Il Governo prova a dare un taglio alle nomine politiche ai vertici di Asl e ospedali

Il Governo prova a dare un taglio alle nomine politiche ai vertici di Asl e ospedali. E lo fa con il decreto, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri di oggi, che fissa criteri più stringenti per la nomina di direttori generali, sanitari e amministrativi delle oltre 200 aziende sanitarie pubbliche. Che per rimanere in sella dovranno raggiungere una serie di obiettivi, primo tra tutti l’accorciamento delle liste d’attesa.

Per mettere fine alla lottizzazione imperante niente più discrezionalità nelle nomine da parte delle Regioni, che d’ora in avanti dovranno attingere da una graduatoria di idonei stilata da un Commissione “super-partes”, nominata dal Ministro della salute e composta da un magistrato e quattro esperti “di comprovata competenza ed esperienza” in materia sanitaria.

Alla selezione saranno ammessi i candidati con meno di 65 anni, in possesso di laurea, esperienza dirigenziale almeno quinquennale nel settore sanitario, che diventa di sette anni se maturata in altri settori. E’ inoltre richiesto un attestato di formazione in management sanitario. La Commissione nazionale darà poi un punteggio ai candidati, sulla base dell’esperienza dirigenziale già maturata, di titoli formativi e professionali, dell’attività di docenza, di pubblicazioni scientifiche e titoli accademici vari. Una vera graduatoria che restringe i margini di discrezionalità della politica regionale all’atto della nomina. Che dovrà essere comunque motivata, rendendo pubblici sul web i criteri della scelta, che compete si ad una commissione regionale, ma composta da esperti indicati da istituzioni scientifiche anziché da politici.

Per impedire si creino rendite di posizione tra i manager di lungo corso il decreto esclude poi dalla rosa di candidati coloro che abbiano ricoperto l’incarico di direttore generale per due volte consecutive

Revoche e conferme avverranno poi sulla base degli obiettivi raggiunti. E anche qui a vigilare sull’operato dei manager Asl non sarà la politica ma un organismo tecnico-scientifico, qual è l’Agenas, l’ Agenzia per i servizi sanitari regionali, diretta da Francesco Bevere.

E’ una rivoluzione che permette ai manager sanitari di essere più autonomi dalla politica e nello stesso tempo di essere valutati per le performance e per gli obiettivi raggiunti, così chi non li raggiunge o causa malagestione decade automaticamente”, commenta il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Perplessi invece proprio i manager delle Asl rappresentati dalla Fiaso che giudicano per bocca del presidente, Francesco Ripa di Meana ,“confusi e incompleti i criteri di selezione, mancando ancora quegli elementi distintivi utili a valorizzare attitudini e capacità”.

fonte: LASTAMPA.it

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