Un paese nella città: Garbatella, l’ultimo rione

Veduta di Piazza Benedetto Brin, il nucleo originario del quartiere (photo credits: vologratis.org)

Nell’idea stereotipata che possiamo avere di Roma, fatta di un centro storico denso di memorie antiche, il quartiere Garbatella (che a breve festeggerà il suo primo secolo di storia) risulta essere una piacevole sorpresa.

Il suo fascino ha il sapore dei tempi andati, di una dimensione perduta in cui alla base delle nuove abitazioni e dei servizi annessi c’era il concetto (sembra smarrito) di “a misura d’uomo”.

Ci troviamo in un’area vicina alla via Ostiense, che lega parte della sua storia precedente alla costruzione della borgata alla vicina basilica di San Paolo fuori le Mura. Da qui, anticamente, si snodava una lunga via che collegava la basilica maggiore alle catacombe di San Sebastiano sull’Appia Antica, luogo dove la tradizione racconta che furono traslate per cinquant’anni le reliquie dei santi Pietro e Paolo al fine di proteggerle durante la violenta persecuzione voluta dall’imperatore Valeriano nel III sec. d.C.. I pellegrinaggi sulle orme dei due apostoli, divenuti in seguito patroni della città, ebbero fin dai tempi antichi una certa diffusione, fin quando, a metà del XVI secolo, venne creato un percorso devozionale da parte di San Filippo Neri che includesse la visita delle chiese più rappresentative del culto cristiano, il cammino delle Sette Chiese.

Per chi non lo conoscesse, consisteva in un percorso che, partendo dalla Chiesa Nuova sull’attuale Corso Vittorio Emanuele II (dove officiava messa il santo fiorentino), toccava dapprima San Pietro in Vaticano, procedeva lungo il Tevere fino a raggiungere San Paolo fuori le Mura, la basilica di San Sebastiano, edificata sopra le catacombe, San Giovanni in Laterano (la più antica sede papale), la vicina Santa Croce in Gerusalemme, dove vengono conservate le reliquie della Passione di Cristo che Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, era riuscita a raccogliere durante il suo pellegrinaggio. Da qui si procedeva verso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura, il cui culto a Roma era molto diffuso, per terminare in Santa Maria Maggiore ad omaggiare l’icona della Salus Populi Romani.

A ben vedere, il percorso era lungo, tanto da prevedere due giornate di cammino con varie soste in chiese minori per trovare un po’ di ristoro. Tra quelle inserite abitualmente nel percorso, dall’inizio dell’Ottocento troviamo menzione anche della chiesa dei santi Isidoro ed Eurosia, fatta costruire nella propria tenuta nel 1818 da Monsignor Nicolai, ministro dell’agricoltura sotto papa Gregorio XVI. A Giuseppe Valadier, il prestigioso architetto che riconfigurò pochi anni prima l’urbanistica del Pincio e di Piazza del Popolo, è attribuita l’aggiunta del pronao d’ingresso, mentre nel portico sono conservati tre bozzetti di bassorilievi in gesso attribuiti ad Antonio Canova.

Chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia, soprannominata la Chiesoletta. La tradizione vuole che in questi pressi avvenne l’incontro tra San Filippo Neri e San Carlo Borromeo. Una lapide marmorea corredata da due medaglioni con i loro ritratti ricorda l’episodio (photo credits: romaapiedi.com)

Chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia, soprannominata la Chiesoletta. La tradizione vuole che in questi pressi avvenne l’incontro tra San Filippo Neri e San Carlo Borromeo. Una lapide marmorea corredata da due medaglioni con i loro ritratti ricorda l’episodio (photo credits: romaapiedi.com)

Cinematograficamente parlando, la Chiesoletta appare nel film Mamma mia che impressione! di Roberto Savaresi (1951 con protagonista Alberto Sordi, che frequentava assiduamente questo quartiere perché vi vivevano le sorelle. Inoltre si riconoscono gli edifici dell’antistante Piazza Sant’Eurosia nel percorso in Vespa che Nanni Moretti conduce in Caro diario (1993) mentre va ad esplorare “il quartiere che gli piace di più”, proprio la Garbatella.


Per chi ha visto il film, la scena è famosa e piacevolmente surreale, soprattutto nel momento in cui, completamente irretito dall’atmosfera che si respira tra i lotti delle case popolari e forte dell’essere un regista di una certa fama, cerca una fantasiosa scusa “professionale” per entrare a vedere le case al loro interno.

Il cortile in Via Magnaghi in cui Nanni Moretti chiede ad un suo residente di poter entrare in casa, esempio dell’edilizia popolare degli anni Venti (photo credits: Roma Slow Tour)

Il cortile in Via Magnaghi in cui Nanni Moretti chiede ad un suo residente di poter entrare in casa, esempio dell’edilizia popolare degli anni Venti (photo credits: Roma Slow Tour)

Tornando alla storia della Garbatella, la vera rivoluzione avvenne quando si scelse questa zona, comprendente la succitata tenuta del Nicolai, per creare un quartiere dove ospitare gli alloggi destinati agli operai che dovevano essere impiegati nel vicino polo industriale della via Ostiense e nei lavori di scavo di un canale navigabile, parallelo al corso del Tevere e connesso al lido di Ostia. L’ambizioso progetto del canale venne presto accantonato, ma ne rimangono tracce nelle intitolazioni delle vie del nucleo più antico (con protagonisti diversi ammiragli), quello che trova a ridosso di Piazza Benedetto Brin.

La lastra di marmo posta sotto l’arcata che dal palazzo di Piazza Brin determina l’accesso al nucleo originario della Garbatella. L’iscrizione riporta la data di fondazione, il 18 febbraio del 1920 (photo credits Roma Slow Tour)

La lastra di marmo posta sotto l’arcata che dal palazzo di Piazza Brin determina l’accesso al nucleo originario della Garbatella. L’iscrizione riporta la data di fondazione, il 18 febbraio del 1920 (photo credits Roma Slow Tour)

L’edificio che domina la piazza può essere considerato il suo ingresso ufficiale, qui infatti è murata la prima pietra che racconta l’inizio dei lavori per costruire il quartiere, progettato sull’idea della creazione delle “città-giardino” inglesi: assieme alle palazzine e ai villini bifamiliari, erano previsti spazi verdi da adibire a orti-giardini, dal quale trarre il sostentamento necessario per le famiglie che vi erano ospitate. Lo stile che connota queste costruzioni è il barocchetto romano, caratterizzato dall’impiego di decorazioni che movimentavano le facciate degli edifici conferendogli una certa gradevolezza. Nel caso della Garbatella, i materiali impiegati nelle costruzioni erano definiti “economici”: al posto dei marmi c’erano gli stucchi, ma questo dettaglio passa in secondo piano riguardo alla piacevolezza delle soluzioni sperimentate. Gli architetti che parteciparono a questo progetto (il più attivo, Innocenzo Sabbatini, in questa fase costruttiva fu ispirato dalla lezione “sociale” di Quadrio Pirani a Testaccio e San Saba) avevano bene in mente l’idea di non trascurare l’estetica solo perché si trattava di edilizia popolare.

In più furono previsti spazi culturali aggregativi come il Cinema Teatro Garbatella, ora conosciuto come Teatro Palladium, progettato da Sabbatini che, lasciato alle spalle il barocchetto romano, si ispirò ad architetture classiche. L’edificio alle spalle del teatro avrebbe dovuto ospitare gli alloggi per gli artisti. Un progetto culturale così evoluto fu però disatteso: nel suo periodo più buio, divenne anche un cinema a luci rosse. E anche il recente acquisto da parte dell’Università Roma Tre non lo ha preservato dalla minaccia di chiusura.

Il Teatro Palladium, opera di Innocenzo Sabatini (1927-1930). Il suo inconfondibile profilo è riconoscibile nella commedia di Marco Risi Vado a vivere da solo del 1982

Il Teatro Palladium, opera di Innocenzo Sabatini (1927-1930). Il suo inconfondibile profilo è riconoscibile nella commedia di Marco Risi Vado a vivere da solo del 1982

Con gli sventramenti attuati in epoca fascista nelle zone del centro e il conseguente sfollamento dei suoi abitanti, si creò l’urgenza di accrescere la borgata realizzando le cosiddette “case veloci”, edifici che ospitassero un numero maggiore di nuclei familiari. Inoltre furono sperimentate delle soluzioni che oggi potremmo definire di co-housing, gli Alberghi suburbani, sistemazioni che dovevano essere provvisorie e che prevedevano aree comuni nei piani bassi e stanze-dormitorio ai piani alti.  La vita, al loro interno, non era né salubre né facile, al punto da determinare negli anni successivi pesanti modifiche per trasformare i loro spazi in appartamenti, anche se questo snaturò l’aspetto innovativo del loro impiego.

Innocenzo Sabbatini, Albergo Rosso (1928-1929). Nel dotarlo di facciate concave, Sabbatini si ispirò alle architetture di Borromini, anche per la bella torre con l’orologio, a lungo fermo sulle 11:25, l’ora in cui cominciarono i bombardamenti su Roma nel 1944 (photo credits: EIDON)

Innocenzo Sabbatini, Albergo Rosso (1928-1929). Nel dotarlo di facciate concave, Sabbatini si ispirò alle architetture di Borromini, anche per la bella torre con l’orologio, a lungo fermo sulle 11:25, l’ora in cui cominciarono i bombardamenti su Roma nel 1944 (photo credits: EIDON)

Un punto di riferimento ricorrente nella cinematografia è costituito da Piazza Damiano Sauli, sulla quale si affaccia la scuola elementare Cesare Battisti (1930) esempio magniloquente dell’architettura retorica di regime. Da C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974) a Bianca di Nanni Moretti (1984), ai più sarà familiare per averla vista in più situazioni nella fiction I Cesaroni.

Non posso chiudere questo lungo discorso (pur sempre incompleto!) sulla Garbatella senza riferire le ipotesi che circolano sul suo nome. La più plausibile riguarda l’introduzione della coltivazione della vite “garbata” nei terreni del Monsignor Nicolai, appassionato di agronomia.  Ma quella che ha più presa sulla gente è legata alla figura di una “garbata ostella” che gestiva un’osteria nei pressi del percorso per il cammino delle Sette Chiese. Secondo la leggenda il suo nome era Carlotta, e a lei era dedicata una fontana che è considerata uno dei simboli del quartiere, insieme ad un altro ipotetico ritratto su una palazzina in via Bonomelli. La tradizione vuole che, bevendo tre sorsi dalla fontana, si possano esprimere tre desideri che non tarderanno a realizzarsi. Grazie ad un restauro voluto dagli abitanti della zona, affezionati a questa figura, si è potuta salvare questa effigie da un triste destino di degrado.

La fontana “Carlotta” (photo credits: Roma Slow Tour)

La fontana “Carlotta” (photo credits: Roma Slow Tour)

La Garbatella è stata impiegata in numerosi film. Un buon punto di partenza per riconoscere alcune location è fornito dall’elenco stilato da Roma Slow Tour, che presto riprenderà le sue passeggiate cittadine:

http://www.romaslowtour.com/10-luoghi-cinematografici-che-potrai-scovare-tra-lotti-della-garbatella/

Pamela D’Andrea

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1 Commento
  1. […] due le zone che presentano queste caratteristiche e che furono progettate negli stessi anni: la Garbatella e il luogo dove ci troviamo, denominato per questo motivo Città Giardino […]

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