La solidarietà dei migranti: “I nostri due euro giornalieri per i terremotati di Amatrice”

La tragedia del terremoto che ha sconvolto il centro Italia sta facendo emergere un’ora dopo l’altra un’altra Italia che vive nell’ombra: quella dei migranti, i richiedenti asilo e le comunità musulmane che da nord a sud hanno avviato una gara di solidarietà senza precedenti. Unita e solidale di fronte alla sofferenza e il bisogno, l’Italia che ci piace è senza distinzione religiosa o etnica, un’umanità che ha indossato i panni dei volontari per contribuire ad alleviare il dolore delle vittime del terremoto.

Dietro al chiasso e alle polemiche estive sui rifugiati, diverse decine di questi “ultimi”, in silenzio e da varie parti d’Italia hanno preso l’iniziativa di andare a soccorrere i terremotati. Dal Gus a Monteprandone (Ascoli Piceno), sono partiti in venti per prestare soccorso in supporto alla Protezione civile comunale ad Amandola, uno dei centri più colpiti.

Altri sono partiti dai centri di accoglienza “Damasco” di Benevento. Ma il fronte della solidarietà concreta si allarga e c’è chi ha deciso di offrire il proprio contributo da Taranto, Modugno e Bitonto dalla cooperativa Costruiamo Insieme. I richiedenti asilo delle strutture Sprar di Gioiosa Ionica, in Calabria, hanno invece deciso di devolvere il loro pocket money – i 2,5 euro giornalieri che ricevono per le piccole spese personali – ai migranti ospitati fino a oggi ad Amatrice, dove sono crollate tutte le cinque strutture di accoglienza”.

Nella tragedia tra le più strazianti e dolorose di questa estate scopriamo dunque una solidarietà e un’umanità che ci vive accanto. Sono d’esempio le comunità islamiche che fin dalle prime ore si sono attivate nella raccolta fondi e beni da inviare nelle zone terremotate. Sui social network si attivano giovani e meno giovani nella raccolta e richiesta di come si può contribuire. La moschea di Rieti ha subito aperto le proprie porte alla città, offrendo supporto logistico a terremotati e soccorritori, il Coordinamento Associazioni Islamiche del Lazio ha invitato i propri iscritti a donare sangue e beni di prima necessità, e l’Islamic Relief Italia ha ben presto iniziato a raccogliere beni di prima necessità, in coordinamento con la Protezione Civile.

“Che un cittadino dal reddito medio doni pochi euro a favore delle persone colpite dal terremoto è un piccolo gesto di solidarietà sociale che di certo gli fa onore – spiega il sociologo arabista Moulay Zidane El Amrani – e non pesa sulle sue tasche, ma che un rifugiato o un richiedente asilo doni gli stessi pochi euro per la stessa causa diventa un commovente gesto umanitario che fa bene al cuore e denota grande civiltà e coesione sociale accrescendo la soglia della speranza in un futuro migliore. È questa l’Italia – spiega ancora El Amrani – dove voglio invecchiare, quella che educa, sensibilizza, stimola, rasserena e promuove la solidarietà tra le persone bisognose, e non quella che si agita, urla, specula sul malcontento, allarma le menti più vulnerabili e spinge verso la deleteria guerra tra i poveri”.

Si moltiplicano così le esperienze sul campo come quella di Sulaiman Hijazi, che insieme ai suoi 4 amici si rimbocca le maniche e parte come volontario nelle varie località colpite. Racconta sulla sua pagina Facebook il dramma e invita a pregare che tutto torni in ordine. Questo venerdì nelle centinaia di moschee sparse per l’Italia il sermone e le preghiere saranno dedicate ai terremotati del centro Italia. Perché come disse il profeta Muhammad e sanno a memoria i musulmani «La persona migliore è la più utile agli altri».

fonte: LASTAMPA.it

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