Illusioni: l’affascinante mix di magia, fisiologia e neuroscienze

Da sempre sedicenti maghi e abili illusionisti ci seducono approfittando dei nostri limiti percettivi e di attenzione e, anche un po’ dal desiderio inconscio di credere nell’impossibile, ma questa è un’altra storia..

Il collegamento fra la realtà fisica ed il modo in cui la percepiamo, infatti, è costituito non solo dai nostri sensi ma anche dai complessi meccanismi cerebrali che lavorano all’elaborazione dell’informazione.

Il cervello costruisce la nostra esperienza partendo da una serie di strumenti biofisici piuttosto imperfetti. L’esempio di Stephen Macknik, importante neuroscienziato del Barrow Neurological Institute, è lampante: mentre le nostre pupille dispongono di un megapixel, la nostra macchina fotografica ne ha almeno otto. Le informazioni che è in grado di cogliere sono, quindi, abbastanza limitate. Inoltre è noto che nel punto in cui il nervo ottico attraversa la retina, questa non contiene recettori per la luce (punto cieco).  Sarà compito del cervello riempire questo gap del nostro campo visivo e lo farà usando informazioni provenienti dalle immediate vicinanze dell’immagine.

illusioni punto cieco

Coprendo l’occhio sinistro, osservate l’immagine qui sopra con il destro, ad una distanza di circa 30 cm dal monitor. Fissate, quindi, la croce senza muovere gli occhi. Muovendo avanti e indietro la testa, potete notare che il pallino scompare e ricompare. Quando il pallino passa attraverso il punto cieco dell’occhio destro, mancando un pezzo dell’immagine, il cervello usa l’area circostante (bianca) per riempirlo.

L’illusione rappresenta il classico esempio di inganno, naturale (come i miraggi) o meno, che porta ad una percezione diversa rispetto alla realtà fisica. Possiamo distinguere tre categorie di massima, anche se a volte si intersecano fra loro:

  • ottiche, se sono causate da fenomeni prettamente ottici;
  • percettive, dovute alla fisiologia umana;
  • cognitive, causate all’interpretazione data dal cervello.

Un miraggio è un buon esempio di illusione ottica. La salita-discesa di Ariccia può essere considerato un tipo di illusione percettiva. Sono illusioni cognitive tutte quelle basate su particolari geometrie e prospettive con cui artisti e scienziati amano dilettarci/si.

Gli esempi sono innumerevoli, vanno dalla classica stanza di Ames all’optical art degli anni 60′ fino agli ambienti impossibili di Escher.

A tutti sarà capitato di notare come il nostro cervello veda parte di uno schema e lo completi da se. Il fenomeno del filling-in (riempimento) è illustrato bene dal famoso triangolo di Kanizsa, in cui un triangolo è immediatamente riconosciuto nell’immagine, sebbene i lati non esistano affatto, ma siano creati da un’operazione di inferenza dagli altri elementi presenti nell’immagine. Si parla di illusione di completamento.

Kanizsa_triangle_illusioni

Nel triangolo di Kanizsa vediamo due triangoli equilateri bianchi l’uno sopra l’altro anche se nessuno dei due è effettivamente disegnato. Inoltre il triangolo bianco che sembra sovrapposto appare più luminoso rispetto alla zona circostante, mentre l’immagine ha la stessa luminosità in ogni punto.

L’interesse nel settore da parte dei neuroscienziati ha portato alla nascita della Neural Correlate Society, un’associazione che promuove la ricerca sulle basi neurali della percezione, che ogni anno lancia un concorso per la migliore illusione. Quest’anno il Best Illusion of the Year Contest ha visto la vittoria di un classico dell’illusione riadattato, molto intrigante.

Vincitore 2016

Vincitore 2015

Alcune sono davvero affascinanti, vi consiglio di guardarle tutte.

Grazie anche ad esperimenti del genere, con l’ausilio delle illusioni visive, la scienza sta delineando in modo sempre più dettagliato il modo in cui il nostro sistema nervoso percepisce la realtà che ci circonda.

Insieme ai nostri limiti fisiologici, un’altro aspetto che contribuisce al successo delle “magie” è sicuramente l’abilità del prestigiatore di deviare la nostra attenzione. Bastano pochi istanti di distrazione perché un abile mago ci sottragga orologio e portafogli lasciandoci basiti. La bravura sta nel distrarci con le parole, con lo sguardo, facendoci domande, creando diversivi senza che neanche ce ne accorgiamo.

Gli occhi sono anche grandi comunicatori. Sono in grado di rivelare l’indirizzo dei pensieri e gli stati d’animo (chiedete ad un giocatore di poker!) e sono, per di più, facili da distrarre.

Il nostro mondo è principalmente un mondo visivo, in cui la vista è spesso il senso su cui si fa più affidamento. Ci appare così reale ed immediato che ci risulta forzato pensare che derivi da processi cerebrali di grande complessità.

I nostri sensi ci tradiscono, insomma, in un modo o nell’altro.

Mentre gli illusionisti se ne giovano, gli scienziati ne cercano cause e funzionamento. A volte si incontrano per approfondire e collaborare.

Le illusioni, infatti, sono utili ai neuroscienziati per capire i meccanismi che agiscono nella percezione e, di conseguenza, ogni scoperta in questo campo può rivelarsi un’ispirazione per creare nuove suggestioni da parte dei maghi.

Naturalmente, l’arte principale del prestigiatore, più ancora che nel trucco, consiste nel deviare l’attenzione dello spettatore. Non solo, ma nel fargli ricordare le cose in modo diverso da come in realtà sono avvenute. (Piero Angela)

Serena Piccardi

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