Sottomissione – Michel Houellebecq

Prima di iniziare la recensione vorrei fare due premesse:

  • sono laico;
  • non ho problemi con alcuna etnia, ma a livello ideale intrattengo un confronto con molte “idee” sia religiose, che politiche.

Questo piccolo cappello era doveroso prima di dire che Sottomissione mi è piaciuto molto. Ho letto il libro in circa ventiquattro ore, trovandolo ipnotico e apprezzandone lo stile.

La scrittura è rapida, breve, senza troppi orpelli, molto diretta; il personaggio è sgradevole, antipatico, cinico, nichilista e arrendevole, ma per questo realistico e così simile a ognuno di noi (cosa che solo i grandi romanzi ottocenteschi riescono a fare). Il linguaggio ricorda la narrativa contemporanea, eppure il libro ha una marcia in più, data dai contenuti.

Houellebecq ci introduce in futuro distopico a breve termine (anno 2022, anche se lui stesso ammette di aver estremizzato e velocizzato un po’ la cronologia per fini narrativi), in cui una Francia allo sbando per la prolungata crisi economica, il fallimento dei partiti politici, il calo demografico – visto come indice di solitudine diffusa -, si ritrova a dover scegliere tra la nota estrema destra e un partito musulmano moderato, che si potrebbe tranquillamente definire centrista. L’autore non si limita a descrivere la situazione, ma cannoneggia le nostre convenzioni (si ha l’impressione che questo cannibalismo culturale sia auto-inflitto e che queste convinzioni, oltre ad essere nostre, siano prima di tutto sue): le facoltà umanistiche, l’università più in generale, i gruppi studenteschi salafiti attratti dalla possibilità di ribellarsi all’autorità sposando un’ideologia rivoluzionaria (il marxismo e la sua variante socialdemocratica vengono definiti più volte “moribondi”), il meccanismo democratico. Una Francia sempre più a destra, con un Fronte Nazionale primo partito, che non riesce a eleggere mai un presidente, perché c’è sempre – al secondo turno – il richiamo repubblicano al fronte comune. Houellebecq sottolinea la prevedibilità del sistema, ormai ridotto a simulacro: quale democrazia deve auto-limitarsi, facendo salti rocamboleschi per impedire la vittoria a un gruppo di fascisti, eletti democraticamente dalla stessa popolazione che ne subirebbe il governo?

Come negli altri testi dell’autore, vige un clima di lotta esistenziale generalizzata per accaparrarsi soldi e sesso. Questo aspetto, forse uno di quelli che ci può causare più repulsione, è anche uno di quelli in cui ci possiamo rispecchiare di più: Houellebecq descrive la società del capitalismo neoliberista, mostrando ognuno di noi come una particella (non dimentichiamo l’altro suo libro, Le particelle elementari) in lotta per delle piccole comodità, di cui anche i rapporti umani non sono che una sfaccettatura. L’autore non giudica, presenta lo stato delle cose.

Troppo facilmente si può definire questo testo anti-islamico e troppo facilmente si può fingere di non vedere che la critica è rivolta prima di tutto a noi-persone che quella “sottomissione”, l’accetteremmo per qualche privilegio, poco importa il “conquistatore”.

Per quanto riguarda l’Islam, l’autore non usa termini dolci, come non lo fa con i cattolici (mostrati come opportunisti o buonisti) e non capisco perché avrebbe dovuto farlo. Proprio in Francia, nel 1968, il generale de Gaulle concesse la grazia presidenziale a Sartre, arrestato per disobbedienza civile, tagliando corto con la frase: “Non si processa Voltaire”.

Il libro può aver offeso la sensibilità di qualcuno? Sicuramente. Nel libro si parla male di chi mangia sushi, dei cinesi visti come uno scatolone chiuso, dei politici e dei giornali mostrati come marionette troppo serie, del Fronte Nazionale indicato come un’accozzaglia di fascistoidi poco convinti essi stessi delle loro baggianate e su tutti troneggia Ben Abbas uno scaltro politico, un Napoleone arabo, giovane e moderato, tutto sommato non il peggiore.

Ho letto molte recensioni negative su “Sottomissione”. Alcuni avrebbero calcolato le volte in cui si fa allusione alla fellatio per dimostrare la misoginia dell’autore: un calcolo così stravagante ci fa sospettare più una sessuofobia da parte dei commentatori. Altri hanno scritto che la mancanza dei gruppi femministi è irreale e vorrei capire di quale realtà stiamo parlando: che in Europa sia diffuso un problema di rapporto tra i generi è continuo argomento di discussione (indipendentemente dalla comunità islamica). Altri ancora hanno fatto notare che persino il ruolo della madre del protagonista è nullo: muore e il protagonista rimane indifferente… Inutile ricordare “Lo straniero” con cui Camus – di certo non un sessista convinto – vinse il Premio Nobel (spunto interessante: il protagonista finisce nei guai giudiziari dopo aver ucciso senza motivo o forse per un colpo di sole, un arabo in riva alla spiaggia… La Francia e l’Algeria scoppiavano per conflitti politici ed etnici e il protagonista uccideva un arabo, senza motivo).

In tanti si sono limitati a ripetere le parole dei critici d’oltralpe, molto piccati perché mostrati come incapaci e faziosi (nel libro si parla spesso di censura), facendo nomi e cognomi di politici, giornalisti e riviste. Hollande è un vecchio trombone, con due mandati fallimentari alle spalle, che urla in strada contro il Fronte Nazionale; i giornali della sinistra sono letti più “per disperazione” – cito testualmente – dal protagonista.

Se proprio vogliamo trovare dei difetti, mi sentirei di dire che il finale poteva darci qualcosa di più e che forse qualche spazio in meno alla vita privata e qualcosa in più alla politica sarebbe stato più interessante (e proprio questo scagiona il libro da alcune critiche: all’autore di politica elettorale non importa nulla).

Insomma, è un bel libro, non credo possa essere definito anti-islamico, credo che sia uno specchio di quello che è la società francese (forse più in generale europea) e credo che volenti o no, tanto il mondo musulmano, quanto le vecchie icone della sinistra, devono accettare di far parte del paesaggio e di poter essere liberamente sottoposti a critica, anche ingiusta e spietata (a volte).

Gabriele Germani

 

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