La Scalinata di Trinità dei Monti, una vera Stairway to Heaven

Una visuale della scalinata che collega Piazza di Spagna con la sovrastante chiesa di Trinità dei Monti, realizzata su progetto di Francesco De Sanctis, capolavoro del tardo barocco romano (photo credits: vaticanroomscipro.com)

Probabilmente, dopo il Colosseo e San Pietro, la scalinata che collega la chiesa di Trinità dei Monti con la sottostante Piazza di Spagna è una delle immagini più iconiche della Capitale. Forse solo la non distante Fontana di Trevi può contendergli il titolo. Entrambe, prodotti del monumentalismo tardo-barocco, furono concepite per stupire, andando oltre la semplice destinazione utilitaristica. E lo fanno ancora, attirando vere e proprie orde di cittadini e turisti. Per questo, è ciclicamente necessario provvedere ad un intervento di restauro, che possa consolidare le superfici lapidee sottoposte a forti stress, nonché interventi di ripulitura per riportarle al colore originario. E per entrambe le operazioni di restauro sono state finanziate da importanti maison di moda, particolarmente sensibili alla possibilità di legare il proprio marchio a monumenti conosciuti a livello mondiale, (rimando a questo mio intervento) e facendo della cerimonia che sancisce la fine del restauro e la restituzione del monumento alla comunità un evento spettacolare.

La festa per la rinnovata immagine della scalinata di Trinità dei Monti, svoltasi lo scorso 22 settembre alla presenza delle cariche istituzionali e del patron della Maison di alta gioielleria Bulgari, è stata un tripudio in cui si sono intrecciate performance di danza e proiezioni in video mapping (sempre più utilizzate per le loro capacità di attirare e trattenere l’attenzione degli spettatori), accompagnate dalle note dell’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretta dal maestro Antonio Pappano.

Ma io sfrutterei questo pretesto per rispolverare un po’ la storia di come, nei secoli, si è configurata questa bellissima scenografia.

Risulta sempre un po’ difficile immaginare in che modo si presentavano nei secoli passati luoghi che siamo abituati a vedere urbanizzati o, come in questo caso, un vero e proprio “salotto della Roma bene”, crocevia di aristocratici, artisti, letterati e commercianti di beni di lusso.

Tutto partì dalla necessità di collegare in modo agevole due assi viari che scorrevano quasi in parallelo: uno, collegava la Porta Flaminia con il Quirinale, l’altro seguiva il profilo della costa del colle pinciano e portava alla chiesa della SS. Trinità, una delle cinque chiese francofone di Roma. La comunità francese in questo punto della città era abbastanza nutrita: nella sottostante piazza, nella parte che va verso Via del Babuino era presente l’ambasciata francese presso lo Stato Pontificio, e lo spazio ad essa antistante era stato denominato “di Francia”.  La compresenza, dall’altra parte di questa grande piazza dalla peculiare forma “a farfalla”, dell’ambasciata spagnola presso la Santa Sede (ancora presente) e la presenza di un ancor più numerosa comunità iberica diede il nome con cui la conosciamo attualmente.

Pietro e Gian Lorenzo Bernini, fontana detta “la Barcaccia” (1626-29, photo credits: www.sovraintendenzaroma.it)

Pietro e Gian Lorenzo Bernini, fontana detta “la Barcaccia” (1626-29, photo credits: www.sovraintendenzaroma.it)

A creare il punto di contatto fra queste antiche piazze e in perfetto asse tra la Via Trinitatis (che arrivava fino al Tevere e ora possiamo identificare in parte con Via dei Condotti) e la chiesa sovrastante era stata messa la fontana della Barcaccia (1626-29), fatta realizzare su commissione di papa Urbano VIII Barberini a Pietro Bernini, coadiuvato dal figlio Gian Lorenzo. Qui l’inventiva di Bernini padre risolse in maniera efficace il problema della bassa pressione dell’acqua nella zona, che non avrebbe mai permesso la creazione di una fontana a vasche sovrapposte come negli esempi realizzati da Giacomo Della Porta pochi anni prima. Prendendo spunto da un racconto popolare secondo il quale, a seguito dell’alluvione del Tevere del 1598, era stata rinvenuta in Piazza di Spagna una barca in secca, ideò la fontana realizzando una vasca ovale leggermente al di sotto del piano stradale, nella quale era stata posta un’imbarcazione in travertino con la prua e la poppa molto rialzate, forse un ricordo delle barche che venivano usate nell’antica Roma per trasportare botti di vino e che, proprio grazie a queste fiancate ribassate, permettevano minor fatica nel caricare le merci a bordo.

La sua posizione in una delle piazze con maggior afflusso turistico nella città ha richiesto frequenti interventi di restauro, a volte necessari per cause dolose, per il poco riguardo che generalmente hanno coloro che saziano la propria sete con le sue fresche acque ma in particolare per due brutti casi di vandalismo (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/15/fontana e http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/02/20/news/europa_league) che hanno seriamente compromesso la sua integrità.

La Barcaccia vista dall’alto in una foto del 1962 (photo credits: D’Onofrio)

La Barcaccia vista dall’alto in una foto del 1962 (photo credits: D’Onofrio)

Alla piazza mancava un sicuro e rapido collegamento con la chiesa che si stagliava in cima al colle, fino ad allora raccordata tramite due rampe molto ripide e strette. Nel 1660 fu il cardinal Mazzarino a proporre la costruzione di una scalea monumentale per la realizzazione della quale aveva deciso di stanziare una somma di denaro, seguito in questo proposito dal generoso lascito ai frati Minimi da parte del diplomatico francese Stefano Gueffier, con la clausola di destinazione d’uso esclusivamente per edificare la scala. Ma la sua morte, sopraggiunta un anno più tardi, bloccò il progetto al quale nel frattempo avevano risposto molti architetti, e tra questi progetti quello proveniente dalla bottega del Bernini fu il primo a proporre una scala in cui si avesse un andamento che alternasse spazi concavi a quelli convessi. In più si assistette ad una lunga controversia tra Papato e regno di Francia sulla pertinenza del terreno sul quale doveva essere edificata.

Un particolare della scalinata in cui si può apprezzare il senso di movimento dato dall’alternanza di superfici concave e convesse (photo credits: www.sovraintendenzaroma.it)

Un particolare della scalinata in cui si può apprezzare il senso di movimento dato dall’alternanza di superfici concave e convesse (photo credits: www.sovraintendenzaroma.it)

Papa Clemente XI, tanco delle lungaggini intercorse, prese in mano la situazione: nel 1717 richiamò i frati Minimi ad onorare il lascito di Gueffier e bandì il concorso per progettare la scala. Ne uscì vincitore il disegno di Francesco De Sanctis (1679-1731), che contaminò la sua idea con quella proposta dal suo collega Alessandro Specchi, creando un percorso movimentato. Partendo dal basso, vediamo che la scala si divide in tre ampie rampe (forse un tributo al dogma della Trinità celebrato nella chiesa cui si collegava),  divise da sedili marmorei per permettere la sosta, per poi assumere un andamento a tenaglia culminante nella grande terrazza che offre una splendida vista sullo spazio circostante (le palazzine edificate in quel periodo che affacciavano sulla Piazza di Spagna non superavano i due piani, quindi ciò che si vedeva era diverso da come lo percepiamo oggi). Le tre rampe si ricongiungevano e di nuovo si separavano per raggiungere finalmente la piazza di Trinità dei Monti, contraddistinta dall’Obelisco Sallustiano di epoca imperiale e dal profilo dell’omonima chiesa con le caratteristiche due torri campanarie progettate probabilmente da Giacomo Dalla Porta. Come unica quinta architettonica, Francesco De Sanctis aveva realizzato i due edifici gemelli che quasi sembrano contenere il dirompente flusso della gradinata e che corrispondono alla “Casina Rossa”, in cui risiedette e morì il poeta romantico inglese John Keats (1795-1821), ora adibito a casa-museo  e, dalla parte opposta, il palazzo che dal 1893 ospita la più famosa sala da the a Roma.

Non posso lasciarvi senza ricordare lo spettacolo che potremmo nuovamente godere in primavera, quando la scalinata sarà di nuovo decorata con numerose piante di azalea.

La caratteristica decorazione con vasi di azalea posta lungo la scalinata nel periodo primaverile (photo credits: www.holidayrentalrome.com)

La caratteristica decorazione con vasi di azalea posta lungo la scalinata nel periodo primaverile (photo credits: www.holidayrentalrome.com)

Pamela D’Andrea

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