Eccellenze animali: l’intelligenza del corvo (parte I)

Un corvo aveva trovato sul davanzale della finestra un bel pezzo di formaggio: era proprio la sua passione e volò sul ramo di un albero per mangiarselo in santa pace. Ed ecco passare di là una volpe furbacchiona, che al primo colpo d’occhio notò quel magnifico formaggio giallo. Subito pensò come rubarglielo.

“Salire sull’albero non posso” si disse la volpe, “perché lui volerebbe via immediatamente, ed io non ho le ali… Qui bisogna giocare d’astuzia!”.

Che belle penne nere hai! – esclamò allora abbastanza forte per farsi sentire dal corvo; – se la tua voce è bella come le tue penne, tu certo sei il re degli uccelli! Fammela sentire, ti prego! Quel vanitoso del Corvo, sentendosi lodare, non resistette alla tentazione di far udire il suo brutto crà crà!, ma, appena aprì il becco, il pezzo di formaggio gli cadde e la volpe fu ben lesta ad afferrarlo e a scappare, soggiungendo: “Se poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro, per diventare re”.

Il corvo vanitoso di Esopo ha la peggio contro la volpe che, addirittura, gli rimprovera di non avere un cervello ma, nella realtà, chi è più intelligente fra i due? Se siete d’accordo con lo scrittore greco, probabilmente ben presto cambierete idea.

Gli appartenenti alla famiglia dei corvidi (fra cui troviamo, oltre ai corvi stessi, cornacchie, gazze, taccole e ghiandaie) rappresentano figure ricorrenti nei racconti e nelle fiabe dei paesi in cui vivono. Pensate al famoso racconto di Edgar Allan Poe o anche al film con Brandon Lee.
Spesso figure misteriose, di cattivo auspicio, forse per la loro voce aspra e roca, e oscure, come le penne che caratterizzano molti esemplari.

Personalmente, queste creature mi affascinano da sempre e spero che, dopo aver letto di cosa sono capaci, il loro fascino colpisca anche voi.

Hans Huckebein, il corvo sfortunato

Hans Huckebein, lo sfortunato protagonista di un racconto illustrato di Wilhelm Busch – Hans Huckebein, der Unglücksrabe (1867-8).

Gli antenati degli attuali corvidi probabilmente si originarono in Australia, come gli altri passeriformi. Sono tutte specie gregarie le cui abilità sociali consentono di collocarle nel gruppo di animali per i quali si può parlare di una forma di intelligenza sociale, come si fa con i delfini e con molti primati.

Uno studio pubblicato qualche anno fa su Proceedings of the National Academy of Sciences ha dimostrato le capacità fisionomiste dei corvi americani (Corvus brachyrhynchos) e ne ha evidenziati i sofisticati sistemi sensoriali visivi, proprio come avviene negli esseri umani. I ricercatori hanno catturato i corvi indossando una maschera e, successivamente, li hanno nutriti indossandone un’altra. Dopo quattro settimane, per esaminarli, hanno sottoposto gli uccelli alle maschere e a stanze vuote ed hanno analizzato le immagini ottenute dalla PET.

Queste hanno mostrato l’attivazione di varie regioni cerebrali durante l’esposizione a visi conosciuti che permettono agli uccelli di discriminare, associare e ricordare gli stimoli visivi. Per di più hanno evidenziato le differenze di reazione. Mentre la maschera minacciosa attiva nel corvo zone come l’amigdala, il talamo e regioni note per essere collegate, nella nostra specie, alle emozioni, alla motivazione e all’apprendimento della paura, la maschera buona, quella “del cibo”, attiva le aree della motivazione e quelle associate allo stimolo della fame.

Una conferma delle reazioni ai volti umani viene da un’altra ricerca pubblicata su Ethology nel 2013. Sempre utilizzando due diverse maschere, alcuni ricercatori hanno catturato i corvi nel parco e altri sono passati in mezzo a loro tranquillamente. Ebbene, dopo cinque anni, i ricercatori mascherati sono tornati nel parco e hanno scoperto che gli uccelli che avevano assistito alle catture non solo ricordavano quale maschera corrispondesse al pericolo ma avevano trasmesso questa informazione ai piccoli e agli altri corvi. Davanti alla maschera associata alla cattura, infatti, tutti i pennuti reagivano  allo stesso modo: assalendo il ricercatore ed emettendo vocalizzi inequivocabili!

L’interazione con i simili è considerata importante al punto da aver influenzato l’evoluzione dell’intelligenza. Sto parlando dell’ipotesi del cervello sociale, attualmente supportata da alcuni studi che hanno messo in correlazione lo sviluppo della neocorteccia di alcuni animali con la complessità sociale della loro specie. Si è visto, infatti, che i primati, e anche altri mammiferi, sono in grado di discernere le relazioni sociali che legano i consimili.

Per verificare se questo fenomeno compare anche negli uccelli, guarda caso, sono stati scelti proprio i corvi (Corvus coram)Inutile dire che la ricerca ha dato esiti positivi: i corvi sono in grado di distinguere le relazioni fra simili attraverso l’ascolto dei vocalizzi che questi emettono. Alcuni esemplari sono stati sottoposti a registrazioni audio delle interazioni vocali tra altri corvi in due situazioni differenti: in un caso si assiste ad un cambiamento di gerarchia fra i gracchianti piumati, nell’altro tale rapporto rimaneva inalterato. Il corvo ascoltatore, soprattutto attraverso i movimenti del corpo, ha fatto capire ai ricercatori che aveva capito cos’era successo. Non male.

Per rafforzare in voi l’idea che questi pennuti gregari siano più simili a noi di quanto appare vi dirò anche che sono stati utilizzati per uno studio sul legame fra apprendimento e rapporti sociali. La ricerca, i cui risultati sono apparsi su Royal Society Open Science, dimostra che l‘apprendimento è tanto più forte quanto lo è il legame fra “maestro e allievo”, nella fattispecie, fra il corvo (sempre Corvus coram) addestrato ad un determinato compito e gli altri che lo osservano. Quanto più gli osservatori erano “vicini” in termini sociali al corvo insegnante, tanto più era efficace la ricezione del messaggio e la conseguente imitazione del comportamento.

I risultati di questa ricerca hanno valenza ben più ampia che il riferimento ai corvidi che, come vedremo la settimana prossima, spiccano anche per un altro tipo di intelligenza, quella pratica.

Pochi sono gli uccelli, anzi pochi in genere gli animali superiori che hanno una vita familiare e sociale così evoluta come le taccole, e, di conseguenza, i loro piccoli sono fra i più commoventemente indifesi e deliziosamente dipendenti da chi li alleva. (Konrad Lorenz)

Serena Piccardi

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1 Commento
  1. […] abbiamo visto la settimana scorsa, i corvidi sono animali dalle spiccate attitudini sociali e abbiamo anche accennato a come queste […]

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