611 e posta al termine del ripristinato tratto dell’acquedotto di Traiano, che avrebbe approvvigionato le zone a destra del fiume) con la sua piazza antistante, in cui l’occhio dello spettatore può abbracciare con un solo sguardo tutta la vastità di Roma, un’immagine talmente grandiosa da aver provocato, nel film, la sindrome di Stendhal ad un turista giapponese. Questa spettacolare visuale fu utilizzata anche in molte altre pellicole dal Dopoguerra ai giorni nostri. L’ultimo in ordine di tempo è stato il recente film della serie dedicata all’agente 007, Spectre (2015).

A partire da questo punto, prendono il sopravvento le memorie degli avvenimenti che hanno caratterizzato i pochi mesi in cui fu dichiarata la Repubblica Romana del 1849. Un periodo che, seppur breve, fu fondamentale per aver reso consapevole la popolazione romana della possibilità di scrollarsi di dosso il giogo papale. L’allora papa Pio IX, che durante i primi anni del suo pontificato si era distinto per una politica liberale, a seguito dell’aumentata adesione di una parte del popolo alle idee laiche e unitarie proposte da Mazzini e dopo l’assassinio del suo primo ministro, Pellegrino Rossi, scappò dalla città chiedendo asilo ai reali di Napoli. Da Gaeta, lanciò un appello di aiuto agli eserciti stranieri, al quale rispose positivamente la Francia di Napoleone III.

Nel frattempo, a Roma venne proclamata la Repubblica, retta da un triumvirato che poteva contare sull’appoggio dei volontari raccolti dalla carismatica figura di Garibaldi.  Gli scontri fra le due armate, che proprio su questo colle si fecero più intensi,  furono aspri e riportarono numerose perdite da entrambi i fronti. Quando fu chiaro che, a seguito dell’arrivo delle truppe borboniche a rinforzo di quelle francesi, il tempo della Repubblica Romana era praticamente scaduto, si optò per una resa. Alcuni esponenti delle rivolte romane, come il capopopolo Angelo Brunetti, conosciuto come Ciceruacchio, andarono via dalla città con l’intento di raggiungere Venezia, superando quindi i confini dello Stato Pontificio. Ma furono intercettati alla foce del Po, consegnati agli austriaci e fucilati nell’agosto dello stesso anno. Lungo la Passeggiata del Gianicolo, ha da poco trovato collocazione la statua realizzata da Ettore Ximenes che rappresenta Ciceruacchio con il figlio più piccolo, Lorenzo, mentre affrontano il plotone di esecuzione.

Ettore Ximenes, Monumento a Ciceruacchio

Ettore Ximenes, Monumento a Ciceruacchio

E a ricordo di questa personalità così fiera contribuì anche Luigi Magni nel suo In nome del popolo sovrano (1990), assegnando la parte del capopopolo a un grande Nino Manfredi. Eccolo nell’arringa finale:

Un altro importante e significativo ricordo di quel periodo è stato realizzato cinque anni fa in onore del centocinquantenario dell’Unificazione italiana in una terrazza che si trova a fianco della rinascimentale Villa Lante. Qui è stata posta un’installazione permanente in calcestruzzo colorato riportante i sessantanove articoli che componevano la Costituzione della Repubblica Romana, ritenuta la più democratica e laica fino ad allora formulata, che fu ripresa ed ampliata un secolo dopo per stilare la nostra attuale Costituzione.

Terrazza con il Muro della costituzione della Repubblica Romana del 1849 (photo credits: Roma Slow Tour)

Terrazza con il Muro della costituzione della Repubblica Romana del 1849 (photo credits: Roma Slow Tour)

Alla fine di questo lungo percorso denso di memorie storiche, il consiglio è di visitare un ultimo gioiello poco conosciuto, il complesso di Sant’Onofrio. Ormai la strada inizia a scendere e ci si imbatte accidentalmente in quel che rimane della quercia sotto la quale Torquato Tasso, negli ultimi giorni di vita, sedeva a riflettere. Poco distante, ecco apparire il convento che ospitò il grande poeta fino alla morte e che ora è sede del Museo tassiano. Un posto che sembra fuori dal mondo, con un delizioso piccolo chiostro affrescato con le storie del santo eponimo. E ambientata qui ritroviamo un’altra pellicola di Magni e nuovamente Nino Manfredi: in Nell’anno del Signore (1969), Cornacchia (Manfredi), compreso che il cardinal Rivarola (interpretato da Ugo Tognazzi) ha capito che si cela lui dietro la scomoda figura di Pasquino e  che ha intenzione di imprigionarlo, chiede asilo ad un convento, decidendo di finire la propria vita tra quelle mura.

Qui riporto il programma delle visite per il mese di giugno. Verrà provata l’esperienza dei tour infrasettimanali proposti in orario serale, così da godere dell’aria più fresca e di una visione dei quartieri sotto una luce suggestiva. Quello dedicato al Gianicolo ci sarà il 23 giugno:

https://www.facebook.com/RomaSlowTour/photos/

 

Pamela D’Andrea

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

©2017 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?