L’amore di Salvador Dalì per l’arte rinascimentale italiana

Salvador Dalì, Eco geologica. Dalla Pietà di Michelangelo (1982, olio su tela, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalì)

Non è il solito Dalì quello presente nella mostra che da qualche giorno è stata inaugurata al Palazzo Blu di Pisa. Siamo abituati ad associare al nome di questo artista l’immagine di alcune sue celebri opere, quali La persistenza della memoria, tra i più efficaci manifesti del Surrealismo, capace di far intuire immediatamente le tematiche che connotano questo movimento: un mondo onirico, che ha ben poco di reale, in cui si perdono le coordinate dello spazio e del tempo. Un’arte, quella surrealista, che riesce a connettersi con il proprio inconscio, proiettando stati d’animo anche esasperati come angosce o profonde solitudini.

Salvador Dalì (1904-1989) che mostrò un talento precoce verso l’arte, si accostò al mondo surrealista nel 1929, grazie all’amicizia con il regista Luis Buñuel (con il quale aveva collaborato per la realizzazione del cortometraggio “Un chien andalou” e del successivo film surrealista “L’âge d’or”) e presto si contraddistinse per i suoi modi eccentrici e fortemente provocatori, al punto da essere considerato l’enfant terrible del gruppo. I suoi colleghi alternavano ammirazione per le sue opere (caratterizzate dall’uso del metodo che egli stesso aveva definito “paranoico-critico”), ma spesso biasimavano con forza i suoi gesti, che spesso si ha la sensazione siano stati intrapresi per far parlare di sé e del movimento. Probabilmente, proprio per il suo fare irriverente mescolato a doti da vero performer, Dalì divenne presto l’archetipo dell’artista surrealista, tanto che, quando fu espulso dal gruppo nel 1936 per motivi politici, ebbe a dichiarare che “il surrealismo sono io”.

Una significativa svolta artistica si riscontra dopo il 1945: Dalì rimase particolarmente colpito dal bombardamento con l’atomica sulle città di Hiroshima e Nagasaki, impressionato dalla violenta e brutale potenza di questo strumento di morte. Queste riflessioni lo indirizzarono verso gli studi di fisica quantistica e nucleare, che si combinarono con il parallelo riavvicinamento alla religione cattolica tramite la lettura dei testi dei mistici spagnoli approdando a una poetica definita “mistica nucleare“, supportata dal recupero dello stile classico e rinascimentale. Dalì stimava enormemente le soluzioni compositive e il grande equilibrio nelle proporzioni dei maestri del Rinascimento italiano, in primis le sculture di  Michelangelo.

Salvador Dalì, Senza titolo. Mosè dalla tomba di Giulio II di Michelangelo (1982, olio su tela, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalì, photo credits: arslife.com)

Salvador Dalì, Senza titolo. Mosè dalla tomba di Giulio II di Michelangelo (1982, olio su tela, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalì, photo credits: arslife.com)

Proprio le opere del Buonarroti furono oggetto di numerosi studi e dipinti nei quali Dalì reinterpreta le sculture e le immerge nei suoi paesaggi solitari ma pacati. Nella mostra, sono esposte quattro opere inedite in Italia, che confermano l’ammirazione per Michelangelo: sono Senza titolo. Mosè da quello della Tomba di Giulio II di Michelangelo, Senza titolo. Cristo dalla Pietà di Palestrina attribuita a Michelangelo, Senza titolo. Giuliano de’ Medici da quello del sepolcro di Giuliano de’ Medici di Michelangelo, Senza titolo. Dal Ragazzo accovacciato di Michelangelo, eseguite tutte nel 1982.  Nell’ammirare il risultato si rimane colpiti dalla precisione e definizione del tratto e dall’estro compositivo, che non snatura il chiaro riferimento al maestro toscano ma allo stesso tempo lo reinterpreta con il proprio linguaggio. In più bisogna considerare che a quel tempo Dalì aveva quasi ottant’anni, aveva subito il lutto per la scomparsa della moglie e musa Gala e soffriva già da qualche tempo di gravi problemi di salute.

Salvador Dalí Senza titolo. Dalla Testa di Michelangelo (1982, olio su tela, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí, photo credits: arslife.com)

Salvador Dalí
Senza titolo. Dalla Testa di Michelangelo
(1982, olio su tela,
Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí, photo credits: arslife.com)

Oltre al tributo michelangiolesco, nella mostra è presente il frutto della collaborazione che Dalì portò avanti nel 1945 con l’editore americano Doubleday&Company per illustrare una nuova edizione della “Vita” dello scultore e orafo fiorentino Benvenuto Cellini (1500-1571), un’autobiografia in cui, probabilmente, trovava dei punti di contatto con la propria storia nel modo di condurre un’esistenza anticonvenzionale. Per questo testo realizzò quarantadue illustrazioni, anche molto diverse tra loro fra loro per stile e tecnica. Ne sono esposte trenta, corredate da note a matita su quale punto del testo dovevano essere inserite.

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Salvador Dalì, Illustrazione per The Autobiograpy of Benvenuto Cellini (1945, acquerello e inchiostro su carta, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí, photo credits:mostradalipisa.it)

In ultimo, è esposta l’intera serie di xilografie che illustra la Divina Commedia. Nel 1950 il nostro Ministero della Pubblica Istruzione scelse di commissionare all’artista le illustrazioni dei canti per celebrare i 650 anni dall’inizio della composizione della Commedia. Dalì realizzò 102 acquarelli tra il 1950 e il 1952, che però furono fortemente osteggiati dagli esponenti politici dell’opposizione, sia perché si era affidato un compito così prestigioso ad un artista straniero, sia perché alcune immagini vennero definite pornografiche, costringendo il governo a recedere dalla commissione.

Dalì, per tutta risposta, offrì (raddoppiando il prezzo per il quale aveva eseguito il lavoro) i diritti di riproduzione della serie all’editore Joseph Forêt, che nel 1960 le diede in stampa, prima in un catalogo, poi a integrazione di un’edizione integrale della Divina Commedia. Un’ulteriore dimostrazione della propria autoconsiderazione, meritatamente alta.

Salvador Dalí I prìncipi della valletta fiorita, Purgatorio, vol. I, canto VII (1959-1963, fotoincisione in rilievo con trasposizione xilografica su carta, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí, photo credits: arslife.com)

Salvador Dalí
I prìncipi della valletta fiorita, Purgatorio, vol. I, canto VII
(1959-1963, fotoincisione in rilievo con trasposizione xilografica su carta,
Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí, photo credits: arslife.com)

Un’idea più precisa su ciò che offre questa mostra possiamo farcela vedendo il seguente servizio:

http://www.intoscana.it/site/it/dettaglio-video/Salvador-Dali-mistico-e-classico-in-mostra-a-Palazzo-Blu-a-Pisa/

Qui i riferimenti per la visita, che vi invito a fare:

Dalì. Il sogno del classico, Pisa, Palazzo Blu, 1 ottobre 2016 – 5 febbraio 2017

http://www.mostradalipisa.it

 

Pamela D’Andrea

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