Genio, ricerca e volontà: la straordinaria eredità di Michael Faraday

Pochi nella storia della scienza si sono distinti non solo per il genio ma anche per le capacità divulgative, diventando, di fatto, personaggi di eccezionale spessore sia in ambito scientifico che in ambito sociale. Di sicuro c’è riuscito Michael Faraday per di più, partendo da origini umilissime e dimostrando una volontà invidiabile.

Due secoli e un quarto fa, in piena rivoluzione industriale, nasceva in un piccolo villaggio vicino Londra, figlio di un maniscalco e di una contadina. La famiglia, poverissima, non poteva certo mantenerlo agli studi e, dopo un’infarinatura da scuola primaria, Michael, ancora tredicenne, inizia a lavorare come garzone presso un libraio.

Il libero accesso alla parola scritta destò in lui la curiosità per le scienze. Un altro interesse che manifestò precocemente fu quello per la filosofia naturale, argomento di cui amava ascoltare le conferenze.

Il negozio vantava una clientela piuttosto colta e qui il giovane Faraday conobbe, non solo la passione per la scoperta, avendo la possibilità di arricchire il proprio bagaglio leggendo, ma anche personaggi che, intravedendone le possibilità, lo incentivarono a coltivarle. Ci fu un pittore cui lustrava le scarpe che gli insegnò alcune tecniche ritrattistiche e prospettiche, ci fu uno dei fondatori della Royal Philharmonic Society, William Dance, che gli procurò i biglietti per assistere alle lezioni che il chimico Humphry Davy teneva presso la Royal Institution di Londra. Dal momento che il ragazzo era particolarmente interessato alla chimica e all’elettricità, il regalo fu molto gradito.

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Faraday aveva vent’anni quando divenne l’assistente di Davy, che lo assunse perché ne apprezzò la passione e l’impegno ma, quando l’allievo supera il maestro, difficilmente i rapporti si mantengono buoni, così iniziano i primi dissapori tra i due. Alla Royal Institution di Londra Faraday dimostrò presto il suo valore e ottenne importanti risultati sia in fisica che in chimica. La sua fama come eccellente chimico (in particolare per via della sua scoperta di come isolare il benzene dal petrolio) si sparse velocemente, procurandogli numerosi incarichi da parte dell’industria chimica, all’epoca ancora agli albori.

Collaborando con Davy, Faraday non impara solo tecniche e conoscenze ma approccia anche alla filosofia e agli altri interessi del suo mentore. Viaggia in Europa, conosce S.T. Coleridge, poeta e fondatore del romanticismo inglese nonché amico di Davy, si interessa della filosofia della natura di Schelling, esperienze che lo influenzeranno sia nella vita personale che come scienziato. Del resto quelle che studiano i fisici e i chimici sono le forze alla base del mondo; forze disordinate, in eterno conflitto, forze che si convertono tra di loro, in un convergere romantico di scienza e filosofia.

È difficile quantificare il contributo di Michael Faraday al mondo scientifico. Il suo nome è legato alle leggi dell’elettrolisi, all’effetto Faraday e alla costante di Faraday. Ha inventato il becco di Bunsen e la gabbia di Faraday. Il farad è l’unità di misura scelta dalla comunità scientifica per la capacità elettrica nel sistema SI e persino un cratere della luna si chiama Faraday, in suo onore.

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Leggi di Faraday sull’elettrolisi. Faraday scoprì che esisteva una relazione tra la quantità di elettricità e la quantità di sostanza, capendo che l’elettricità era collegata alla struttura della materia.

 

L'effetto Faraday: la prima evidenza sperimentale che la luce ed il magnetismo sono correlati.

L’effetto Faraday: la prima evidenza sperimentale che la luce ed il magnetismo sono correlati. Nel 1845 dimostrò che la luce polarizzata subiva una rotazione per effetto del campo magnetico.

 

La gabbia di Faraday. Egli osservò che in un conduttore cavo, elettricamente carico, le cariche si concentrano sulla superficie esterna e non hanno alcuna influenza su ciò che si trova all'interno. Per dimostrarlo costruì una stanza rivestita da un foglio metallico e applicò dall'esterno l'alta tensione prodotta da un generatore elettrostatico. Utilizzando un elettroscopio mostrò che all'interno della stanza non era presente carica elettrica.

La gabbia di Faraday. Egli osservò che in un conduttore cavo, elettricamente carico, le cariche si concentrano sulla superficie esterna e non hanno alcuna influenza su ciò che si trova all’interno.

Le sue scoperte hanno cambiato il corso della storia: pensate solo all’induzione elettromagnetica che è alla base del funzionamento di oggetti comuni come motori elettrici, generatori elettrici, trasformatori, altoparlanti, giradischi, microfoni. 

Faraday amò sempre lavorare da solo: il suo non conoscere la matematica rendeva difficili le collaborazioni. Pur controbilanciato da un intuito straordinario, un limite all’attività scientifica di Faraday è, infatti, quello della mancanza di un’educazione scientifica completa. Pensate che in tutto il suo monumentale lavoro, Experimental Researches in Electricity, non osò inserire neppure un’equazione! Ci pensò  tempo dopo un grande fisico dell’Ottocento come James Clerk Maxwell a riprendere le osservazioni di Faraday e usarle come base per le sue famose equazioni che descrivono proprio il campo elettromagnetico.

Non si dedicava solo alla scienza. Nel suo tempo libero, Faraday si impegnava nell’apprendere l’arte oratoria, studiava il modo migliore di parlare, le posture, gli atteggiamenti e le pause, in modo da migliorare la sicurezza nell’esposizione. Questo perché aveva intuito l’importanza di trasmettere le conoscenze scientifiche al pubblico, in modo da coinvolgere la società civile, non solo nelle scoperte dell’epoca, ma anche per avvicinare i più giovani. Probabilmente si dedicò alla divulgazione proprio perché furono le conferenze che vide fare in gioventù a Davy ad averlo iniziato al mondo della ricerca. Inaugurò ‘I discorsi serali del venerdì’ e proseguì nell’opera dando vita ad una serie di conferenze di Natale (la più famosa è Chemical History of a Candle) dedicate ai ragazzi e, contemporaneamente, continuò le conferenze mattutine alla morte di Davy.

Magari non conosceva le formule matematiche e il rigore di un’educazione scientifica ma le sue intuizioni hanno cambiato la storia moderna inoltre, l’attenzione per la divulgazione scientifica e la forza per intraprendere una strada difficile come quella della ricerca senza avere altre risorse che la propria passione, si aggiungono alle qualità che lo hanno reso uno dei più grandi scienziati della storia.

Una candela. — La fiamma; sua ragion d’essere, sua forma, sua mobilità, suo splendore.

È mia intenzione di raccontarvi in queste letture la storia chimica di una candela. Altra volta trattai quest’argomento; ma l’interesse che vi si congiunge è tanto grande, i suoi rapporti coi vari rami delle scienze naturali son tanto variati, che volentieri lo riprenderei ogni anno se me ne fosse libera la scelta. Tutte le leggi che reggono il nostro universo si manifestano nei fenomeni che una semplice candela ci porgerà occasione di passare in rivista. (Michael Faraday – Storia chimica di una candela)

Serena Piccardi

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1 Commento
  1. […] abbiamo parlato non solo di un grande scienziato inglese ma anche di un importante divulgatore, Michael Faraday. Nella tradizione anglosassone, infatti, la divulgazione scientifica ha avuto, ed ha tuttora , […]

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