Villa d’Este a Tivoli, la magnificenza viene da Ferrara

Villa d’Este a Tivoli, Fontana dell’Ovato con l’illuminazione notturna (photo credits: viagginanopress.it)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. La figura del mecenate, nella sua accezione storica, si riferisce ad una persona di grandi disponibilità economiche (generalmente un regnante o un alto prelato della Chiesa) che decideva di circondarsi di alcuni artisti e letterati tramite i quali, finanziando i loro lavori, dava lustro al proprio nome e alla propria corte. L’uso del mecenatismo ebbe una grande diffusione soprattutto a partire dal Rinascimento, quando, con il recupero dei valori classici, venne data grande importanza al concetto di magnificenza, legandola indissolubilmente ad un’accezione con importanti risvolti civici. Nella filosofia greca il termine dal quale deriva la magnificentia latina significava “fare cose grandi in maniera conveniente” ed era una delle virtù che doveva annoverare il governatore ideale. Questa premessa mi è sembrata necessaria per far capire che termini che nel tempo hanno designato alcune grandi personalità del passato non sono stati scelti a caso, ma hanno un origine lontana e pregna di significati molto sfaccettati. L’esempio più lampante a questo punto (e che rende veramente bene l’idea di una corte ricca di stimoli culturali indirizzati non solo a celebrare un’importante famiglia, ma anche a fornire la popolazione governata di edifici e opere utili alla collettività) è il soprannome di Lorenzo de’Medici (1449-1492), il Magnifico, appunto.

In quegli anni ci furono varie corti che contendevano quello che, dalla loro ascesa al potere, è sempre sembrato un primato dei Medici:  sponsorizzare i migliori artisti e architetti del tempo, in modo tale che la loro produzione avesse una ricaduta positiva nell’immaginario della popolazione, che poteva vederli così come governatori forti, validi e giusti. Tra queste, la corte di Ferrara, retta dalla famiglia degli Este che, con la fondazione dell’Università nel 1391 e diversi, consistenti interventi urbanistici, rinnovò completamente la propria città secondo i dettami umanistici, attirando personalità di grande rilievo sia del mondo dell’arte che di quello letterario. Grandi letterati come Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e, in seguito, Torquato Tasso, i maggiori compositori di poemi cavallereschi, dedicarono le proprie opere per omaggiare gli Estensi. E quando, a seguito del matrimonio contratto con Alfonso I d’Este giunse Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI Borgia, la corte estense ebbe forse il periodo di maggior lustro, per la compresenza di grandi personalità letterarie come il già citato Ariosto e Pietro Bembo.

Risulta così comprensibile in quale contesto, raffinato e pieno di stimoli, sia cresciuto Ippolito II d’Este (1509-1572), figlio secondogenito dei duchi, che era stato destinato alla porpora cardinalizia per seguire le orme dello zio, dal quale riprendeva anche il nome. Ippolito amava le gioie della vita e, contrariamente allo zio, era appassionato di arte e di archeologia. Fu un fine diplomatico e tramite il matrimonio del fratello Ercole II con Renata di Valois, si avvicinò molto alla corte francese, al punto da avere l’appoggio del re Francesco I per la sua investitura a cardinale nel 1539. Il passo successivo era quello di salire sul soglio pontificio come suo nonno materno, ma il tentativo, pur perpetrato con un ingente dispiego di soldi (al punto che in uno dei conclavi fu pubblicamente accusato di simonia), fallì per ben sei volte.

Durante il primo conclave al quale partecipò, quello del 1550, compreso che non aveva abbastanza appoggi per raggiungere l’elezione, dirottò i voti a lui destinati verso il cardinal del Monte, divenuto così papa Giulio III.  Per ricompensarlo per il suo essenziale appoggio, il papa lo rese governatore a vita di Tivoli. Il cardinale Ippolito, allettato dall’avere nei nuovi territori da gestire anche la magnifica Villa Adriana, grande esempio di residenza imperiale romana che avrebbe appagato la sua passione per l’archeologia e per il collezionismo antiquario, decise di trasferirsi presto nella cittadina, scoprendo però che la residenza del governatore era costituita da alcune stanze ospitate nell’austero convento dei francescani annesso alla chiesa di Santa Maria Maggiore.

Villa d'Este, Salone della Fontana nell'Appartamento inferiore (photo credits: villadestetivoli.info)

Villa d’Este, Salone della Fontana nell’Appartamento inferiore (photo credits: villadestetivoli.info)

Una simile situazione non si confaceva agli agi cui era abituato, così incaricò l’architetto Pirro Logorio di trasformare il convento in una villa che tenesse il passo, per prestigio e bellezza, al palazzo che contemporaneamente stava ristrutturando a Roma, al Monte Giordano. Mentre per la residenza cittadina era previsto un impiego più formale, la villa sarebbe stato il suo rifugio, presso la quale ricevere le personalità sulle quali voleva far maggiormente colpo. Perché il progetto affidato a Pirro Logorio era veramente ambizioso: all’edificio, concepito sugli esempi delle ville rinascimentali e riccamente decorato con affreschi e stucchi, si aggiungeva un meraviglioso giardino, visto come naturale prosieguo degli ambienti interni grazie alla Grande Loggia presso la quale erano previsti gli allestimenti per i banchetti all’aperto e costellato da numerose fontane, tutte diverse fra loro per immagine ed impianti, che stupivano per la loro imponenza e spettacolarità, in un gran gioco di rimandi agli ambienti delle ville imperiali romane.

Villa d'Este, panoramica sulle Peschiere e sul giardino circostante (photo credits: fraintesa.it)

Villa d’Este, panoramica sulle Peschiere e sul giardino circostante. Queste enormi vasche ospitavano pesci d’acqua dolce che potevano essere pescati  (photo credits: fraintesa.it)

Pirro Logorio dovette occuparsi di terrazzare la collina sottostante la villa, prevedendo un unico asse longitudinale centrale raccordato da cinque assi trasversali, che permettevano di creare percorsi scenografici nel quale dislocare le fontane, che spesso erano state pensate per effettuare stupefacenti giochi d’acqua o muniti di sofisticati meccanismi che regalavano effetti sonori. Il suo capolavoro, in questo senso, fu la Fontana dell’Organo, in seguito rimaneggiata inserendo l’edicola a tempietto che scherma l’organo idraulico e spostando la statua della Madre Natura, fulcro della fontana, in una posizione più defilata all’interno del parco.

Villa d'Este, Fontana della Madre Natura, con chiari richiami alla statua dedicata alla dea Diana che era presente nel Tempio di Efeso. In un primo momento era ospitata nella Fontana della Natura, ma per paura di incorrere in qualche critica per il soggetto pagano dopo i rigidi dettami della Controriforma, la statua fu spostata in una posizione più defilata e nella precedente sede venne edificato un tempietto, dando vita alla Fontana dell'Organo.

Villa d’Este, Fontana della Madre Natura, con chiari richiami alla statua dedicata alla dea Diana che era presente nel Tempio di Efeso. In un primo momento era ospitata nella Fontana della Natura, ma per paura di incorrere in qualche critica per il soggetto pagano dopo i rigidi dettami della Controriforma, la statua fu spostata in una posizione più defilata e nella precedente sede venne edificato un tempietto, dando vita alla Fontana dell’Organo.

Fu chiamato il fontaniere francese Claude Venard per realizzare le accortezze idrauliche che consentissero all’acqua di essere incanalata e usata come mantice per insufflare aria nelle canne dell’organo e far muovere, con un altro potente getto, un cilindro dentato che toccava i tasti che componevano delle melodie. I recenti restauri, durati più di dieci anni, sono riusciti a recuperare il meccanismo che ora può cimentarsi nell’esecuzione di quattro brani di musica medievale. E così anche noi possiamo comprendere lo stupore che colse papa Gregorio XIII quando partecipò alla festa di inaugurazione della villa nel settembre del 1572, pochi mesi prima che il suo proprietario morisse. Ippolito stabilì nel testamento che la villa appartenesse ai futuri cardinali della famiglia d’Este, destinandola di fatto al nipote Luigi.

Anche la successiva Fontana della Civetta, eseguita nel 1596 su commissione del cardinale Alessandro, aveva un congegno recentemente recuperato che riproduceva il cinguettio degli uccelli e il verso della civetta che li spaventava, zittendoli. I secoli di incuria incorsi dal Settecento in poi hanno compromesso il meccanismo e le ricche decorazioni musive e plastiche che ornavano fontana.

Villa d'Este, le Cento Fontane (photo credits: Martina Di Lorenzo)

Villa d’Este, le Cento Fontane (photo credits: Martina Di Lorenzo)

Non si può non citare il viale con le Cento Fontane, che congiunge la Fontana dell’Ovato con quella della Rometta. Disposti su due file, gli zampilli che fuoriescono da mascheroni antropomorfi formano tre percorsi che allegoricamente ricordano i tre affluenti provenienti dai Monti Tiburtini che confluiscono nel Tevere. Nella parte alta, i getti d’acqua si alternano a statue con simboli cari al cardinal Ippolito: l’aquila estense, i gigli francesi per essere stato il referente principale nei rapporti tra Francesco I e lo Stato Pontificio e la Barca di San Pietro, a ricordare il potere papale a lui non concesso.

Come già accennato, quando per eredità la Villa passò agli Asburgo, si assistette ad un ingiusto e progressivo depauperamento del complesso: le collezioni antiquarie furono disperse e le ricche decorazioni musive e in maiolica lasciate rovinare. Solo l’interessamento del cardinale tedesco Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst nella metà dell’Ottocento permise alla tenuta di godere di un necessario restauro e di tornare ad essere un punto di riferimento culturale. Tra gli ospiti del cardinale, infatti, ci fu il compositore Franz Liszt, che si lasciò ispirare dalla bellezza del posto per comporre alcuni brani delle Années de Pèlegrinage di cui vi propongo un estratto:


Solo dal 1918 la villa passò in gestione al Regno d’Italia e dal 2001 è stato meritatamente inserito nel novero dei beni protetti dall’Unesco.

Questo è il sito di riferimento se progettate una visita a questa splendida villa. Da qualche anno è offerta la possibilità di effettuare visite serali, dove i giochi d’acqua vengono resi ancora più suggestivi dall’illuminazione. Potrebbe essere un’ottima idea per sfuggire alla canicola di questo periodo.  Vorrei ricordare, in ultimo, che l’accesso alla Villa è gratuito ogni prima domenica del mese.

http://www.villadestetivoli.info/servizi.htm

Villa d'Este, Fontana del Nettuno illuminata di sera

Villa d’Este, Fontana del Nettuno illuminata di sera

Questa estate, ricorrendo il cinquecentenario della prima pubblicazione dell‘Orlando furioso (1516), Villa d’Este, anticipando i festeggiamenti previsti a Ferrara, ospita dal 15 giugno fino al 30 ottobre una mostra intitolata “I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti“, accompagnata da un calendario di eventi legati ad uno dei racconti cavallereschi più famosi di sempre.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-

 

Pamela D’Andrea

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1 Commento
  1. […] quasi giunta al suo termine (finirà il 30 ottobre). Ne avevo accennato in un precedente articolo (http://virgoletteblog.it/2016/07/23/villa-deste-tivoli/) e nel frattempo ho avuto la fortuna di vederla approfittando delle aperture serali della Villa. Le […]

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