Morto Carlo Azeglio Ciampi, da Bankitalia al Quirinale passando per Palazzo Chigi

È morto in una clinica romana il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Avrebbe compiuto 96 anni il prossimo 9 dicembre.  Era ricoverato da alcuni giorni nella Clinica Pio XI di Roma dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute. Lo conferma il professore Andrea Platania, primario Medicina interna, che lo aveva in cura. “Sono con la famiglia – ha affermato Platania – che in questo momento chiede riservatezza”.

Sarà allestita al Senato una camera ardente aperta al pubblico domani alle 15, come prevede il cerimoniale per i senatori a vita come Ciampi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parteciperà lunedì prossimo a Roma ai funerali in forma privata. Le esequie si svolgeranno nella chiesa di San Saturnino Martire nel quartiere Trieste, zona della capitale dove da anni abita la famiglia Ciampi.

Lunedì sarà lutto nazionale, le bandiere a mezz’asta

La presidenza del Consiglio ha disposto per lunedì 19 settembre –  in concomitanza con i funerali del Senatore Carlo Azeglio Ciampi, presidente emerito della Repubblica – una giornata di lutto nazionale con l’esposizione a mezz’asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici dell’intero territorio italiano. Lo si legge in un comunicato di palazzo Chigi.

Ciampi era nato a Livorno il 9 dicembre 1920. Ha conseguito la laurea in lettere nel 1941, alla Scuola normale superiore di Pisa, dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, sua futura moglie. Durante la Resistenza, quando è stato siglato l’armistizio dell’8 settembre 1943, Ciampi ha rifiutato di aderire alla Repubblica sociale italiana e si è rifugiato a Scanno, in Abruzzo. Nel 1946 ha sposa Franca Pilla e ha preso la seconda laurea in giurisprudenza sempre a Pisa. Dopodiché ha partecipato al concorso che lo ha fatto entrare come impiegato in Banca d’Italia, dove rimarrà per 47 dopo aver abbandonato l’insegnamento, che era, per sua stessa ammissione, la vera grande passione. Nel 1960 è stato chiamato all’amministrazione centrale della Banca. Nel 1973 diventa segretario generale, vicedirettore generale nel 1976 e direttore generale nel 1978.

La carriera in Bankitalia e poi gli incarichi di governo

Nell’ottobre del 1979 è stato nominato Governatore della Banca d’Italia. Ha ricoperto l’incarico fino al 1993, anno in cui è diventato, fino al maggio 1994, presidente del Consiglio di un governo tecnico di transizione, il primo non parlamentare della storia della Repubblica. E’ stato poi ministro del Tesoro nel primo governo Prodi e nel primo esecutivo D’Alema. In questo periodo, la sua opera è stata caratterizzata dall’impegno per la riduzione del debito pubblico italiano in vista degli obblighi imposti dal trattato di Maastricht, per garantire l’accesso dell’Italia alla moneta unica europea. Ha anche avviato il processo di privatizzazione delle Poste italiane.

Il “pilota dell’euro” al Quirinale

La sua candidatura al Quirinale è stata avanzata da un vasto schieramento parlamentare avendo anche il benestare dell’opposizione di centrodestra, anche se Ciampi, che non era iscritto in alcun partito, era molto vicino all’Ulivo. Considerato come figura fondamentale per l’adozione dell’euro e come uno dei ministri più popolari del governo ha goduto anche dell’appoggio del mondo economico e finanziario oltre che della stima dei dirigenti dell’Unione europea. Il 13 maggio 1999 viene eletto alla prima votazione, con una larga maggioranza, decimo Presidente della Repubblica.

Indici di popolarità alle stelle

Ciampi è stato un presidente che, come avvenuto con Sandro Pertini, ha mantenuto sempre un alto indice di gradimento popolare nei sondaggi, rimanendo sempre, perciò, una delle figure nelle quali gli italiani riponevano la loro fiducia e rafforzando con la sua figura istituzionale lo stesso ruolo del Presidente della Repubblica. In un intervento al Parlamento europeo è stato vivacemente contestato da alcuni europarlamentari della Lega, fra cui Mario Borghezio, scontenti per l’ingresso dell’Italia nella moneta comune europea, l’Euro. La consorte del Presidente, come raramente era accaduto in passato, è stata spesso presente agli incontri che il marito ha avuto in Italia e all’estero. “Donna Franca”, come è stata ribattezzata, ha fatto alcune dichiarazioni “fuori dal protocollo”: hanno fatto discutere le sue esternazioni riguardo alla “TV deficiente” o quelle sulla bontà e l’affetto dei napoletani.

Da Capo dello Stato a senatore a vita

Sul finire del suo settennato, da più parti a Ciampi è stato chiesto di rimanere Capo dello Stato per un secondo mandato ma, per ragioni anagrafiche e di opportunità istituzionale, l’ipotesi è stata scartata con decisione dall’interessato. Ciampi si è dimesso il 15 maggio 2006, stesso giorno in cui il suo successore, Giorgio Napolitano, ha prestato giuramento. Da senatore a vita, il suo primo atto è stato quello di votare la fiducia al secondo governo Prodi. Ciò ha provocato l’accesa reazione, manifestata durante la votazione con fischi e grida, di numerosi esponenti della Casa delle Libertà. Un mese dopo le sue dimissioni ha annunciato che avrebbe votato no al referendum confermativo sulle riforme istituzionali, motivando questa scelta in coerenza con il suo costante impegno a difesa della Costituzione: anche questa posizione fu criticata dal centrodestra. Ma restano le uniche polemiche di una carriera istituzionale contraddistinta da una vocazione infaticabile all’unità.

Napolitano: Straordinaria figura di italiano e europeo

“Carlo Azeglio Ciampi è stata una straordinaria figura di italiano e di europeo. Nell’esprimere la sua personalità in sempre più alte funzioni ed esperienze, ha operato ininterrottamente al servizio dello Stato e dell’interesse pubblico. Ha ridato forza all’idea e ai simboli della patria”. Così il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, in merito alla scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi. “E nel sentimento comune degli italiani ha impersonato  valori preziosi di probità, integrità morale, talento operoso e multiforme cultura, dedizione alle cause più nobili – prosegue Napolitano -. Lo ha nello stesso tempo circondato il più grande rispetto e prestigio internazionale, innanzitutto come alfiere della costruzione di un’Europa integrata e unità”.

“Personalmente abbiamo vissuto fasi di impegno condiviso, anche nel governo della Repubblica, prima della sua elezione a Capo dello Stato – ricorda -. Gli sono sempre rimasto grato per le lezioni da lui apprese, e per i segni di stima generosamente riservatimi. E un’autentica, affettuosa amicizia ha legato le nostre due famiglie. In questo momento doloroso desidero rendere commosso omaggio alla sua lunga stoica resistenza ai mali che lo hanno via via assalito in oltre dieci anni, e alla fede nella vita che lo ha sempre ispirato e guidato nei momenti più duri. Il mio abbraccio alla appassionata e instancabile compagna della sua vita, Franca, ai figli e ai famigliari tutti”, conclude Napolitano.

fonte: rainews.it

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